15 Giugno 2026

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"Mi fa male la mia Cuba": il canto doloroso di un'isola devastata

"Mi fa male la mia Cuba": il canto doloroso di un'isola devastata

di Yuli Cruz Lezcano

Mi fa male la mia Cuba

 

Sono una barca di sale 

con gli occhi rivolti all'orizzonte.

Da lontano guardo Cuba 

come una ferita, 

non smette di sanguinare.

Le mie strade sono al buio, 

rotte, come vene spezzate nella memoria.

Ho un coagulo in mezzo al crocevia 

dove il tempo si arresta.

Un semaforo verde lascia passare 

la nostalgia e il dolore,

attraverso con loro 

la notte senza ritorno.

Ho dentro di me un'isola devastata 

che mastica macerie e silenzi.

I ricordi frantumati tintinnano,

sono vetri nelle tasche.

Il dolore del popolo 

mi cammina tra le viscere,

ogni passo è un tamburo sordo.

Ho tempeste nello stomaco 

che non digerisce più il buio,

fulmini di assenza 

mi attraversano le costole.

La mia isola mi lancia nell'impotenza 

di remi galleggianti,

li afferro e subito diventano 

ombre d'acqua.

Sono nell'andare e venire, 

onda sulle onde 

che strappano la mia speranza.

Ogni marea restituisce 

frammenti di voce.

Quando scrivo la parola "Cuba" 

potrei scrivere naufragio,

potrei scrivere ululato 

che dipinge il silenzio,

scrivere cenere 

dispersa nel respiro del mare.

Il dolore per la mia Cuba 

mi spinge tra i fori 

di un ricordo migratorio.

Lì abita una bambina 

che raccoglie sole dalle rovine.

Quando penso alla parola radici 

potrei lasciarla andare in una bottiglia,

nuda tra i maleodoranti gabbiani 

che beccano i resti del sogno.

Potrei annunciare che resto affogata 

aprendo la bocca all'oblio,

che brucio 

in questo dolore di sprofondamento