Fuori casa e senza sapere quando rientrare: il dramma degli sfollati di via Marmocchi
Sono fuori casa da lunedì notte, e non sanno ancora quando potranno farci ritorno. A quattro giorni dall'evacuazione dell'edificio di via Marmocchi 35 a Poggibonsi, le sette famiglie non hanno alcune certezza sui tempi di rientro. Qualcuno di loro parla di anni. La valutazione dei danni è ancora in corso. Nell'edificio è un via vai di tecnici e periti. C'è da capire con esattezza quale sia la causa che portato ad allagare le cantine del palazzo a cui ha fatto seguito il crollo di una volta e il conseguente cedimento strutturale. Che la notte di lunedì scorso ha portato a sgomberare precipitosamente la struttura.
Lavori eseguiti sull'acquedotto due giorni prima: poi l'allagamento
Osservati speciali sono la rete idrica e alcuni lavori eseguiti un paio di giorni prima. I lavori erano stati effettuati alle tubature dell'acquedotto dopo che si era allagata la cantina di un altro palazzo. Poi due giorni dopo è arrivato l'allagamento delle cantine del civico 35.
Per chiarire l'esatta dinamica e responsabilità servirà tempo. C'è la perizia dei vigili del fuoco ci sono le perizie dei condomini che già hanno avviato l'iter per agire per vie legali. Per capire chi ha causato il danno e per avere il rimborso ci vorranno mesi. Anni.
Famiglie fuori casa, incertezza sui tempi di rientro. Si parla di anni
Intanto le famiglie continuano a rimanere fuori casa. Si sono dovuti arrangiare. Finita l'emergenza hanno dovuto lasciare l'albergo nel quale erano stati ospitati dal Comune subito dopo l'evacuazione. Adesso tra loro c'è rabbia e preoccupazione. Rabbia per quanto accaduto. «È stato aspettato troppo prima di eseguire il primo intervento. Si è allagato tutto. E poi l'acqua è arrivata da noi». E c'è disperazione. «Siamo fuori casa. C'è un mutuo da pagare e la banca non lo interrompe. L'assicurazione non paga perché è un danno non coperto. Non sappiamo quando finirà, forse tra anni. E poi non sappiamo chi dovrà fare i lavori e chi pagherà. Insomma è un grosso problema».
Le famiglie sono state ospitate da parenti o hanno trovato altre soluzioni. Ogni giorno qualcuno va a prendere oggetti lasciati nella fuga precipitosa nel cuore della notte. Le persone escono con vestiti, giochi per bambini, oggetti di vita quotidiana che si è interrotta come in un brutto sogno. Che però è realtà.
«Anche quando sarà tutto finito non so se vorrò rientrare la dentro. Credo che la venderò e andrò via».
