03 Settembre 2026

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oncologia

Chirurgia e ortopedia sotto esame a Campostaggia e Nottola: un anno per salvare i volumi. Poi la Asl deciderà chi fa cosa

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Chirurgia e ortopedia sotto esame a Campostaggia e Nottola: un anno per salvare i volumi. Poi la Asl deciderà chi fa cosa

POGGIBONSI/MONTEPULCIANO — Ventuno interventi per tumore del colon a Nottola, contro una soglia minima di sicurezza fissata a 50. Novantasei protesi d'anca a Campostaggia, quando lo standard nazionale ne chiede almeno 100. Non bastava il punto nascite, adesso ci sono anche altri reparti a finire nel mirino della riorganizzazione. Sono numeri quelli scritti nero su bianco nella delibera con cui il direttore generale dell'Ausl Toscana Sud Est, Marco Torre prima di diventare direttore generale della direzione Sanità welfare e coesione sociale della Regione Toscana, ha approvato il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera aziendale, dedicato in particolare all'attività chirurgica. E se per Arezzo, Grosseto e Valdarno il riassetto è già scritto nel dettaglio, per i due ospedali della provincia di Siena la Asl ha scelto un'altra strada: non decidere subito, ma osservare per un anno prima di stabilire chi farà cosa.

Il documento, firmato dalla direttrice sanitaria Barbara Innocenti e reso immediatamente esecutivo, ridisegna il ruolo di tutti i tredici stabilimenti ospedalieri dell'Azienda — circa 1.800 posti letto in sei presidi — secondo il modello Hub & Spoke previsto dal decreto ministeriale e dagli indirizzi della Regione. Per Arezzo, Grosseto e Valdarno il piano è già scritto nel dettaglio, con la creazione di "focus hospital" specializzati nei presidi periferici e la concentrazione della chirurgia complessa e oncologica negli ospedali di riferimento. Per la provincia di Siena, invece, l'azienda ha scelto una strada diversa.

Perché Siena fa caso a sé

La delibera lo spiega esplicitamente: nel territorio senese il ruolo di hub di primo livello non è svolto da un ospedale dell'Ausl, ma dall'Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese, un ente distinto. Una centralizzazione delle attività chirurgiche verso Siena avrebbe richiesto un accordo tra due aziende diverse, con complessità di governance che il documento definisce non percorribili nell'immediato. C'è poi un argomento di prossimità: l'ospedale di Nottola, in particolare, serve un territorio con distanze significative dai centri maggiori, e un'ulteriore concentrazione dell'offerta comporterebbe, si legge nell'atto, "rilevanti difficoltà di accesso ai servizi" per la popolazione.

Per questo l'Ausl ha scelto di non decidere ora, ma di aprire una fase di osservazione: nel corso del 2026 saranno monitorati i volumi di attività e gli esiti clinici dei due presidi, per costruire una base di evidenze su cui impostare, in una fase successiva, un percorso di riorganizzazione "progressiva e articolato per fasi".

È importante sottolineare cosa questo comporti e cosa no. Il piano non prefigura una riduzione generalizzata dei servizi chirurgici nei due ospedali, né tanto meno la chiusura di reparti: l'obiettivo dichiarato dalla delibera è "l'incremento dei volumi, lo sviluppo delle competenze professionali e il miglioramento degli esiti clinici" attraverso la differenziazione.

In pratica, Campostaggia e Nottola dovrebbero specializzarsi ciascuno in ambiti di eccellenza distinti e complementari, evitando che le stesse casistiche a bassa numerosità restino frammentate su entrambe le sedi. Il che significa, con ogni probabilità, che alcune attività specifiche verranno spostate da un ospedale all'altro per concentrare i volumi — un riassetto interno al territorio senese, non una sottrazione di servizi al territorio nel suo complesso. Quali interventi resteranno a Campostaggia, quali a Nottola e quali verranno redistribuiti tra i due presidi, tuttavia, la delibera non lo dice: è precisamente ciò che il monitoraggio 2026 dovrà stabilire.

I numeri che preoccupano

La delibera non nasconde le criticità attuali. A Nottola, nel 2025, gli interventi per tumore maligno del colon sono stati 21 a fronte di una soglia di sicurezza fissata a 50, mentre il tasso di occupazione della chirurgia generale si è fermato al 46%. A Campostaggia gli interventi per lo stesso tipo di tumore sono stati 37, ancora sotto soglia, mentre le protesi d'anca (96 casi) e di ginocchio (69) restano appena al di sotto del volume minimo di 100 interventi l'anno considerato garanzia di qualità ed esiti clinici dagli standard nazionali. Sono proprio questi scostamenti dai volumi soglia del Piano Nazionale Esiti — spiega la delibera — a rendere necessaria una riorganizzazione, senza però indicare fin da ora quale ospedale perderà o guadagnerà quali reparti.

Destino segnato per il punto nascita della Valdelsa?

È un decisione presa a parte, ed è bene non confondere i due dossier e tenerli distinti. Ma da mesi il territorio senese discute anche della sorte del punto nascita di Campostaggia, per il quale il Comitato Percorso Nascita del Ministero della Salute ha negato la deroga alla soglia minima di 500 parti l'anno, aprendo di fatto la strada alla chiusura della sala parto, mentre a Nottola sarebbe stata concessa una proroga temporanea.

Focus Campostaggia, il nodo del punto nascita va oltre la soglia dei 500 parti

Il futuro del punto nascita dell’ospedale di Campostaggia si inserisce nel più ampio confronto sul destino della sanità in Valdelsa. Il calo delle nascite e il riferimento alla soglia nazionale dei 500 parti annui rappresentano il principale elemento alla base della riorganizzazione, ma attorno alla struttura di Poggibonsi si confrontano anche temi che riguardano il modello di assistenza, la distribuzione dei servizi e il rapporto con il policlinico di Siena.

Campostaggia, secondo le stime, si trova oggi su una dimensione di circa 300-350 nascite annue, mentre Siena si attesta sotto i mille parti. Il punto centrale del dibattito è quindi se la risposta alla diminuzione della natalità debba essere la concentrazione delle attività oppure una diversa integrazione tra strutture territoriali e centro hub.

Una delle ipotesi indicate come alternativa è quella di una rete nella quale Campostaggia possa mantenere un ruolo specifico nell’assistenza alle gravidanze fisiologiche e a basso rischio, lasciando al centro senese la gestione delle situazioni più complesse e delle gravidanze ad alto rischio. Un modello che avrebbe l'obiettivo di preservare la prossimità dell'assistenza senza rinunciare alla sicurezza garantita dalla presenza di un centro specialistico.

Nella discussione emerge inoltre il patrimonio professionale costruito negli anni a Campostaggia, soprattutto sul fronte dell'accompagnamento alla nascita, dell'assistenza ostetrica, dell'umanizzazione delle cure e del sostegno alle madri nel periodo successivo al parto. La progressiva uscita di alcuni professionisti di riferimento avrebbe contribuito a indebolire nel tempo l'attrattività della struttura.

Il caso Campostaggia diventa così il simbolo di una questione più ampia: come ridisegnare la rete materno-infantile in un territorio nel quale diminuiscono le nascite, mantenendo contemporaneamente qualità, sicurezza e servizi di prossimità. La scelta sul punto nascita non riguarda dunque soltanto il numero dei parti, ma il modello organizzativo che la sanità senese e valdelsana intende adottare per il futuro.

Il contesto politico

Il tema della sanità in Valdelsa e Valdichiana senese resta comunque caldo sul piano politico. Il 1° settembre il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha fatto tappa a Poggibonsi, incontrando la sindaca Susanna Cenni insieme ad altri amministratori del territorio, tra cui il sindaco di Montepulciano Michele Angiolini. Secondo la cronaca dell'incontro, al centro del confronto c'era il futuro e la "centralità" di Poggibonsi nel contesto della Valdelsa; le fonti disponibili non specificano se la sanità ospedaliera sia stata un tema esplicito della visita. Ma visti i partecipanti, la risposta sembra quasi scontata.

Cosa cambia, in concreto, per ora

Per il 2026, dunque, negli ospedali di Campostaggia e Nottola non sono previsti né tagli ai reparti di chirurgia e ortopedia né centralizzazioni verso altri presidi, a differenza di quanto già stabilito per Arezzo, Grosseto e Valdarno. La parola d'ordine è monitoraggio: l'Ausl Toscana Sud Est raccoglierà dati su volumi, esiti e utilizzo delle risorse nei due ospedali, in attesa di un piano di differenziazione che, come specifica l'atto, sarà "sviluppato" solo "sulla base delle evidenze raccolte". Le decisioni operative più concrete — quali interventi resteranno, quali si sposteranno e tra quali sedi — arriveranno dunque in una fase successiva, quando i direttori medici di Presidio e i dipartimenti coinvolti dovranno tradurre gli indirizzi generali in procedure organizzative condivise con le organizzazioni sindacali.

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