È morto Claudio Dondoli, il creativo della Sedia Gigante
di Simona Pacini
Se ne è andato sabato, per un malore, Claudio Dondoli, la mente creativa di Archirivolto, lo studio colligiano di design specializzato in sedie. Domani, martedì, il funerale.
La storia dello studio Archirivolto
Dondoli aveva fondato, nel 1983, insieme al socio Marco Pocci, lo studio di architettura e progetti industriali che dall'89 si è dedicato esclusivamente a progetti di design industriale.
Claudio è stato un grande designer colligiano, centinaia di sedie disegnate da lui e dal suo socio a partire dagli anni 80 a oggi sono entrate a far parte dei cataloghi delle aziende di design più importanti del mondo.
La Sedia Gigante e le installazioni
Allo studio Archirivolto è legato l'evento della Sedia Gigante in piazza Arnolfo posizionata per l'edizione 2019 di Libera CollArte. Lo stesso studio realizzò a proprie spese un'installazione al Baluardo, con una serie di sedie bianche e rosse che si arrampicavano lungo il muro.
Un'intera vita dedicata alla sedia
Proprio la sedia rappresenta il simbolo della produzione di questo studio e l'oggetto su cui Dondoli, con Pocci, ha concentrato il lavoro della vita.
Addirittura i filari di vigna che circondano la sede di Archirivolto, nella campagna colligiana, sono adornati di numerose sedie appese ai fili a formare un gioco visivo originale e rappresentativo.
A ricordare Claudio Dondoli con una nota, anche lo studio Archirivolto.
«Con la sua scomparsa il design italiano perde uno dei suoi interpreti più lucidi. Ma il suo pensiero continuerà a vivere nelle forme che ha immaginato, negli oggetti che continueranno ad accompagnare la quotidianità di milioni di persone e, soprattutto, nel ricordo di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo», si legge nel comunicato.
E «con la scomparsa di Claudio Dondoli se ne va non soltanto un progettista di straordinario talento, ma un uomo capace di trasformare la creatività in cultura, il lavoro in passione e le idee in oggetti destinati a entrare nella vita quotidiana di milioni di persone».
Quello che viene traggiato è il valore del professionista. «La sua filosofia progettuale era tanto semplice quanto rivoluzionaria. Credeva che il design non dovesse essere il privilegio di pochi, ma un patrimonio accessibile a tutti. “Il designer ha il dovere di creare bellezza per tutti”, amava ripetere». E della persona. «Chi ha avuto il privilegio di lavorare al suo fianco ricorderà soprattutto la sua straordinaria umanità. Claudio possedeva quella rara capacità di mettere tutti a proprio agio, di ascoltare prima di parlare, di insegnare senza mai ostentare. Aveva una mente brillante, curiosa, instancabile. Ogni progetto nasceva da una domanda, da un confronto, dalla voglia sincera di capire come migliorare la vita delle persone attraverso un oggetto.
Era un maestro, ma non amava sentirsi tale».
