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Poggibonsi, l’Archeodromo si prepara a diventare il museo open air più grande d’Italia: avanti con i lavori in Fortezza

Poggibonsi, l’Archeodromo si prepara a diventare il museo open air più grande d’Italia: avanti con i lavori in Fortezza
Oltre 46mila studenti in dieci anni, un museo open air che sta per diventare il più grande d‘Italia e un intenso pomeriggio per ripercorrere le tappe del progetto e approfondire le prospettive future. Una sala gremita ha partecipato sabato scorso (6 giugno) all'incontro “Dallo scavo in Fortezza al progetto dell'Archeodromo”, organizzato nel ricordo di Riccardo Francovich, fondatore in Italia dell'archeologia medievale come disciplina scientifica e pratica pubblica, che insieme al suo allievo Marco Valenti ha posto le basi per ricostruire la storia di Poggibonsi scavando la collina di Poggio Imperiale. Un lavoro che continua a produrre risultati concreti e di cui l'Archeodromo di Poggio Imperiale rappresenta l’elemento forse di maggiore evidenza.

“Una esperienza unica nel panorama nazionale – dice la sindaca Susanna Cenni – frutto di un percorso di studio, analisi, progettazione, reperimento risorse, realizzazione che ha portato a concretizzare uno dei più importanti interventi di ricerca, tutela e divulgazione esistenti”. Ricostruzione in scala reale di un villaggio del IX-X secolo emerso dagli scavi dell'Università di Siena, l’Archeodromo ha ‘aperto’ nel 2014 con il primo nucleo di capanne e si è ampliato progressivamente grazie a investimenti, collaborazioni e nuove realizzazioni. Con le risorse stanziate dal Comune è in corso in questi mesi il suo completamento. In questi dieci anni di attività (tenendo conto infatti dello stop per il Covid) il museo open air ha accolto oltre 46mila studenti e docenti confermando la propria vocazione educativa e la capacità di avvicinare migliaia di persone alla storia e all'archeologia attraverso un'esperienza diretta e immersiva. 
Sono stati Marco Valenti, Professore Ordinario di Archeologia Cristiana e Medievale del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena e Franco Cambi, professore di Archeologia dei Paesaggi dell’Università di Siena, ad approfondire il ricordo di Francovich e il rapporto tra gli scavi di Poggio Imperiale, la ricostruzione della storia di Poggibonsi e la nascita dell’Archedoromo.

La valorizzazione della Fortezza
 “Siamo orgogliosi di quanto costruito finora e delle opportunità che questo patrimonio può ancora offrire alla città – dice Cenni - dentro una visione più ampia che interessa l'intero complesso di Poggio Imperiale e su cui tante sono le operazioni avviate”. L’Amministrazione ha lavorato per una maggiore cura degli spazi, per il ritorno in Fortezza di eventi come Calici di Stelle e per la valorizzazione di luoghi inutilizzati (i camminamenti, la sala Francovich, i bastioni). E’ stata avviata una gestione maggiormente strutturata del Cassero, superando il ricorso esclusivo al volontariato. Nuovi investimenti sono destinati a migliorarne la fruibilità con la progettazione in corso dell'intervento di manutenzione straordinaria per realizzare una seconda uscita di sicurezza. C’è un percorso in divenire con l’Università di Siena per rivalorizzare l’area scavi. “Stiamo lavorando con continuità su più fronti – conclude Cenni – per rendere questo luogo sempre più accessibile, accogliente e vivo. L’Archeodromo ha un ruolo centrale ancor più in vista del suo completamento che aprirà nuove prospettive. Un patrimonio storico e culturale di grande valore in cui tanti hanno creduto e per cui hanno lavorato e continuano a farlo. Grazie a tutti e tutte loro e grazie agli archeologi e alle archeologhe che fanno dell’Archeodromo un museo open air e non altro. Un luogo che vive con la didattica ed il racconto grazie alla passione e alla competenza di chi lo anima ogni giorno. Noi siamo consapevoli delle potenzialità che ci sono e che ad ottobre, con l’apertura delle nuove strutture, si manifesteranno con più chiarezza. Andiamo avanti con idee e impegno per valorizzare questo patrimonio in chiave identitaria ma anche formativa, culturale, turistica”.