06 Maggio 2026

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"Imparare a dirsi addio": la nuova raccolta poetica di Paolo Parrini tra dolore e resilienza

"Imparare a dirsi addio": la nuova raccolta poetica di Paolo Parrini tra dolore e resilienza

di  Rita Bompadre Centro di Lettura “Arturo Piatti”

 “Imparare a dirsi addio” di Paolo Parrini (Samuele Editore, 2025 pp. 126 € 15.00) affronta il tema sensibile della perdita come una scelta consapevole che trasforma il dolore nella tenerezza dei ricordi, un metodo per esprimere una vicinanza coraggiosa laddove l'assenza si riassesta nella percezione del mondo e nella sua eredità.

Paolo Parrini concentra l'elaborazione del proprio vissuto nella necessità ineluttabile della separazione attraverso lo svolgimento di una energia poetica, nell'omaggio alla continuità, supporta il legame interiore, dilata l'esperienza delle reazioni affettive. La poesia di Paolo Parrini è come un rovo trafitto nel corpo e nell'anima, maturato nel varco simbolico di una protezione e manutenzione emotiva, a difesa di una capacità evocativa di resilienza, in grado di custodire e intonare la natura penetrante e tenace dei sentieri introspettivi. Si insinua come il profumo di un soffio vitale, unisce passato e presente, estrae il solco della sofferenza nelle pieghe desolate dell'assenza, l'incisione della nostalgia nelle impronte familiari del distacco.

Il libro raccoglie la vulnerabilità umana e l'identità indelebile di una sincera testimonianza trascorsa nella fugacità e nella transitorietà delle occasioni, con la preziosa dignità dello spazio e del tempo dell'esistenza, la condivisione di ogni tagliente intreccio della vita. Integra la linea di confine della malinconia nella fiduciosa conversione di ogni congiuntura con la rinascita istintiva del modo in cui abitiamo il mondo. Include la frattura sradicata degli eventi come sospensione sentimentale, lesione tangibile delle relazioni, aggiunge, nella crescita personale e nella prospettiva quotidiana della cura, il rituale di conclusione, la liturgia prolungata alla dedizione d'amore, il vuoto della mancanza incarnato pienamente e saggiamente nelle parole.

 Paolo Parrini consegna ai lettori un'immersione lenta e inesorabile nella disperazione, ma anche una cognizione di un orizzonte che rende visibile la soglia di una lontananza, avvicina l'equilibrio delicato dell'uomo alla fedeltà delle abitudini, alle incrinature nel tempo, nel mestiere di vivere, esorta a indagare l'abisso per riuscire ad accogliere i fantasmi dei conflitti inconsci, l'invocazione immaginaria di una presenza che ci prende per mano e ci accompagna verso la conoscenza anche drammatica di noi stessi, in bilico tra debolezza e resistenza. Descrive l'espressiva commozione di un'entità arcana, sovrannaturale, nascosta nell'invisibile segretezza della memoria, affonda il respiro ancestrale dei luoghi nella rivelazione di una traccia palpabile, mai sepolta del tutto, ripercorre le immagini rarefatte, consente all'eternità di riaffiorare in tutta la sua forza lirica, travolge il passaggio struggente del congedo come un avvenimento toccante che inghiotte la superficie oscillante degli oggetti, si nasconde negli angoli bui delle stanze, nelle stagioni del cuore, nel silenzio instaurato fra smarrimenti sgombri di parole, nel nome, nel corpo, nella voce.

 Riempie il calore originario, sussurra nella nudità essenziale dei versi l'elegia del disincanto, abbandona l'ombra esitante della separazione, ancorata al pertugio disabitato e privato di un canto delle vertigini. Difende le pareti che hanno assorbito i giorni e restituito all'appartenenza il ritorno della dolcezza, il momento di pronunciare il suono per tornare alla luce e riconciliarsi con le proprie ferite.

 

Nota biografica Paolo Parrini
Paolo Parrini nasce a Vinci il 17 maggio 1964. Vive e lavora a Castelfiorentino (FI). Fin da piccolo apprezza molto la lettura, all'inizio soprattutto narrativa, per poi appassionarsi alla poesia e provare a scriverne. Dopo il liceo scientifico e la laurea in scienze politiche indirizzo storico alla Facoltà Cesare Alfieri di Firenze, si dedica alla attività imprenditoriale nella azienda familiare, ma non tralascia mai lo studio, la lettura, l'approfondimento di quella parte di sé che sente più vera. Dopo anni di maturazione interiore scrive e pubblica i suoi primi libri. Da segnalare Quando cadranno i giorni (Ladolfi editore 2019), Oltre il buio della notte (La Vita Felice,2019), Un uomo tra gli uomini (Ladolfi editore 2020), Dentro tutte le cose c'è amore (Puntoacapo 2021), Prima della voce (Samuele editore 2021), Il quinto tempo (Samuele editore 2022), Un lunghissimo addio (Pequod 2023). In uscita a breve nella Collana Callisto della Samuele Editore Imparare a dirsi addio (Samuele editore 2025). Tra i riconoscimenti ottenuti: Premio Giovanni Pascoli L'Ora di Barga nel 2019, il quarto posto al Premio Internazionale Città di Latina nel 2019, il quarto posto al premio Letterario Città di Grottammare nel 2020, finalista al Premio Michelangelo Buonarroti di Serravezza nel 2021, sesto posto al Premio Internazionale Città di Latina nel 2021, secondo posto al premio Letterario Giovane Holden di Viareggio, quarto posto al premio Giovanni Pascoli L'ora di Barga 2022, finalista al Premio Internazionale Città di Latina nel 2022 e nel 2023, secondo posto al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa Le Grazie Portovenere nel 2024, finalista al Premio Internazionale Francesco Giampietri nel 2025.

Poesie

Ti ho visto 

nel ramo coperto

di neve

nel sole che torna

dopo la sera

ti ho visto in un mare

arrabbiato 

nel solco del piede

sul prato.

 

Eppure dovrei essere

felice, bagnarmi

i capelli, farmi radice.

E invece questo tarlo

rode e disegna

arabeschi d'ombra

e turbamenti.

 

A letto la sera

col cuore che batte

penso a un prato

che accoglie

nel dormiveglia

crederci, che sia vero,

che verremo abbracciati

da un sole rovente.

 

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Resta poco 

un segno appena

sull'asfalto

sul manto erboso

forse una traccia fine.

 

I tuoi occhi scuri

che lascio lago

inesplorato, il viso amato

fatto rotondo dalla prigionia.

Resta una memoria nei tuoi

occhi di neve

la stessa che solcammo.

 

Resta un sonno tormentato

un vento di rimorsi 

tomba senza alberi

di un amore vero

quando tu tornavi.

 

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Quando si spegne la luce

e i morti vengono a trovarmi

nella nebbia fine che entra

nel respiro, allora non occorre

alcuna voce, bastano i brividi

l'odore della pelle di chi si è amato.

 

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Ho cercato la scia e la voce

qualcosa è passato 

accanto, di lato

forse un fuoco fatuo

o una immagine riflessa

sul candore di un mattino

che non trovo più.

 

Allora accettare che sia così

che stia finendo tutto lentamente

e dentro un mare quasi calmo 

lasciarsi scivolare

a volte occorre fermarsi

guardare indietro

forse vedremo ancora occhi

luminosi, forse no.

 

Ma se riesci a guardare

non sei ancora morto dentro 

forse c'è tempo, sì,

per ritrovare l'odore. 

 

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Questi squarci di luce

che arrivano improvvisi

attraversano le strisce pedonali

i marciapiedi rotti

così si consumano le ore

il registro morbido del vivere

la preghiera e la disperazione.




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