Rifiuti in Toscana Sud, la denuncia di Rifondazione Comunista: «Meno mercato e più enti locali nel ciclo»
SIENA - Nel 2010 l'Autorità d'ambito Ato Toscana Sud mise a gara, per vent'anni, la raccolta dei rifiuti delle province di Arezzo, Siena e Grosseto, da affidare a un gestore unico. Dentro quel contratto c'era anche la costruzione di due impianti nuovi, un biodigestore e un termovalorizzatore, entrambi in provincia di Arezzo: 119 milioni e 400 mila euro. Vinse un raggruppamento guidato da Sienambiente, da cui nacque Sei Toscana.
Il fallimento delle imprese e il nodo dei requisiti
I requisiti tecnici per realizzare le opere, però, non li portava Sienambiente. Li portavano due imprese private del raggruppamento: la cooperativa Unieco, unica ad avere quelli per gli impianti, e La Castelnuovese, che aveva quelli per i centri di raccolta. Nel 2017 sono finite entrambe in liquidazione coatta amministrativa.
È questo il punto da cui parte tutto il resto. Il fallimento di due imprese private ha rimesso in discussione la concessione ventennale di un servizio pubblico essenziale. L'Autorità chiese a Sei Toscana di sostituire i soci venuti meno. Per anni non accadde nulla, e gli impianti non furono mai costruiti: in otto anni, su quel capitolo, non è stato speso un euro.
La delibera del 2022 e i costi scaricati sulla Tari
Nel giugno 2022 l'assemblea dei sindaci ha chiuso la questione. E l'ha chiusa in due modi opposti. Per i centri di raccolta si è cercato un sostituto, con l'impegno a trovare entro fine anno un operatore in possesso dei requisiti. Per gli impianti no: l'obbligo di costruirli è stato semplicemente cancellato e tolto dal contratto di servizio.
Perché quell'accordo fosse necessario lo scrive Sei Toscana nel proprio bilancio: ha consentito «di ripristinare, in capo a Sei, i requisiti di partecipazione alla gara stessa, superando una criticità legale ed amministrativa significativa». Senza i requisiti che Unieco non aveva più, il gestore rischiava la concessione. Cancellando l'obbligo di costruire è sparito anche il requisito che mancava, e la concessione andrà avanti fino al 2033.
Una parte del conto l'hanno pagata i cittadini. Per chiudere l'accordo l'Autorità si è impegnata a rimborsare a Sei Toscana 340 mila euro di spese di progettazione di impianti ai quali si era appena rinunciato, imputandoli sui piani economico-finanziari comunali del 2023, cioè in Tari. Ai 35 Comuni della provincia di Siena sono toccati poco meno di 110 mila euro: progetti mai fatti, pagati in bolletta.
Il passaggio di controllo e il caso Foci a Poggibonsi
Ma il danno più grosso è un altro. Finché gli impianti stavano dentro il contratto, decidere quanti rifiuti bruciare era una questione anche contrattuale, e il contratto lo governa l'assemblea dei sindaci. Da giugno 2022 la capacità degli impianti si decide soltanto in sede di autorizzazione, in Regione, dove i Comuni sono uno fra i tanti soggetti consultati.
La strada era un'altra, e il momento di prenderla era quello. Se un servizio pubblico essenziale va in crisi perché falliscono le imprese private che lo tenevano in piedi, la conclusione da trarre è che quel servizio non può dipendere dalla solidità di un privato. Si rafforza il ruolo diretto dei Comuni sulla raccolta nei territori e si riporta il ciclo sotto governo pubblico. Nel 2022 si è fatto l'opposto: ai Comuni è stato tolto il controllo sugli impianti, e il gestore è stato rimesso in regola.
Quella posizione, allora, non la sostenne quasi nessuno. Qualche amministratore isolato, a cui va il nostro plauso, e basta. Il risultato è che oggi i Comuni sono esecutori senza potere, spazzini precari essi stessi dentro un sistema le cui scelte industriali si prendono altrove. Dal 2022 Sei Toscana è consolidata nel Gruppo Iren, che ne ha assunto il controllo indiretto; dal 2024 è consolidata nello stesso gruppo anche Sienambiente, la società che gestisce il termovalorizzatore di Poggibonsi. Lo stesso soggetto sta dentro l'azienda che raccoglie i rifiuti e dentro quella che li brucia.
Riprendere il controllo pubblico sui servizi essenziali
Ed è in questi anni che è comparso il progetto di ampliare i Foci, portandoli da 70mila a 110mila tonnellate l'anno. Quelle 40mila tonnellate in più non sono scritte in nessun atto di programmazione: non nel Piano regionale dell'economia circolare, non nella delibera regionale sugli impianti minimi, e nemmeno nella previsione di fabbisogno che la stessa Autorità d'ambito ha allegato alla delibera del 2022, dove i Foci restano a 70.000 tonnellate l'anno fino al 2030. Nessun documento le quantifica, ma il progetto c'è.
Il controllo pubblico sul ciclo dei rifiuti va ripreso, perché è l'unico modo per scongiurare opere inutili, inquinanti e costose per il territorio. Serve un moto da parte delle amministrazioni per riaffermare il ruolo degli Enti locali sul governo dei servizi essenziali. Per tornare a decidere, per tornare ad amministrare. Serve cambiare rotta politica, dopo 15 anni di progressiva svendita dei nostri servizi al mercato.
fonte: Rifondazione Comunista - Federazione provinciale di Siena.

