19 Agosto 2026

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Nicchio

Il Nicchio spezza l’incantesimo: Tittia e Anda e Bola cancellano 28 anni di attesa

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Il Nicchio spezza l’incantesimo: Tittia e Anda e Bola cancellano 28 anni di attesa

Ventotto lunghissimi anni di digiuno spazzati via nel tempo di appena tre giri di Campo. Con una Carriera destinata a rimanere negli annali della Festa senese, la Nobile Contrada del Nicchio abbandona definitivamente lo status di "nonna" del Palio, liberandosi da una "cuffia" che pesava dal lontano 16 agosto 1998, giorno del trionfo di Dario Colagè detto Il Bufera su Re Artù.

A firmare l'impresa nei Pispini è Giovanni Atzeni detto Tittia, l'indiscusso re del Tufo dell'era contemporanea. Per il fantino si tratta del tredicesimo successo personale, ma dal sapore del tutto speciale: proprio nel Nicchio, infatti, Atzeni aveva esordito in Piazza tra il 2003 e il 2005 e vi era poi tornato nel 2015, nel 2016 e per lo Straordinario del 2018. Dopo ben sette tentativi a vuoto con il giubbetto azzurro e giallo, l'ottava occasione si è trasformata nel sigillo perfetto, chiudendo un cerchio lungo ventuno anni.

Il destino nell'intreccio della rivalità

A rendere la trama di questa vittoria ancora più straordinaria è il cavallo protagonista sul Tufo: Anda e Bola. Il fortissimo barbero aveva già impresso il proprio nome nell'Albo d'Oro conquistando il Palio dell'Assunta del 2025, ma indossando i colori del Valdimontone, storica rivale del Nicchio. A distanza di soli dodici mesi, lo stesso cavallo si è ritrovato dall'altra parte del muro della rivalità, trasformandosi nel salvatore dei Pispini ed eseguendo una corsa impeccabile.

Attimi di apprensione all'arrivo

L'arrivo al terzo San Martino e la volata finale sul rettrilo del Casato hanno regalato un'ulteriore scarica di adrenalina. Subito dopo aver varcato per primo il traguardo e coronato l'incredibile cavalcata, Tittia è caduto da cavallo. Immediato l'intervento del personale sanitario presente sul Campo per prestare i primi soccorsi al fantino, mentre la Piazza esplodeva nell'abbraccio dei contradaioli pronti a scortare il Drappellone in festa.

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