14 Agosto 2026

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Mais che non cresce, cozze che muoiono, frutta che si scotta, cuneo salino: il clima riscrive l'agricoltura italiana

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Mais che non cresce, cozze che muoiono, frutta che si scotta, cuneo salino: il clima riscrive l'agricoltura italiana

Un'estate segnata da temperature estreme, grandinate diffuse e una siccità che non risparmia quasi nessun comparto: è il quadro che emerge dalla ricognizione condotta da Legacoop Agroalimentare tra le cooperative associate, un monitoraggio che restituisce l'immagine di un sistema produttivo messo sotto pressione dal cambiamento climatico. «È un sistema che regge grazie agli investimenti fatti negli anni scorsi e a una primavera che, per una volta, ha giocato a favore delle imprese: i risultati sarebbero stati molto più negativi . Se però guardiamo al futuro non possiamo pensare che vada sempre così, e quindi bisogna agire strutturalmente», sottolinea il presidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti.

A complicare ulteriormente il quadro c'è il problema del cuneo salino, che in alcune aree risale per decine di chilometri lungo i corsi d'acqua rendendo di fatto impossibile l'irrigazione: un fenomeno che interessa in particolare il Po, ma che si registra anche in Puglia, e che rischia di compromettere ulteriormente la disponibilità di risorse idriche proprio nei territori già più esposti alla siccità.

Sicurezza alimentare a rischio. Se non si interviene, aggiunge Maretti, a rischio c’è la sicurezza alimentare: «Dai dati estremi in termini di temperatura, incendi, grandinate e tornadi che registriamo a livello europeo deve partire un'analisi dettagliata, basata su modelli che ci proiettino fino al 2100, per poter costruire una pianificazione di interventi infrastrutturali in grado di mettere in sicurezza la capacità produttiva del settore agricolo. È un ragionamento di sicurezza alimentare continentale».

Cooperazione al centro per la difesa dell’agroalimentare italiano. Secondo il presidente di Legacoop Agroalimentare, «questo piano deve mettere al centro la cooperazione, perché nessuna impresa agricola da sola può resistere all'immenso cambiamento che ci aspetta. Serve una cooperazione rafforzata tra le regioni italiane, per non sprecare le risorse idriche e le risorse economiche disponibili, e una cooperazione rafforzata tra i Paesi europei, per omogeneizzare gli strumenti di intervento e renderli complementari alle misure della Ue».

E «serve una cooperazione tra le imprese agricole e le cooperative, che spesso condividono gli stessi problemi ma che potrebbero investire congiuntamente su strumenti di livello superiore in termini di ricerca e innovazione, per sviluppare nuove varietà più resistenti e infrastrutture tecnologiche su scala più ampia», commenta Maretti.

La situazione. Il quadro che emerge da una indagine interna alla cooperative aderenti a Legacoop Agroalimentare.

Nel comparto orticolo e frutticolo si registra una riduzione produttiva, con calibri dei frutti più piccoli e, nei casi in cui manca la copertura delle reti antigrandine, danni da scottatura legati alle alte temperature. Anche territori tradizionalmente meno esposti, come il Trentino, non sono stati risparmiati: le scottature causate dal caldo costringono a destinare parte del prodotto all'industria di trasformazione, con un pesante deprezzamento del valore del frutto.

Il settore zootecnico sconta anch'esso un calo della produzione di latte, ma la situazione non è precipitata grazie agli investimenti realizzati negli anni scorsi sul benessere animale – ventilatori e sistemi di doccia per il raffrescamento delle stalle – che hanno evitato un vero e proprio tracollo. Da segnalare inoltre che, grazie a una primavera piovosa, i primi tagli di foraggio sono stati di ottima qualità e quantità, allontanando per ora i timori sulla disponibilità di razione alimentare per gli animali.

Nel settore vitivinicolo è in corso una vendemmia anticipata come mai visto prima. Le riduzioni di produzione registrate quest'anno sono legate più alle diffuse grandinate che hanno colpito il territorio che alla siccità in sé.

Tra le colture più colpite in assoluto c'è il mais, che ormai risulta di fatto impossibile da coltivare in assenza di irrigazione.

Per quanto riguarda l'erba medica da disidratare, dopo un ottimo primo taglio, i tagli successivi e la produzione di erba medica in purezza registrano rese molto scarse, spesso sotto la tonnellata per ettaro a causa della siccità. Sul fronte del seme di erba medica, non è tanto la siccità a preoccupare quanto i picchi di caldo nella fase di allegagione: quest'anno la situazione è leggermente migliore rispetto allo scorso anno, ma le produzioni restano comunque al di sotto delle medie storiche.

                              Cristian Maretti

Anche il comparto delle sementi orticole risente del caldo: ad oggi è stato raccolto circa il 70% delle specializzate, con danni da grandine sporadici e nella norma, mentre le alte temperature stanno determinando una perdita di quantità soprattutto su cipolle e carote. Il cavolo risulta invece in linea con le previsioni. Restano da raccogliere colture chiave come la cicoria ibrida e il cetriolo, e da verificare i dati sulla qualità del prodotto.

Situazione delicata anche per l'acquacoltura: per le vongole non si registrano al momento morie, pur restando critica la situazione della Sacca di Goro. Diverso il quadro per la mitilicoltura in mare aperto, dove la scorsa settimana si è verificata un'importante moria di cozze causata dalle elevate temperature dell'acqua. L’acqua ci mette più tempo a scaldarsi ma in questa estate si sono raggiunti i 30 gradi centigradi nel mar Adriatico e i 29° C nel mar Tirreno e questo non può non avere un impatto sulla fisiologia di lungo termine su tutto il sistema biologico marino.

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