13 Maggio 2026

Icona Meteo 14 °C Nubi sparse

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit. A accusamus cumque excepturi illum iste magni minus quaerat rerum tenetur voluptatibus!

Innovazione o barriera? La sfida del digitale che rischia di escludere i più fragili

Innovazione o barriera? La sfida del digitale che rischia di escludere i più fragili

 

di Yuleisy Cruz Lezcano

 

Nel 2026 la vita quotidiana di milioni di persone passa attraverso uno schermo. Prenotare una visita medica, pagare una bolletta, richiedere un servizio pubblico, perfino interagire con la pubblica amministrazione o con la propria banca: tutto sembra ormai richiedere una connessione, un’applicazione, un’identità digitale. In questa trasformazione accelerata si celebra spesso la modernità come sinonimo di efficienza. Eppure, sotto la superficie della comodità tecnologica, cresce una frattura sociale che riguarda soprattutto chi questa rivoluzione non l’ha guidata ma subita.

Tra le fasce più colpite ci sono gli anziani, in particolare i grandi anziani, quelli che hanno costruito infrastrutture materiali e sociali del Paese e che oggi si trovano a dover decifrare interfacce pensate per chi è nato dentro il digitale. Non si tratta soltanto di difficoltà tecniche, ma di un vero e proprio spostamento dei diritti su un piano che presuppone competenze, strumenti e supporti non sempre disponibili. Quando l’accesso a un servizio essenziale dipende dalla capacità di utilizzare uno smartphone o navigare un portale, il rischio è che l’esercizio di un diritto si trasformi in una prova di abilità.

La ricerca sociologica sul cosiddetto digital divide lo descrive da anni come un fenomeno complesso, che non riguarda solo la disponibilità di dispositivi o connessioni, ma anche competenze, autonomia e possibilità effettiva di partecipazione. Nel caso degli anziani, questa distanza è amplificata da fattori generazionali, cognitivi e sociali. Ma ciò che oggi emerge con maggiore forza è un cambiamento strutturale: non è più l’individuo a doversi adattare marginalmente alla tecnologia, è la tecnologia a diventare la porta principale, e talvolta unica, di accesso alla cittadinanza quotidiana.

In questo contesto, la narrazione dell’innovazione rischia di nascondere una contraddizione profonda. Un sistema che richiede continuamente l’intermediazione digitale per funzioni basilari non è automaticamente più inclusivo o più avanzato. Può diventarlo solo se mantiene alternative reali, percorsi paralleli, forme di accompagnamento umano. Quando queste alternative si riducono o scompaiono, l’innovazione si trasforma in filtro sociale.

Il punto non è opporsi al progresso tecnologico, che ha portato benefici evidenti in termini di velocità, accesso e organizzazione dei servizi. Il punto è chiedersi chi resta fuori quando tutto viene ripensato esclusivamente in chiave digitale. Per molte persone anziane, la dipendenza da figli, nipoti o assistenti per operazioni quotidiane non è solo una questione pratica, ma una perdita di autonomia che incide sulla dignità e sul senso di appartenenza alla società.

In questa tensione si gioca una delle sfide più delicate delle società contemporanee: evitare che la modernizzazione coincida con una selezione implicita dei cittadini, dove chi non è digitalmente competente viene progressivamente marginalizzato. Una società che chiede a un novantenne di adattarsi integralmente a sistemi progettati senza tener conto della sua esperienza di vita rischia di scambiare l’efficienza per equità.

Il vero progresso, suggeriscono molte analisi critiche nel campo delle scienze sociali, non consiste nell’eliminare la complessità umana in nome della semplificazione tecnologica, ma nel progettare sistemi capaci di includere anche chi quella complessità la vive in modo diverso. Perché quando una società smette di interrogarsi su chi lascia indietro, non sta semplicemente diventando più digitale. Sta diventando più distante da se stessa.

 

© Riproduzione riservata.
Condividi: