«Il destino dell'ospedale è segnato»: Gallerini rilancia l'allarme su Campostaggia e contraddice la sindaca Cenni
Con tre interventi pubblicati su Facebook, Franco Gallerini, esponente di Poggibonsi Democratica apre un fronte politico sulla delibera dell'Ausl Toscana Sud Est: a suo giudizio il testo tratterebbe in modo diverso Nottola e Campostaggia, lasciando la Valdelsa senza garanzie. La replica arriva dopo il post della prima cittadina che aveva escluso ogni ipotesi di chiusura.
POGGIBONSI — Il dibattito sulla sanità in Valdelsa si infiamma ulteriormente. Dopo la delibera dell'Ausl Toscana Sud Est sulla riorganizzazione della rete chirurgica e la successiva presa di posizione della sindaca Susanna Cenni — che aveva escluso categoricamente ogni ipotesi di chiusura dei reparti di chirurgia e ortopedia di Campostaggia — è ora Franco Gallerini, esponente di Poggibonsi Democratica, a intervenire con toni assai più allarmati, attraverso tre distinti interventi pubblicati sui social nel giro di pochi giorni.
Il primo affondo: «Poggibonsi destinata a restare con la sola medicina»
Nel suo primo post, pubblicato a ridosso dell'approvazione della delibera, Gallerini collega la riorganizzazione chirurgica al percorso già in atto sul reparto di maternità, leggendo entrambi come tasselli di un disegno complessivo di ridimensionamento dell'ospedale di Poggibonsi. Secondo la sua ricostruzione, la chirurgia e l'ortopedia qualificata sarebbero destinate a lasciare Campostaggia, con un trasferimento delle funzioni verso l'Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese rimandato solo per difficoltà tecniche e di governance tra le due aziende. L'esito, scrive, sarebbe comunque segnato: un ospedale ridotto al solo reparto di medicina, deciso — a suo dire — da una dirigenza aziendale con sede ad Arezzo che considererebbe Poggibonsi un presidio periferico sacrificabile a vantaggio di realtà territoriali ritenute più centrali. Un atto, aggiunge, approvato senza alcun confronto con le realtà locali.
Va detto che questa lettura si scontra, sul fronte del punto nascite, con quanto riferito dalla sindaca Cenni nel suo post che descriveva una situazione ancora aperta e oggetto di interlocuzione attiva tra amministratori, Regione e personale medico, con un incontro atteso con l'assessora regionale Monia Monni — non dunque un ridimensionamento già avvenuto.
Il secondo intervento: la replica diretta alla sindaca
In un secondo post, esplicitamente in risposta a quello della sindaca, Gallerini precisa la propria posizione: nessuno, scrive Gallerini, ha parlato di chiusura o ridimensionamento immediato dell'ospedale, ma il "destino è segnato" se resta l'impostazione della delibera. A sostegno della tesi, riporta il passaggio del provvedimento dedicato alla provincia di Siena, nel quale l'Ausl riconosce che una centralizzazione delle attività chirurgiche verso l'Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese non appare percorribile nell'immediato, per le complessità di governance tra aziende diverse e per l'esigenza di garantire la prossimità dei servizi, sottolineando in particolare le difficoltà di accesso che una popolazione come quella del territorio di Nottola incontrerebbe in caso di ulteriore centralizzazione.
È proprio su questo passaggio che si concentra l'argomentazione più tecnica di Gallerini: a suo avviso la delibera enuncerebbe esplicitamente le ragioni di prossimità e di distanza a tutela di Nottola, mentre per Campostaggia si limiterebbe a un richiamo più generico alla necessità di coniugare qualità clinica, sicurezza, sostenibilità organizzativa e prossimità dell'assistenza — una formulazione che, secondo la sua lettura, non offrirebbe le stesse garanzie esplicite. Da qui la richiesta a Regione e Ausl di indicazioni chiare sui piani di investimento e sviluppo per l'ospedale di Poggibonsi, maternità compresa, superando quella che definisce l'ambiguità della formula hub/spoke applicata all'intera struttura.
Il terzo intervento: la questione geografica
In un'ulteriore replica a un commento, Gallerini allarga il ragionamento al piano della programmazione territoriale, contestando l'impianto complessivo della riorganizzazione aziendale. Sostiene che dividere le funzioni chirurgiche tra due presidi distanti oltre 90 chilometri e a circa un'ora e mezza di percorrenza — riferendosi a Campostaggia e Nottola — sia poco sensato dal punto di vista della mobilità e della densità di popolazione. Il bacino naturale della Valdelsa, argomenta, comprenderebbe anche porzioni di territorio del Chianti fiorentino e di una parte della Valdesa fiorentina., rendendo la zona tutt'altro che periferica rispetto al sistema sanitario del centro-nord della Toscana — una prospettiva, conclude, che la dirigenza aziendale con sede ad Arezzo non terrebbe adeguatamente in conto.
Il quadro resta aperto
Al momento, va ricordato, la delibera non contiene alcuna decisione operativa relativa a Campostaggia e Nottola: come già riportato da questa testata, il testo rimanda a un periodo di monitoraggio dei volumi di attività nel corso del 2026, in vista di un futuro percorso di riorganizzazione "progressivo e articolato per fasi" i cui contenuti concreti restano ancora da definire. È su questo margine di indeterminatezza — letto da un lato come garanzia di prossimità dalla sindaca Cenni, dall'altro come segnale di rischio da Gallerini — che si gioca ora il confronto politico sul futuro della sanità in Valdelsa.

