"Senza ritorno": la poesia di Yuleisy Cruz Lezcano per Cornel Teslaru Titi
Senza ritorno
Il ritorno è un posto promesso,
cucito dentro ogni partenza.
Un lavoratore ha chiuso gli occhi,
nell'aprirli, gli è stato sottratto.
Il tempo ha cambiato padrone
senza chiedere permesso
per andare in un posto
che nessuno conosce,
dove i nomi dei passi sprofondano, inghiottiti da quello che è incline
a dimenticare.
Le sirene come mani di rondini,
spezzate mani di compagni
cercavano insieme di ricucire
il respiro con il silenzio.
Due figli rimasero
finestre aperte
verso una sera senza ritorno.
La compagna raccolse il vento
e con il vento l'ultima voce.
Un angelo si voltò,
e qualcuno chiese
il cappotto nero che porta
dove l'ha preso?
Forse l'ha sussurrato
ma non si è sentito altro
che le lacrime salite agli occhi
tremanti sullo stadio
dell'immobilità estrema.
Le travi sembravano alberi
incapaci di restituire gli uccelli.
Il suo nome continuò
a camminare dove il corpo
non poteva più arrivare,
corsi e rive
lo stesso dolore.
La terra conservò l'impronta
di cuore, accarezzò
il battito perduto sul lavoro
che senza edificare domani,
vestì il lutto del presente.
Questa poesia è dedicata a Cornel Teslaru Titi, alla sua compagna, ai suoi due figli e, insieme a lui, a tutte le lavoratrici e i lavoratori che hanno perso la vita mentre cercavano di costruire il futuro degli altri.
Non nasce per raccontare una cronaca, ma per sottrarre un nome all'oblio. Attraverso un linguaggio ermetico, i fatti si trasformano in simboli, ma è anche una denuncia. Davanti a morti che troppo spesso si somigliano, che si rincorrono nei titoli dei giornali e sembrano destinate a essere sostituite da altre tragedie, la poesia si oppone all'indifferenza. Restituisce un volto, un nome, una famiglia, ricordando che dietro ogni incidente c'è una vita interrotta e un ritorno che non sarà più possibile.
