07 Ottobre 2026

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Questa domenica in settembre

Ivo Grande: «Torniamo a suonare insieme per Guccini»

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Ivo Grande: «Torniamo a suonare insieme per Guccini»

di Simona Pacini

POGGIBONSI - Ivo Grande, docente di italiano e latino al liceo, musicista e diverse altre cose, ha fatto parte del quartetto guida di chitarristi alla serata che Poggibonsi ha dedicato alla memoria di Francesco Guccini.

Ciao Ivo. Ti ho conosciuto, non di persona, ascoltando una fiaba sonora durante i primi mesi del Covid, “Rossini a colori!”, un lavoro di Matteo Pelliti, letto da te e realizzato grazie alla Scintilla. Come sei stato scelto per quella lettura?

“Conosco da tempo Matteo Pelliti come poeta. Sono un avido lettore delle sue poesie e lui mi aveva sentito leggere in occasione di un incontro a Poggibonsi e lo aveva apprezzato. Durante il Covid gli è venuta l’idea che potessimo fare questa cosa insieme. Mi ha inviato questo testo molto divertente, mi ha chiesto di mandargli dei vocali della mia lettura e poi ha montato tutto inserendo musiche di Rossini. Proveremo a proporre il lavoro anche dal vivo, magari prima o poi ci riesce”.

Poi ci siamo visti di persona a Cavallano, a un incontro con Nadia Terranova. Come la conosci e che cosa apprezzi di più di lei come scrittrice?

“Nadia Terranova la conosco dai primi anni Duemila. Entrambi avevamo un blog di scrittura su Splinder. Era una galassia in cui era facile entrare in collisione felice con altri pianeti, con altri blogger, e quindi abbiamo iniziato a scambiarci testi che scrivevamo, consigli di lettura, e si è subito stabilito un legame di amicizia molto forte, molto bello. Ci siamo visti a Roma, a suo tempo, poi per un po’ ci siamo persi, finché non è uscito il suo primo romanzo per Einaudi, “Gli anni al contrario”. A quel punto ci siamo riavvicinati, è venuta in Valdelsa, dove negli anni ho presentato tutti i suoi libri”.

Ora ti incontro al concerto di Questa domenica in settembre. Come è nata la tua passione per Guccini?

“Quando ero piccolo facevamo lunghi viaggi in macchina con la mia famiglia, anche con mia sorella, più piccola di me di qualche anno, e i miei ascoltavano molta musica. Amavano i cantautori, tra questi Guccini aveva una posizione di spicco. Sentivamo Radici, Due anni dopo, i live coi Nomadi. Andavamo a tanti concerti dei Nomadi e buona parte del repertorio allora era di Guccini. Di Guccini mi affascinavano moltissimo sia le atmosfere musicali che i testi. Poi negli anni del liceo trovai che erano testi profondamente letterari, vedevo punti di contatto con la poesia che studiavo a scuola e anche dopo all’università, dove ho fatto Lettere. C’era una continuità non sospetta con i poeti della tradizione, Carducci, Gozzano. Ma l’amore profondo era già scattato quando ero piccolo. Nel 1990, a quindici anni, ho visto il suo concerto a Firenze, dopo che era uscito l’album Quello che non. Ero emozionatissimo di trovarmi di fronte a lui. Un’altra volta mi capitò di incontrarlo a un evento culturale sul vino a Siena, all’Enoteca Italiana in Fortezza. Me lo trovai di fronte, altissimo. Un signore gli urlò: “Guccini, che aria tira lassù?”. E lui scoppiò a ridere in quella sua maniera fragorosa.

Un altro contatto l’ho avuto partecipando a Fahrenheit, la trasmissione radiofonica. Parlammo un po’ delle sue canzoni più vecchie, che lui non amava riproporre. Io da fan sfegatato gliene nominai qualcuna e lui mi disse “in realtà non le ripropongo più perché sono morte dentro di me. Capisco che per te non sia così, ma io non riesco più a cantarle”. Fu uno scambio molto affettuoso”.

Come andò questa cosa di Fahrenheit?

“L’incontro radiofonico risale agli anni universitari, ero già grande, e avevo continuato a sviluppare interesse per letteratura, poesia e narrativa, per la musica e le canzoni, una forma che intreccia letteratura e musica in un modo che mi sbalordisce sempre. In quell’occasione Guccini era ospite e gli ascoltatori furono invitati a telefonare per fare domande in diretta. Così chiamai”.

Le canzoni, dicevi… 

“Sì, hanno questo aspetto magico di essere straordinariamente leggere, di muoversi nell’aria e riuscire ad arrivare a tutti, in qualunque momento della giornata. Le canzoni possono arrivare dappertutto, destare all'improvviso l’attenzione di ascoltatori distratti fino a un attimo prima, di gente ferma a un incrocio o che sta lavorando, anche a una mansione pesante, in cantieri, o impegnata in altre situazioni anche gravose. Una canzone li raggiunge, rimane impressa e lavora dentro di loro. Credo che siano veramente qualcosa di straordinario proprio per questa leggerezza”.

Tra l’altro tu sei un musicista…

“Sono appassionato di rock e di tanti altri generi, anche se sono rimasto un attento ascoltatore di canzoni. Ho un gruppo, i brianeVo, con Marco Mezzetti alla chitarra, Leonardo Berrettini, “Gaggio”, alla batteria, Luciano Pignattai, “Gano”, al basso, e con loro mi diverto anche a scriverne”.

Tornando a Guccini, i “tuoi” ragazzi lo conoscono? 

“Ho sempre pensato che Guccini avesse la capacità di parlare all’individuo, a ciascuno di noi, a tutti, anche ai ragazzi. Questo può sembrare sorprendente: qualche anno fa un mio alunno durante un’autogestione al liceo mi ha chiesto di fare una lezione proprio su Guccini. L’ho fatta con grande piacere e ho invitato anche Carmine Torchia a cantare alcune canzoni. È stato un momento molto bello di condivisione per i ragazzi. Credo che in qualche modo si riconoscano in lui per la capacità di intercettare la sensibilità particolare di ognuno di noi, perché tocca temi universali e non ha paura di mostrare le proprie debolezze, che poi sono quelle che tutti sperimentiamo, nell’amicizia, nell’amore, nella paura di morire. Ecco credo che qui stia il suo valore più alto. E poi è un grande traghettatore di modi tipici della poesia e della letteratura tradizionale italiana e di alcuni suoi moduli dentro la forma canzone. Quindi ci sono sempre echi di quello che molti di noi studiano a scuola e poi rielaborano, anche inconsapevolmente, ascoltando la sua musica. È un’eco che fa sempre piacere riascoltare dentro di sé”.

Qual è la tua canzone preferita del repertorio gucciniano? 

“La mia relazione con Guccini, come ascoltatore, nel tempo è diventata meno fervente rispetto a quanto lo fosse quando ero ragazzo. Credo che l'ultimo disco bello bello sia stato Quello che non, poi è andato un po’ a ripetersi. Inevitabile, anche se nei dischi successivi ci sono ottime canzoni. Io rimango più legato a quelli precedenti. È veramente difficile dire una sola canzone preferita. Incontro è una di queste. Poi forse, Canzone quasi d’amore, che è un pezzo a cui sono legatissimo per ragioni personali. Un’altra che ritengo splendida è Autogrill, per come riesce a imbastire in tre minuti un racconto straordinario di grande sapienza letteraria”.

Tu sei stato tra le persone che hanno chiesto di organizzare un evento in sua memoria.

“Quando ho saputo della morte di Guccini ho registrato un piccolo video in cui suonavo Incontro con la chitarra e l’ho pubblicato sui social, con un certo riscontro. David Taddei mi ha contattato dicendo che sarebbe stato bello fare anche a Poggibonsi quello che avevano fatto a Bologna e la cosa è partita. Poi c’è stato il coinvolgimento degli altri amici”.

Quindi hai fatto parte del gruppo di chitarristi. Immagino sia stata un’esperienza piuttosto singolare… Che cosa ti ha colpito di più sul momento e che cosa ti è rimasto della serata?

“La cosa che mi ha colpito di più della serata è stata la dimensione rituale che immediatamente ha preso la cosa, come se tutti ci fossimo trovati lì a salutare qualcuno che aveva fatto parte della nostra vita attraverso i suoi versi e che ci stava a cuore. Sono stati dei momenti veramente toccanti. Vedere gente che si conosce anche solo di vista e sentirsi accomunati da questo affetto nei confronti di una persona, celebrarla attraverso una cantata collettiva, è stato come darsi un grande abbraccio. Una sensazione indimenticabile. Attaccare una canzone e sentire la piazza all’unisono che la intona commossa è stato qualcosa di davvero indescrivibile. Mi è rimasta la voglia di ripetere questa esperienza. Sarebbe bello l’anno prossimo ritrovarsi, intorno alla stessa data, magari la prima o la seconda domenica di settembre, per tornare a cantare Guccini tutti insieme”.

 

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