31 Maggio 2026

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Spazi, cultura e futuro: la ricetta di Agnese Vannetti per una Colle a misura di giovani

Spazi, cultura e futuro: la ricetta di Agnese Vannetti per una Colle a misura di giovani

Agnese Vanetti è quasi sei mesi da quando è entrata in consiglio comunale, a legislatura iniziata, dopo le dimissioni di Riccardo Vannetti.

Come sta vivendo questa esperienza?

«La sto vivendo con grande senso di responsabilità, ma anche con entusiasmo. Entrare in Consiglio Comunale così giovane significa confrontarsi ogni giorno con temi complessi, imparare continuamente e mettersi in discussione. Ci sono momenti più difficili e altri di grande soddisfazione, ma credo faccia parte del percorso».

C’è già stato un momento in cui ha pensato che avrebbe preferito essere altrove? Magari in occasione della discussione sull’ordine del giorno in materia di legge sullo stupro, presentato proprio da lei…

«In realtà, no, perché ho sempre creduto che ognuno, nel proprio ruolo e nel proprio piccolo, debba fare la propria parte. In quell’occasione stavo facendo esattamente questo. Portare in Consiglio Comunale un ordine del giorno su un tema così delicato e importante è stata per me una grande responsabilità, ma anche un privilegio. Il confronto, anche quando “acceso”, è sempre un segnale positivo: significa che c’è bisogno di discutere di certi temi e di affrontarli anche nelle aule del Consiglio Comunale di Colle di Val d’Elsa. Credo sia fondamentale dare voce a chi troppo spesso si sente solo, non ascoltato o non adeguatamente tutelato».

Qual è invece quello che ha vissuto con maggiore orgoglio?

«Senza dubbio l’approvazione dello stesso ordine del giorno, perché non era affatto scontata. Inoltre, mi ha fatto particolarmente piacere il ringraziamento ricevuto da una componente della Conferenza delle Donne Democratiche per aver portato questo tema nel Consiglio di Colle di Val d'Elsa. È stato un segnale importante, perché significa che il lavoro che facciamo viene visto, riconosciuto e può lasciare un contributo concreto».

Come unica consigliera donna del centrosinistra la vediamo spesso insieme alle colleghe di maggioranza e alle assessore, a manifestazioni dedicate a donne o declinate al femminile. Ritiene sia utile alla causa femminista che delle questioni femminili si occupino soltanto le donne?

«Credo sia essenziale che delle questioni femminili non si occupino soltanto le donne. Parlare di parità, diritti e lotta alle discriminazioni significa parlare della società nel suo complesso, e quindi riguarda tutti, non solo una parte. Anche per questo abbiamo presentato l’ordine del giorno sul congedo parentale paritario. È una misura importante perché, oltre a rappresentare un diritto per i padri, aiuta a contrastare quel costo invisibile che troppo spesso la maternità comporta per le donne, soprattutto dal punto di vista lavorativo e sociale. Non a caso lo ha presentato il consigliere Cavalieri: credo sia il segnale più concreto del fatto che certi temi debbano essere condivisi e sostenuti insieme, senza lasciare che siano solo le donne a farsene carico».

Lei, per quanto giovanissima, ha già vissuto un tuo percorso di riconoscimenti e soddisfazioni, prima come leader in ambito scolastico, ora nei Giovani Democratici, con il ruolo in Direzione. Che ruolo ha la politica nella tua vita?

«Dipende da cosa intendiamo per politica. Se intendiamo solo ricoprire ruoli, allora no, non credo sia qualcosa di prescindibile. Quello che mi appassiona davvero è il senso di comunità che la politica può creare, la possibilità di dare il mio contributo, lottare per cause comuni e non restare fermi a guardare quando c’è qualcosa che vorremmo cambiare. È questo il motivo per cui ho iniziato il mio percorso ed è ciò che continuo a sentire più forte di tutto il resto».

L’esperienza in Consiglio comunale come si posiziona, tra difficoltà, possibilità di crescita e bocconi amari, in mezzo alle altre, tra quelle del passato e quelle che sta vivendo nel presente?

«Credo che i bocconi amari facciano parte di qualsiasi esperienza che valga davvero la pena vivere. Sono proprio quei momenti che ti fanno capire perché, da volontaria, scegli di dedicare tempo ed energie alla politica, alla tua comunità e alla tua città. L’esperienza in Consiglio Comunale è sicuramente una delle più formative che abbia vissuto finora, insieme al tirocinio extracurriculare che sto svolgendo all’interno di un istituto penitenziario come studentessa tutor. Sono esperienze molto diverse tra loro, ma entrambe mi stanno insegnando il valore dell’ascolto e del confronto con realtà complesse. Per quanto riguarda il consiglio comunale ci sono momenti molto impegnativi, responsabilità e tanto da imparare, ma anche grandi possibilità di crescita personale e politica. Cerco ogni giorno di osservare e imparare da chi ha più esperienza, rubando competenze e capacità a chi vive le istituzioni da anni. Essere la più giovane spesso non è semplice, ed esserlo da donna a volte lo rende ancora più difficile. È una realtà con cui dobbiamo fare i conti, soprattutto in certi contesti. Proprio per questo credo sia importante esserci».

Attualmente è impegnata nello studio della Giurisprudenza all’Università. Ha già un’idea chiara di come vorrà utilizzare le sue competenze, tra la conoscenza delle leggi e l’esperienza politica?

«È un pensiero costante ultimamente, perché sono arrivata quasi al termine del mio percorso universitario: ho finito gli esami e sto scrivendo la tesi. Le idee ci sono, anche se spesso la realtà è più complessa di quanto si immagini. Una realtà che fa i conti con tirocini sottopagati nella migliore delle ipotesi e con tempi lunghi per costruire il proprio futuro professionale segnati troppo spesso da precarietà. È un momento di cambiamenti e non so ancora quale strada prenderà il mio futuro. Di una cosa però sono certa: il percorso che ho costruito sul territorio, dal Liceo Economico Sociale dell’Istituto San Giovanni Bosco alla facoltà di Giurisprudenza, insieme all’esperienza politica, rappresenta un bagaglio culturale e umano che porterò sempre con me e che è stato determinante per la mia crescita personale e professionale».

Per finire, qual è secondo lei il primo problema, il più urgente, da risolvere per la città di Colle di Val d’Elsa?

«Vorrei che diventasse una città sempre più attrattiva per i giovani. Credo che questa sia una delle sfide più urgenti: creare le condizioni perché ragazze e ragazzi possano scegliere di restare, tornare o costruire qui il proprio futuro. Questo significa investire non solo in opportunità lavorative e formative, ma anche in spazi di aggregazione, cultura e partecipazione. Una città vive davvero quando i giovani sentono di avere un posto, una voce e delle possibilità concrete. Credo che il rischio più grande per un territorio sia quello di vedere le nuove generazioni andare via perché non riescono a immaginare qui il proprio futuro».

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