Mps, Rifondazione Comunista: «Il risiko bancario non tutela Siena, serve una banca pubblica»
In questi giorni la statua di Sallustio Bandini guarda con più apprensione del solito i movimenti in piazza Salimbeni, sede di una banca che un tempo aveva un ruolo essenziale nel finanziamento dell'economia, del welfare e della cultura locali.
Tutto dilapidato con acquisti spregiudicati, gestioni opache, indebitamenti, salvataggio pubblico, e adesso riprivatizzazione. La storia recente del Monte non ha bisogno di essere raccontata.
Ed è chiara a tutti anche la mossa dell'ad Lovaglio: acquisire, tramite Offerta Pubblica di Scambio (Ops), quote significative di Banco Bpm e di Generali, per rendere più difficile l'aggressione di Intesa e tenere a Siena la guida di un nuovo gruppo bancario di scala europea.
Il «Risiko bancario» e il ruolo della politica
Lo chiamano "Risiko bancario". È un termine tutt'altro che neutro che sintetizza l'idea di un gioco interno al mondo del credito, dal quale la politica dovrebbe tenersi fuori.
Lo ha lasciato intendere, neanche troppo tra le righe, persino la segretaria del PD Elly Schlein, in un'uscita infelice e politicamente inopportuna, che tradisce un bisogno di posizionamento lontano dagli interessi delle persone reali.
Già, le persone reali. Lavoratori, correntisti, enti territoriali, le donne e gli uomini che producono la ricchezza materiale e culturale vera.
Le incognite su lavoro e territorio
L'offerta di Intesa porterebbe via da Siena la sua banca storica, con ricadute pesanti su posti di lavoro e sportelli sul territorio. Quella di Lovaglio, di sicurezza al riguardo, non ne dà nessuna: garantisce la leadership senese dell'istituto, non l'occupazione né il presidio.
Inoltre, per gli azionisti — i veri protagonisti, perché la decisione è nelle loro mani — l'offerta di Intesa resta la più solida, perché mette sul piatto un premio sul valore delle azioni. Lovaglio, su Banco Bpm, offre uno scambio al valore di mercato, non necessariamente conveniente. La freddezza nei confronti della proposta da parte proprio del Cda di Bpmne è la prova, evidente. Adesso è sufficiente che gli azionisti più pesanti di Bpmrestino fermi per far saltare tutto. Il primo azionista di Banco BPM si chiama Crédit Agricole: un gruppo che, dovendo scegliere tra il proprio interesse e la permanenza del Monte a Siena, non avrebbe troppi dubbi.
Va detto, quindi, con chiarezza: la soluzione di Lovaglio ha tutti i connotati dell'operazione disperata.
La finanza e gli interessi della maggioranza
E la disperazione è il portato di un sistema finanziario tutto centrato sulla moltiplicazione esponenziale del profitto dei grandi gruppi privati a scapito dei bisogni della maggioranza delle persone.
Un quadro normativo ed economico tutto schiacciato a favore della finanza speculativa. Aprire una vera discussione politica su questo tema è la sfida che la vicenda Mps ci lancia, e che le forze politiche di governo locale e nazionale, per interessi e per internità alle logiche di potere, evitano come la peste.
La proposta: una vera banca pubblica
Quello che servirebbe, infatti, è fuori dai radar, ben ostacolato dalla recente normativa europea in materia. Ma il Governo, se volesse, avrebbe alcune frecce al proprio arco. Il Tesoro è ancora titolare del 4,9% di capitale MPS, l'ultima parte di una quota che nel 2017, con il salvataggio pubblico, arrivava al 68%.
Crediamo che invece di congelare l'ultima, piccola, porzione di capitale che gli resta su una banca risanata con i soldi di tutti, il Governo avrebbe potuto usare i mezzi che aveva, e in parte ha ancora, per dare vita a una banca pubblica in grado di finanziare davvero il territorio. Quella che smantellò Amato.
Una proposta che molti cervelloni definirebbero "romantica" nel migliore dei casi, e che nella maggior parte snobberebbero con ghigni supponenti e sospiri arroganti. Eppure sarebbe quella che permetterebbe di riprendere le assunzioni, decimate durante il risanamento, e di restituire alla banca un ruolo propulsivo nello sviluppo. Non solo credito alle piccole imprese e all'economia locale, ma anche risorse indirizzate alla cultura, al sostegno alla natalità, alla sfida del cambiamento climatico. Le partite vere dei prossimi vent'anni.
Golden power e inadeguatezza delle classi dirigenti
Ma questo Governo succube della finanza come i suoi predecessori non solo non ha fatto l'unica cosa che sarebbe stata utile, ma ha deciso di non usare nemmeno lo strumento del golden power, che gli permetterebbe di introdurre qualche paletto sulla trattativa a tutela dell'interesse generale.
Le classi dirigenti politiche, nazionali e locali, stanno mostrando tutta la loro inadeguatezza di fronte alle questioni di struttura.
La metafora finale di Sallustio Bandini
Perfino un liberale come Sallustio Bandini, chissà, oggi approverebbe soluzioni più coraggiose.
Ma quando si gioca a Risiko, si sa, delle condizioni di vita in Kamchatka non importa niente a nessuno: conquistarla serve solo per arrivare in America.
fonte: Rifondazione Comunista Siena

