22 Ottobre 2026

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Di cosa parliamo quando parliamo di Fabbrichina

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Di cosa parliamo quando parliamo di Fabbrichina

di Simona Pacini

COLLE DI VAL D’ELSA - Di che cosa si parla, a Colle, quando si parla di Fabbrichina? O meglio, dell’area dell’ex Fabbrichina (alla quale si deve aggiungere anche l’area ex Vulcania, e non solo).

Colligiane e colligiani lo sanno benissimo. È una zona molto vasta, perlopiù abbandonata, che va dall’inizio della pista ciclabile (alla rotatoria Conad) fin quasi alla Cappellina di Vallibona.

Un’area che comprende le ex Meccaniche Nencini e altri capannoni, sede in passato di attività artigianali, per la maggior parte molerie, ovvero attività legate all’indotto dell’industria del cristallo, e le abitazioni di Jean Nouvel, la schiera verticale di villette in architettura contemporanea a valle della collina del Poggino.

Per i non colligiani occorre anche precisare che la Strada Nuova, ovvero via Livini, non è “nuova” nel senso che è stata costruita di recente. È abbastanza nuova però la variante che ha permesso di realizzare il viadotto tra la Conad e l’ex Vulcania, deviando il corso originale della strada che originava dal centro cittadino. Oggi il complesso è all’asta, dopo una serie di vicissitudini che hanno provocato il fallimento delle ditte coinvolte nei lavori.

“L’area della Fabbrichina, zona artigianale ormai dismessa - si legge sul sito Archilovers, in riferimento a Ateliers Jean Nouvel (https://www.archilovers.com/projects/2656/recupero-area-la-fabbrichina.html#info-TAB) -, si è sviluppata nei primi anni del Novecento con la costruzione della ferrovia. Gli immobili, una volta abbandonati, sono stati colpiti dal degrado, che in alcuni casi li ha ridotti a dei veri e propri ruderi. In seguito alla posizione strategica dell’area, è stato previsto un intervento di riqualificazione che si inserisce nel progetto di trasformazione e valorizzazione urbana dell’intera città e le cui linee guida sono state individuate da Jean Nouvel”.

La ristrutturazione dell’area, denominata “Fabbrica Colle”, è stata al centro di un ambizioso intervento di riqualificazione urbana e di rivitalizzazione delle attività, che purtroppo non ha visto la sua realizzazione.

Oggi la zona è sottoposta a vincolo giudiziario e le numerose sedute d’asta con cui si è tentata la vendita sono andate deserte. Recentemente il sindaco ha annunciato l’impegno del Comune a trovare una e cordata di imprenditori disposti a coalizzarsi nell’acquisto dell’intera area.

L’amministrazione di Piero Pii, insediato nel luglio 2024, ha deciso che il complesso andrà trattato in modo unitario, senza frazionamenti. Sulla questione aleggia anche un mistero, che si pone a cavallo delle due amministrazioni comunali, quella guidata dal sindaco Alessandro Donati (2019-2024) e quella attuale. Donati sostiene di aver ricevuto l’approvazione del curatore alla proposta di acquisto avanzata dall’amministrazione colligiana nell’aprile 2024 con la quale il Comune sarebbe diventato proprietario dell’area ex Vulcania per la cifra di 350mila euro.

Solo pochi mesi dopo, Piero Pii ha iniziato ad affermare che il curatore fosse assolutamente contrario alla vendita frazionata e che la proposta della Giunta Donati fosse stata respinta.

C’è da dire che, nel corso della Giunta Donati una parte consistente dell’area era stata effettivamente aggiudicata da un privato, Nicholas Bonner, cittadino inglese che aveva già pronto il progetto per realizzare un museo galleria per la propria collezione di arte della Corea del Nord e di altri paesi difficilmente accessibili. Il progetto riguardava i due immensi capannoni delle ex Meccaniche Nencini e avrebbe rappresentato un punto di riferimento a livello mondiale per i collezionisti di questo tipo di arte.

Oggi Bonner, la cui storia avevamo raccontato qui, si ritrova a dover cedere i due capannoni, non avendo ottenuto il permesso dall’attuale giunta per procedere con i lavori di ristrutturazione. Il sindaco Pii informò a suo tempo il consiglio comunale di averlo negato, in quanto il progetto doveva essere complessivo e organico all’intera area. Quindi Bonner non avrebbe potuto realizzare la ristrutturazione né il suo museo galleria finché non fosse stato deciso che cosa si sarebbe realizzato anche nelle altre parti dell’area.

Oggi Bonner si trova nella difficile condizione di essere il proprietario di due immobili smisurati sui quali non può intervenire e che fanno parte di un’area che dovrà essere sottoposta a un progetto unitario. Pare che stia cercando di negoziare una soluzione.

Quindi, ricapitolando. Potremmo dividere l’area dell’ex Fabbrichina in quattro zone distinte, per poterle guardare con maggiore chiarezza. Ce ne sarebbe una quinta, ormai già sistemata, quella dove sorge il supermercato Conad, dove originariamente c’era la Vetreria Fabbrichina di Filippo Lepri.

Quindi è chiaro che il nome, area ex Fabbrichina, non è del tutto corretto ma viene utilizzato per comodità per indicare l’intera zona. È chiaro anche il motivo per cui l’attuale negozio Conad è stato denominato La Vetreria.

Di cosa parliamo quando parliamo di Fabbrichina?

Per semplificare abbiamo dato il numero 1 al complesso residenziale di Jean Nouvel, il 2 all’ex Vulcania, il 3 ai due capannoni delle Meccaniche Nencini di Bonner, il 4 a un complesso più piccolo di capannoni.

Numero 1 - Case di Jean Nouvel. Se il valore architettonico del complesso è indiscusso, non lo è altrettanto la posizione, ai piedi di una collina che è stata parzialmente sbancata per permetterne la costruzione e che toglie luce alla parte posteriore dei fabbricati.

Ingresso con cartello alle case di Nouvell
Le case di Nouvell

Numero 2 - Ex Vulcania. Qui sono state prodotte terrecotte per decenni. Nei progetti del Comune (ovvero delle amministrazioni di centrosinistra che avevano dato il via a Fabbrica Colle) sarebbe dovuta diventare il fulcro della Cittadella della Cultura, ospitando la nuova Biblioteca Comunale. Oggi le scelte dell’attuale amministrazione vanno in direzione del tutto opposta.

La destinazione dell’immobile, completamente da ristrutturare ma che costituisce un esempio di architettura post industriale veramente eccezionale, era stata posta anche all’approvazione della cittadinanza colligiana da parte dell’amministrazione comunale precedente, con un percorso partecipativo che ora viene cancellato con un colpo di spugna.

Ex Vulcania
Il recupero dell'ex Vulcania

Numero 3 - Ex Meccaniche Nencini. Acquistate all’asta da Nicholas Bonner, collezionista di arte prodotta in paesi quasi impenetrabili come Corea del Nord, Mongolia, Buthan e altri dell’Asia Centrale, oggi il corpo è fuori dal bando. L’acquisizione è avvenuta durante la Giunta Donati e, a nostro parere, aveva un senso. Se i progetti comunali comprendevano l’acquisto dell’ex Vulcania, destinata a diventare polo culturale, con la realizzazione del museo di arte coreana (si parla di 30-40mila opere) l’area avrebbe trovato sistemazione per oltre la metà. Sarebbe rimasto da risolvere il problema delle case di Jean Nouvel e dei capannoni al numero 4. Ma, in una zona tanto riqualificata, un interesse successivo da parte di imprenditori sarebbe stato sicuramente molto più facile.

Ex Meccaniche Nencini

E invece no. Oggi si è deciso di considerare l’area nel suo insieme, di affermare che il curatore ha respinto la richiesta della Giunta Donati per acquisire l’ex Vulcania e si cerca di costituire una cordata di imprenditori per investire nell’area. Ma con quale progetto?

L’aspetto riguardante la cultura pare sia stato messo completamente da parte, con buona pace delle tradizioni colligiane che vorrebbero una preminenza culturale rispetto ad altri luoghi valdelsani vocati più all’industria o alla viticoltura, e con buona pace, pure, della candidatura a Capitale della Cultura.

La ciminiera ancora presente nell'area

Che cosa diventerà quindi l’area ex Fabbrichina quando (e se) i sogni del sindaco diventeranno realtà? Una grande zona di edificazioni residenziali, direzionali e di servizi.

Qualcuno si aspettava qualcosa di diverso?

Certo, il pubblico avrà in cambio opere di compensazione dal privato. Ma i colligiani, potranno dirsi soddisfatti di questa soluzione? E sapranno mai a che cosa è stato rinunciato per il bene della città?

Pare che alcuni imprenditori stiano già discutendo con la curatela dell’area. Da parte del Comune naturalmente dovrà essere redatto il piano urbanistico.

La priorità, per il momento, parrebbe essere la sistemazione del già costruito, quindi le case di Jean Nouvel. Pare difficile immaginare che qualcuno decida di andare a vivere in una casa bellissima ma in mezzo alla desolazione finché il resto dell’area non verrà ristrutturato. E anche la prospettiva di abitare in mezzo a gru e ruspe non è il massimo.

Comunque. Nonostante se ne parli da anni, il futuro dell’area è ancora sospeso. E i colligiani non possono fare niente, se non attendere le decisioni di chi lo farà sulle loro teste.

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