Termovalorizzatore, Ceccherini: «Ampliamento del 50%? Si chiarisca se risponde a un interesse pubblico»
POGGIBONSI — Sulla proposta di ampliamento del termovalorizzatore di Poggibonsi si apre un dibattito «piuttosto improvviso» che richiede massima chiarezza e coinvolgimento della città. A chiederlo con forza è Fabio Ceccherini, coordinatore dell'area Radici per il Futuro (Pd), che interviene sulla questione (dopo i servizi e infrastrutture e dopo la Sanità e futuro di Campostaggia) rivendicando anzitutto una posizione pragmatica e non pregiudiziale sugli impianti di termodistruzione.
«Non ho una posizione contraria ai termovalorizzatori — esordisce Ceccherini — anzi, ho la responsabilità di aver favorito nei primi anni '90 la nascita di un impianto a norma al posto di una struttura ormai obsoleta». Una scelta compiuta in una fase storica in cui la raccolta differenziata era ferma al 20% e non vi erano alternative per evitare di "portare i rifiuti a giro". Negli anni, l'impianto è stato ammodernato e ha risposto alle esigenze della programmazione pubblica della Valdelsa e dell'ATO, mentre la raccolta differenziata è cresciuta fino a superare oggi il 70%.
Un contesto profondamente mutato che rende, secondo il coordinatore dem, poco comprensibile l'ipotesi di incremento della capacità dell'impianto: «Non si capisce bene a cosa corrisponda questa proposta di ampliamento significativo della capacità di termovalorizzazione, stimato intorno al 50%».
Al di là della gestione tecnica del fermo impianto (circa 30 giorni all'anno, finora risolto in altre strutture della Toscana), Ceccherini non fa una questione di sicurezza tecnologica — dando per scontato che gli impianti moderni debbano offrire le massime garanzie — ma pone due interrogativi di natura politica e strategica:
Siamo di fronte a un arretramento e a un sostanziale fallimento delle politiche di raccolta differenziata?
Questo ampliamento risponde a un effettivo interesse pubblico o a interessi privati?
«Servono risposte su questi punti e occorre una discussione aperta — conclude Ceccherini — con il coinvolgimento delle forze politiche e sociali. Non può essere una decisione di pochi. Quando facemmo l'operazione negli anni '90 vi fu un dibattito trasparente in città, arrivando persino a installare i monitor delle emissioni in piazza del Comune perché tutti sapessero. Serve lo stesso livello di trasparenza anche oggi».

