21 Maggio 2026

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Chi sono i 13 minorenni indagati a Siena per chat neonaziste e odio. Le reazioni

Chi sono i 13 minorenni indagati a Siena per chat neonaziste e odio. Le reazioni

Non una periferia degradata, non contesti di marginalità sociale evidente, ma la quiete apparente dei comuni della provincia senese. L'indagine della Digos che ha portato alla denuncia di 13 minorenni per propaganda d'odio, apologia del fascismo e del nazismo, detenzione di armi e pedopornografia costringe il territorio a confrontarsi con una realtà sotterranea e insospettabile. Un focus accurato sui profili dei giovani indagati rivela come il fenomeno della radicalizzazione online abbia superato i confini delle grandi metropoli per mettere radici tra i banchi delle scuole superiori della provincia.

L'identikit degli indagati e la "chat dell'odio"

I tredici ragazzi coinvolti, tra cui una ragazza, tutti di età compresa tra i 14 e i 17 anni, appartengono a famiglie definite dagli inquirenti «assolutamente normali». Studenti degli istituti tecnici e dei licei della zona, figli di professionisti, impiegati e artigiani radicati nel tessuto locale. Nessuno di loro era precedentemente noto alle forze dell'ordine per contesti di disagio o per frequentazioni legate alla criminalità comune.

Nelle loro camerette, tra i libri di scuola e i videogiochi, la polizia di Stato ha però rinvenuto elementi di una vera e propria doppia vita: bandiere con la svastica, cimeli del Ventennio, materiale propagandistico del suprematismo bianco e, in alcuni casi, armi detenute illegalmente. Secondo quanto emerge dall'analisi dei dispositivi informatici, i giovani avevano strutturato una gerarchia virtuale in cui la militanza si misurava sulla base della violenza dei contenuti condivisi e della radicalità dei proclami contro le minoranze etniche e religiose, la comunità Lgbtq+ e i migranti.

Il sindaco Nicoletta Fabio: «Serve attenzione, prudenza e senso di responsabilità»

La reazione del primo cittadino di Siena, Nicoletta Fabio, riflette la delicatezza del momento e la necessità di comprendere a fondo le dinamiche psicologiche e sociali dei giovani coinvolti: «Quanto emerso dall'indagine della Digos di Siena è grave e merita attenzione, prudenza e senso di responsabilità». Il sindaco ha espresso fiducia nell'operato della magistratura minorile, sottolineando come la comunità cittadina debba interrogarsi sulle dinamiche di isolamento e sui canali di comunicazione utilizzati dagli adolescenti.

Il Pd senese e Susanna Cenni: «Non è una bravata, sottovalutare sarebbe un errore»

Sul fronte politico, la condanna è netta e priva di attenuanti. La segreteria provinciale del Partito Democratico di Siena ha espresso ferma preoccupazione attraverso una nota ufficiale: «Non è una bravata. Non è folklore nero da social network. Sottovalutare sarebbe un errore gravissimo. Perché la storia insegna che l'odio organizzato non nasce mai all'improvviso: cresce nel silenzio, nell'indifferenza, nelle minimizzazioni».

A fare eco a questa posizione è l'intervento di Susanna Cenni, sindaco di Poggibonsi e figura di riferimento della Valdelsa, area anch'essa lambita dalle dinamiche territoriali dell'inchiesta: «Per alcuni anni ci siamo sentiti ripetere che il fascismo era scomparso, apparteneva al passato. Si è evitato anche di pronunciarla quella parola: fascismo, neofascismo.
Beh, non è così. Non appartiene al passato. Se giovanissimi tornano a cibarsi di tutto questo abbiamo grossi problemi».

A prendere posizione anche il card. Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena Colle di Val D'Elsa-Montalcino. «Di fronte ad una vicenda del genere non si può non rimanere profondamente colpiti sia per il fatto che stiamo parlando di ragazzi tutti minorenni, ma soprattutto per i reati che gli vengono contestati. Certamente è il segnale preoccupante di un disagio profondo che colpisce i giovani e che deve interrogare soprattutto noi adulti sui modelli proposti alle giovani generazioni». E aggiunge. «Ora non serve puntare il dito, ma occorre capire come evitare derive pericolose e come agire repentinamente affinché  i nostri ragazzi  non siano lasciati soli di fronte a false dottrine e soprattutto nel mare magnum dei social network». «Lo diciamo da tempo - conclude il cardinale -  occorre urgentemente un patto per la famiglia che coinvolga ogni attore: dalle istituzioni, la società civile e la Chiesa».

 

La Regione e il consiglio regionale: «Impegno sui valori costituzionali»

Anche i rappresentanti della Regione Toscana hanno preso una posizione netta sul caso. Simone Bezzini, capogruppo regionale del Pd, ha definito i fatti emersi di straordinaria gravità: «È gravissimo quanto emerge dall'indagine della polizia di Stato che vede coinvolti 13 minorenni residenti in provincia di Siena. Siamo di fronte a fatti gravissimi che impongono un rilancio forte e determinato dell'impegno sui valori costituzionali verso le nuove generazioni». secondo Bezzini, la difesa della memoria storica rappresenta l'unico vero argine contro i rigurgiti neofascisti.

Un'analisi condivisa anche dalla vicepresidente della Regione, Mia Diop, che ha focalizzato l'attenzione sugli strumenti di intervento a disposizione delle istituzioni: «Il quadro che ci restituiscono le indagini delle autorità inquirenti di Siena necessita di una riflessione profonda. Non basta indignarsi, serve una risposta educativa e collettiva». Diop ha annunciato l'intenzione della Regione di potenziare le risorse destinate ai progetti scolastici contro l'intolleranza e il razzismo, stimolando le agenzie educative a dotarsi di strumenti efficaci per contrastare la fascinazione dei totalitarismi sul web.

Mentre la Procura presso il Tribunale per i Minorenni prosegue l'esame del materiale sequestrato per verificare l'eventuale esistenza di collegamenti con network di estrema destra su scala nazionale, la provincia di Siena si scopre fragile di fronte a un fenomeno che non può più essere archiviato come una semplice crisi adolescenziale.

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