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Genova e la scia di sangue dei muletti: addio a Massimiliano Delfino

Genova e la scia di sangue dei muletti: addio a Massimiliano Delfino

Di Yuleisy Cruz Lezcano

Nel 2026 gli incidenti mortali che coinvolgono carrelli elevatori, muletti e mezzi per la movimentazione delle merci continuano a rappresentare una delle manifestazioni più drammatiche del fenomeno infortunistico italiano. Dietro ogni decesso non vi è soltanto una tragedia umana, ma anche l’espressione concreta di un rischio fisico e meccanico straordinariamente elevato, spesso sottovalutato nei contesti produttivi. I muletti sono presenti in quasi tutti i comparti produttivi, dall’agricoltura alla logistica, dall’edilizia all’industria manifatturiera, fino alla gestione ambientale e alle attività di manutenzione. Sono strumenti indispensabili per il funzionamento dell’economia moderna, ma possiedono caratteristiche dinamiche che li rendono potenzialmente letali quando le condizioni operative non sono perfettamente controllate.

Le cronache dell’anno raccontano una sequenza di eventi che, pur nella loro diversità, condividono dinamiche ricorrenti. Raffaele Sacchitelli, 34 anni, è morto il 19 maggio in provincia di Foggia dopo il ribaltamento del muletto che stava conducendo, rimasto schiacciato senza possibilità di soccorso. Pochi giorni dopo, il 31 maggio, Gaetano Sciarrotta, 67 anni, è deceduto in provincia di Agrigento in un episodio analogo, ancora una volta legato al ribaltamento del mezzo durante attività svolte in una proprietà privata. Il 10 giugno, invece, Francesco Dergano, 23 anni, è morto all’Ospedale Antonio Cardarelli dopo essere stato travolto da un muletto durante una fase di manutenzione, mentre Erri Talone ha perso la vita in seguito all’investimento provocato dal carico che stava movimentando durante normali operazioni lavorative. A questi casi si aggiunge Pasquale Perna, 37 anni, morto il 28 aprile in uno stabilimento di Acerra in un incidente la cui dinamica è ancora oggetto di approfondimenti.

A questa sequenza si è aggiunto oggi un nuovo episodio: un uomo di 57 anni, Massimiliano Delfino, è morto a Genova dopo un incidente avvenuto in via delle Fabbriche, a Voltri, poco dopo le 9.30 del mattino di giovedì 25 giugno 2026. L’allarme è scattato immediatamente e il lavoratore è stato trasportato in codice rosso all’Ospedale Policlinico San Martino, dove è deceduto poco dopo il ricovero.

Nel complesso, considerando le età note delle vittime pari a 23, 34, 37, 57 e 67 anni, l’età media risulta di circa 43,6 anni, con una mediana di 37 anni, un’età minima di 23 e una massima di 67, per un range complessivo di 44 anni. La distribuzione evidenzia come il rischio attraversi diverse fasce della popolazione lavorativa, coinvolgendo sia lavoratori molto giovani sia operatori con lunga esperienza professionale. Dal punto di vista territoriale, i casi risultano distribuiti tra diverse aree del Paese, con una presenza significativa nel Mezzogiorno ma con episodi rilevanti anche nel Nord, come quello di Genova, segnalando una diffusione geografica che non appare circoscritta a specifiche aree produttive.

Le dinamiche ricorrenti mostrano una prevalenza del ribaltamento del mezzo, responsabile di circa il 40% dei casi, mentre il travolgimento durante operazioni di manutenzione e l’investimento da carico movimentato rappresentano ciascuno circa il 20%, con un ulteriore 20% ancora in fase di accertamento. Il ribaltamento si conferma dunque come la modalità più frequente e più letale, in linea con quanto osservato anche in numerose analisi internazionali sui carrelli elevatori.

Per comprendere la gravità di questi eventi è necessario considerare la fisica che governa il funzionamento di un muletto. Un carrello elevatore moderno può avere una massa compresa tra 3.000 e 5.000 chilogrammi; assumendo un valore medio di 4.000 chilogrammi e una velocità operativa di circa 30 chilometri orari, pari a 8,3 metri al secondo, l’energia cinetica sviluppata può essere espressa dalla formula E = ½ mv², che porta a un valore di circa 137.780 joule. Si tratta di un’energia enorme, paragonabile a quella liberata dalla caduta di una massa di oltre 14 tonnellate da un metro di altezza. La quantità di moto, calcolata come p = mv, raggiunge invece 33.200 kg·m/s, un valore che spiega la difficoltà di arrestare rapidamente il mezzo una volta avviata una dinamica di perdita di controllo.

Il rischio è ulteriormente amplificato dalla struttura stessa del muletto, che sterza tramite le ruote posteriori e presenta un baricentro variabile in funzione del carico e della sua posizione. Quando il baricentro si sposta oltre il triangolo di stabilità, il ribaltamento diventa improvviso e spesso inevitabile. Anche il momento torcente, espresso come M = F × d, aumenta rapidamente all’aumentare dell’altezza del carico o della velocità in curva, superando il momento stabilizzante del veicolo e lasciando pochissimi istanti per qualsiasi reazione.

In caso di schiacciamento, la pressione esercitata può raggiungere valori estremamente elevati. Considerando una forza peso di circa 39.240 Newton distribuita su una superficie di 0,05 metri quadrati, la pressione supera i 780.000 Pascal, pari a circa otto atmosfere, livelli incompatibili con la sopravvivenza umana per compressione diretta.

Un elemento particolarmente rilevante emerso dalle cronache è che le vittime non sono sempre i conducenti dei mezzi: in diversi casi si tratta di lavoratori colpiti durante attività di manutenzione o da carichi movimentati, segnalando come il rischio si estenda a tutte le persone presenti nell’area operativa e non soltanto agli operatori alla guida.

Nel loro insieme, i casi di Raffaele Sacchitelli, Francesco Dergano, Erri Talone, Gaetano Sciarrotta, Pasquale Perna e Massimiliano Delfino delineano un quadro coerente e drammatico in cui il muletto si conferma una macchina indispensabile ma intrinsecamente pericolosa. La combinazione tra massa elevata, energia cinetica, instabilità strutturale e contesti operativi complessi continua a produrre conseguenze irreversibili, mentre la prevenzione resta l’unico strumento realmente efficace per interrompere una sequenza di eventi che, nella loro dinamica, risultano spesso prevedibili ma non sempre evitati.

 

A Massimiliano Delfino

 

Non c’è mai rumore quando accade l’irreparabile,
solo un piccolo spostamento dell’aria,
come se il mondo avesse esitato un istante
prima di decidere da che parte cadere.

Alcuni non fanno nulla per morire
eppure incassano colpi e ferite tra la sete del lutto.
Ignari che non torneranno non riescono a smantellare le trappole,
ignari che potrebbe essere l'ultima volta guardano l'incavo dell'ultima tazzina di caffè,
e vanno verso la morte così Massimiliano 

si è avviato verso il lavoro senza sapere
di sciogliersi piano come il sale che lascia una traccia di mare nel denso illeggibile addio dello sguardo.