04 Ottobre 2026

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit. A accusamus cumque excepturi illum iste magni minus quaerat rerum tenetur voluptatibus!

Questa domenica in settembre

Silvio Ciappi: «Guccini? È come la Costituzione Italiana»

Condividi:
Silvio Ciappi: «Guccini? È come la Costituzione Italiana»

di Simona Pacini 

«Il 6 agosto ero in vacanza in Sicilia quando mi ha chiamato mio figlio. Mi ha detto: Babbo, ti devo dire una cosa brutta che è successa. Ammetto che in quel momento mi si è gelato il sangue e il pensiero è andato subito a una persona cara che stava poco bene. Poi Mattia mi ha detto: è morto Francesco Guccini. Ma non mi sono sentito affatto sollevato, anzi».

Silvio Ciappi, psicoterapeuta e criminologo poggibonsese, ripercorre il proprio rapporto con il cantautore di Pavana. Anche Silvio ha fatto parte del gruppo guida dei chitarristi che hanno accompagnato il canto delle centinaia di persone accorse in piazza Rosselli per ricordare Guccini, il 20 settembre scorso a Poggibonsi.

da sinistra: Silvio Ciappi, Lorenzo Castelli, David Taddei

«È stato un momento che mi ha fatto riflettere molto - continua Ciappi - perché me lo ha annunciato come se fosse morto un amico caro, un familiare. Devo dire che anch’io non ho nascosto la commozione quando me l’ha detto. Guccini in fondo aveva quest’aria di familiarità, non so bene in base a quale astratto motivo. Credo che sia successo a molti come a me, alla mia famiglia, di considerarlo un po’ una persona di casa».

L’amore di Silvio per Guccini risale agli anni dell’infanzia quando, tra i regali della Prima Comunione, apparvero due dischi, uno del Maestro di Pavana, Radici, e I Buoni e i Cattivi di Edoardo Bennato.

In Radici c’è una delle sue canzoni preferite del repertorio gucciniano: Incontro.

«In realtà è proprio quella che sintetizza la mia idea di Guccini. Mi trasmette un’aria calda, di calore, ed è anche una delle prime che ho imparato a fare con la chitarra. È quella che preferisco suonare e cantare. Ed era proprio in uno dei due album che ricevetti in regalo per la Prima Comunione».

Un incontro decisivo quello con Guccini, che non hai più abbandonato.

«No, infatti… Tanto più che all’età di tredici anni grazie a mio padre che mi portò con sé potei vederlo in concerto a Castelfiorentino. Era il 1978».

Nel suonare le sue canzoni, abbiamo notato nella serata di Questa domenica in settembre, sembri privilegiare la cifra più acustica delle sue canzoni, soprattutto l’arpeggiato. 

«Sì, è così. Mi piace molto l’arpeggiato nelle canzoni di Guccini, che tra l’altro ha sempre avuto dei chitarristi stupendi, come Flaco Biondini. Poi l’atmosfera dei suoi brani è anche un po’ malinconica e l’arpeggio si presta molto a questa malinconia di base».

Un momento di Questa domenica in settembre

Molti identificano Guccini con La Locomotiva, In morte di S.F., Eskimo, L’avvelenata, insomma, principalmente nella sua prima produzione, a cui appartengono i suoi brani più famosi. Sicuramente non è facile attraversare decenni e decenni di musica senza ripetersi. Un critico però ha scritto che con l’Ultima Thule, l’album che risale pur sempre al 2012, Guccini ha dimostrato di avere ancora qualcosa da dire. Io devo ammettere di averlo un po’ perso sulla produzione finale, tu invece conosci bene anche queste, di canzoni… 

«Sì, è vero. Conosco bene anche le ultime canzoni di Guccini. Credo che proprio le ultime abbiano ancor più affinato una sorta di sua malinconia. Questo aspetto malinconico, che si sposa molto anche con la poesia delle sue rime, è quello che a me piace molto».

Le canzoni di Guccini in genere sono lunghissime, piene di accordi e di parole. È difficile che passino in radio, anche perché rappresentano l’esatto contrario di ciò che richiede il marketing musicale, quindi i suoi dischi devi proprio andare a cercarli. Allora, com’è secondo te che tutte le generazioni hanno una fetta di giovani che lo ascolta, lo capisce e lo adora? 

«Io credo che i giovani ascoltino Guccini perché è credibile. È un po’ come la Costituzione Italiana. I giovani hanno bisogno di parole vere, di parole forti. E di adulti credibili. Guccini è un adulto credibile. Purtroppo invece questi giovani sono circondati da adulti che li invitano a essere sé stessi, ma imponendo loro il modo di esserlo. Che è come se dicessi a mio figlio, sii te stesso, ma a modo mio. Non risultiamo credibili. Chiediamo loro di non utilizzare il cellulare, quando noi ci stiamo appiccicati, di non usare i social quando noi li usiamo prepotentemente. Parlando in modo provocatorio direi che il cellulare andrebbe limitato non ai giovani ma agli adulti».

Tu hai una tua storia musicale… Hai fatto parte di band in passato? 

«Io ho sempre suonato, ma ora non suono più. La mia prima chitarra elettrica ha fatto il giro dei gruppi che si sono avvicendati sulla scena della Valdelsa rock, ormai nel secolo scorso. Ho suonato con musicisti bravissimi, i Dark Angels, ho partecipato non come musicista ma all’elaborazione dei primi Symbiosi, con Mirko Frilli e David Taddei. Ho messo in piedi altri gruppi. Uno reggae con il compianto Simone Del Zanna, con David alla voce, i VivinC. La musica è sempre stata importante per me, per la mia famiglia. Mia figlia canta lirica, in casa abbiamo diverse chitarre e perfino due pianoforti, per cui la musica è un aspetto imprescindibile della mia formazione. Devo dire anche che è entrata molto nella mia professione di psicoterapeuta e di criminologo, nonché nei miei libri. I riferimenti musicali, insieme a quelli letterari, rappresentano il corpo del mio lavoro».

Abbiamo iniziato la conversazione parlando di tuo figlio. Anche lui condivide questa tua passione?

«Sì, anche Mattia, che canta musica Rap, apprezza Guccini. È andato perfino a Pavana a visitare i suoi luoghi. Sono contento che facendo ascoltare la ‘nostra’ musica ai nostri figli, abbiano potuto affinare i loro gusti musicali».

Silvio Ciappi alla chitarra in una band giovanile

 

Forse potrebbe interessarti anche...