05 Luglio 2026

Icona Meteo 27 °C Cielo sereno

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit. A accusamus cumque excepturi illum iste magni minus quaerat rerum tenetur voluptatibus!

Il record podistico di Alessandro Chiari: dopo le cinque volte del Passatore firma anche la quinta ultramaratona Pistoia-Abetone

Il record podistico di Alessandro Chiari: dopo le cinque volte del Passatore firma anche la quinta ultramaratona Pistoia-Abetone

di Simona Pacini

Esce un post su Facebook che parla di una grande impresa sportiva, ma soprattutto parla di riconoscenza, gratitudine e di un impegno preso con una persona che non c’è più.

Una storia bella, edificante, che non può rimanere isolata nella sintesi di un post sui social.

Contatto l’autore e gli chiedo un’intervista per saperne di più.

Alessandro Chiari alla 100 km del Passatore

Lui è Alessandro Chiari, 51 anni. Dice di sé: «Sono un agente di commercio, vivo a Colle di Val d’Elsa e mi alleno in un piccolo tracciato qui a Gracciano che ho definito la piccola Fiorano in onore della Ferrari».

«Il 28 giugno 2026 resterà scolpito per sempre - aveva scritto Alessandro nel suo post - quei 50 km vanno a referto. Ci tenevo affinché potessi fregiarmi della pergamena che certifica i cinque arrivi alla Pistoia Abetone, mancava solo questa in dodici anni di lunghe distanze e adesso è vicina al piatto che racconta cinque edizioni della 100 km del Passatore. Nessuno a Colle possiede podisticamente entrambi, sono storie di esimi, talvolta anche di ultimi, ma creano una gioia indescrivibile».

L’ultramaratona Pistoia-Abetone è una corsa di cinquanta chilometri con un dislivello di quasi duemila metri, la cento chilometri del Passatore, parte da Firenza per arrivare a Faenza attraversando l’Appennino. L’ultramaratona di fine giugno ha permesso a Chiari di arrivare a quota 5, lo stesso numero di edizioni realizzate con il Passatore.

Ha appena compiuto un’impresa podistica eccezionale. Ce la vuole raccontare?

«Non è facile in poco spazio parlarne ma sono quelle sensazioni che porterò addosso per sempre e descriverle fa tremare i polsi. Questa 50 km quasi tutta in salita è il frutto di un lungo percorso iniziato un anno fa insieme al mio amico e coach Giacomo Chiesa, che mi ha dato i giusti impulsi per giungere al traguardo delle Piramidi con un tempo dignitoso. Cercando di incastrare i vari impegni lavorativi e familiari, gli ultimi sei mesi sono stati frenetici. A maggio una colica di reni poteva far saltare i piani. Giacomo ha corretto il programma e poi grazie alle cure del dottor Savino sono partito con fiducia. Il traguardo è il premio più importante. La Pistoia-Abetone ti guarda in faccia, si svolge in un periodo caldo dell’anno ed è ricca di tranelli».

Qual è la richiesta “precisa” che le aveva fatto suo padre Mario, in vita?

«È una pagina dolorosa di questi anni. Con babbo ci eravamo promessi di avere a casa un piatto della 100 km del Passatore e una pergamena della Pistoia-Abetone, che sono due delle gare storiche del panorama podistico italiano ed internazionale. I “premi“ per entrambe si ottengono arrivando al traguardo cinque volte, anche non consecutive, perciò l’idea nacque non tanto per scommessa ma per andare a mangiare in una nota trattoria a Montebeni sopra a Fiesole dove l’amico Paolo Bacciotti cucina la bistecca fritta».

Era una scommessa? È questo che l’ha spinta ad arrivare fino alla fine della sfida?

«Non era una scommessa in realtà, ma solo un modo per passare un po’ di tempo assieme con altri amici tra i quali Cesare Tarca, ben 31 volte Finisher a Faenza alla 100 km del Passatore e parlare in libertà di tante cose che ci accomunano».

Qual è il caso che non si è verificato (di cui parla nel post) e che avrebbe potuto costringerla a ritirarsi dall’ultima corsa? 

«Mi sarei ritirato solo se fossi stato vittima di crampi o di un colpo di calore, quelle temperature ti minano fisicamente e mentalmente. Lo scorso anno ci andai molto vicino, resistetti fino al traguardo poi chiesi di stendermi, ero stravolto dalla fatica. In gara avevo avuto anche un problema di dissenteria nei pressi di Maresca e i liquidi addosso erano pochi. Stavolta invece ero più preparato e un minimo di buona sorte mi è stato concesso».

Un traguardo importante, da festeggiare…

«Ancora non l’ho fatto. Gli impegni di lavoro vengono prima del podismo, che resta una passione infinita. Mi sono concesso, se vogliamo chiamarlo così, un piccolo regalo: per una volta ho dormito una mezz’ora in più, mi sono svegliato non all’alba, ho acceso lo stereo ascoltando a basso volume Una mattina di Einaudi nel silenzio totale guardando il soffitto della camera da letto».

Ci parla del cappellino di Faenza?

«Posseggo due di quei cappellini: uno lo custodisco con gran cura poiché l’ho indossato al Passatore del 2025, dove ho conquistato il piatto. L’altro è quello della foto, rappresenta un modo per omaggiare uno dei miei luoghi di elezione. Faenza e Abetone dovevano stare insieme».

Parla di dodici anni di lunghe distanze, i 100 chilometri del Passatore, 50 km percorsi il 28 giugno scorso. È una passione di “lungo corso”, la sua… Da dove viene?

«Conto 57 lunghe distanze, 35 maratone e 22 ultra nello specifico. Ho iniziato a correre nel 1981, dal 2009 ho intensificato le mie uscite poi, nel 2014 ho terminato la mia prima maratona e dal 2017 sono diventato un ultramaratoneta, partecipando alla 50 km di Terre di Siena. Sempre nel 2017 ho terminato il mio primo Passatore. Spendo spesso le mie domeniche in gare anche brevi poiché il rutilante mondo del podismo possiede ancora fascino nonostante i social e gli influencers».

C’è già un prossimo obiettivo?

“La quinta Pistoia-Abetone è stata la mia ultima ultramaratona. Preferisco ritirarmi così, all’apice della forma. D’ora in poi al massimo correrò una maratona all’anno se ne avrò voglia, dedicherò il tempo ad altro pur senza smettere di correre. Le distanze brevi saranno il leit motiv del futuro».

Ha già detto che la corsa, anche se si fa da soli, ha bisogno di altre persone.

«Dal 2015 sono tesserato per la Mens Sana Runners e colgo l’occasione per ringraziare tutti i miei compagni di squadra che mi hanno incitato con i loro messaggi in questi mesi, il loro affetto guidato dal nostro responsabile Pietro è degno di menzione. Ma ci sono alcune persone a cui tengo particolarmente che meritano un encomio e non sto a spiegare i motivi. Loro lo sanno poiché ne abbiamo parlato di persona guardandoci negli occhi con tanta riconoscenza. A Marco, Pietro, Elvino, Giacomo, Laura, Alessandra, Max, Silvia, Milena, alle mie figlie Ilaria e Viola, non per ultima mia madre Lea e il motivo lo conosce bene. La mia passione per il podismo nasce però per fame. Da piccolo riuscivo a mangiare solo pochi alimenti, ero esile come ora. Iniziando a fare sport il problema è stato risolto poiché senza alimentarsi non si va da nessuna parte. Oggi mi resta addosso questa magrezza, segno di tanti allenamenti ma non ne faccio un dramma. Mangio quello che posso e se fosse una minestra va bene lo stesso, mi accontento di poco, sono in salute ed è più che sufficiente».