29 Luglio 2026

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Dramma sul lavoro: muore a 31 anni a San Gimignano

Dramma sul lavoro: muore a 31 anni a San Gimignano

Tragico incidente sul lavoro oggi pomeriggio a San Gimignano. Un ragazzo di 31 anni, Francesco Mannozzi, originario di San Gimignano, è deceduto mentre era al lavoro. L'incidente è avvenuto alle 15.27 in località Racciano.  Sembra che il giovane operaio sia stato travolto da una parete o da un grosso quantitativo di materiale mentre era al lavoro. Stando ad una prima ricostruzione, il 31enne effettuava alcuni lavori di ristrutturazione di una casa. Ad un certo punto sarebbe crollata una parte del tetto e la vittima è stata investita in pieno dal crollo ed è rimasta sotto le macerie.  Mannozzi lavorava per la ditta edile del padre. È stato soccorso immediatamente ma non c'è stato niente da fare. Anche un collega, anche lui di 31 anni, è rimasto ferito, ma non sarebbe in pericolo di vita.

Sul posto è intervento il 118 dell’Asl Toscana sud est, Pegaso 2, l’automedica di San Gimignano, i Carabinieri, i Vigili del Fuoco e il personale Pisll (Prevenzione Igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro).

Perché si continua a morire sul lavoro

Come commenta Marco Bazzoni operaio metalmeccanico, 48 anni di Barberino Tavarnelle (FI) e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che da anni si batte contro lo stragi sul lavoro

C'è chi quando parla di morti sul lavoro, lo fa citando sempre e solo numeri, con fredde statistiche, dimenticandosi che dietro a quei numeri ci sono delle persone. Che purtroppo non ci sono più. Persone che la mattina sono partite presto, per andarsi a guadagnare il pane quotidiano. E che purtroppo non hanno fatto più ritorno a casa. Perché sono morte lavorando. Persone, che avevano degli affetti, degli hobby, una vita.

Sono tanti anni che monitoro le morti sul lavoro, e lo faccio con sensibilità e umanità. Faccio il possibile per riportare il nome di questi lavoratori, perché è giusto che siano ricordati e non siano dimenticati. In questi anni è stato fatto troppo poco, per porre un freno, alle tante, troppe morti. Quelle che nel 2023 vengono chiamate ANCORA, con il termine ipocrita "morti bianche", ma che di bianco non hanno proprio un bel niente.

Un termine che andrebbe abolito, perché è un insulto ai familiari e alle vittime del lavoro. Queste tragedie non fanno solo morti, rovinano famiglie e rendono tanti giovani orfani e soli. Non passa giorno che non ci siano dei morti sul lavoro, ma non dobbiamo dimenticarci assolutamente anche dei lavoratori che ogni giorno si infortunano gravemente e molto spesso restano invalidi. La politica ha il dovere di intervenire di fronte a questo bollettino di guerra sul lavoro, che purtroppo non conosce sosta

Notizia in aggiornamento