In memoria di Bicio Pittalis: la poesia di Yuleisy Cruz Lezcano per il 18enne di Orotelli
Per Bicio
All'alba portava negli occhi
il colore dei pascoli.
I cavalli riconoscevano il suo passo prima della sua voce.
Li sfiorava come si accarezza i fiori appena nati.
Aveva diciotto anni
e il tempo gli stava ancora davanti.
Tra i quaderni custodiva
sogni più grandi delle stagioni,
l'estate gli aveva chiesto
anche il peso del lavoro.
Entrò tra ferro, rumore
e cumuli di scarti
perché nessuno immagina
la morte quando si esce per vivere.
Un muletto attraversò il suo mattino,
per inglobare nello spettro della morte
la vita.
Orotelli ora abbassa la testa,
una madre abbraccia un'assenza
che non ha confini,
un padre impara il linguaggio
della rabbia e del dolore.
Bussano, bussano alla porta
gli amici cercano ancora Bicio.
Bussano, bussano sulla terra
il suo cavallo si volta
a ogni soffio di vento
e con le briglie appese al tempo,
continua il suo galoppo
nelle strade del ricordo.
Chi dice che i giovani
non conoscono il sacrificio,
non ha visto quel ragazzo
alzarsi prima del sole,
non ha visto i suoi sogni
entrare al lavoro,
non ha visto un futuro
spezzarsi in un istante.
Bicio non appartiene a una statistica,
fa parte dei nomi
che fanno tremare il cuore.
Ora vai anima fanciulla!
Cavalca dove i prati non finiscono!
Più in alto delle colline
che tanto hai amato.
E voi, sì, voi tutti, alzate gli occhi!
Guardatelo con quel sorriso!
Chi l’ha amato
non potrà mai dimenticare.
Questa poesia nasce dal desiderio di restituire a Fabrizio Pittalis ciò che troppo spesso viene sottratto alle vittime del lavoro: la loro identità. Prima di essere un nome in una cronaca o un numero in una statistica, Fabrizio era "Bicio", un ragazzo di diciotto anni con una grande passione per i cavalli, con i quaderni ancora aperti e un futuro da immaginare.
I cavalli diventano il simbolo della sua libertà, della sua giovinezza e dei sogni che lo accompagnavano, in contrasto con il ferro e il rumore dell'impianto in cui la sua vita si è spezzata.
Leggendo la notizia e guardando Fabrizio, ho voluto immaginarlo ancora sul cavallo, non per allontanarlo dalla memoria, ma per affidarlo a un luogo dove la corsa non conosce più paura. È un omaggio alla sua vita, al suo amore per gli animali e un invito a non dimenticare che dietro ogni morte sul lavoro c'è una storia, una famiglia e un futuro che non ha avuto il tempo di compiersi.
