29 Luglio 2026

Icona Meteo 37 °C Cielo sereno

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit. A accusamus cumque excepturi illum iste magni minus quaerat rerum tenetur voluptatibus!

Astensionismo alle stelle: Italia Paese dove il non voto è il primo partito

Astensionismo alle stelle: Italia Paese dove il non voto è il primo partito

di Mattia Ciappi

Siamo in allarme rosso. I dati sull’astensionismo recente e su quello previsto in occasione delle prossime elezioni regionali, amministrative ed europee sono allarmanti. Si viaggia ormai verso/oltre il 50% di astenuti. Sembra che l'Italia stia giocando a nascondino con la partecipazione democratica, un fenomeno che ha radici profonde. E che affondano nel passato come una vecchia nave ancorata al molo dell'apatia politica.

In un viaggio temporale dagli anni '70 a oggi, possiamo notare come il nostro rapporto con le urne sia scivolato inesorabilmente verso il basso. Dal 93,4% di partecipazione nel 1976 siamo scesi al misero 63,8% nel 2022, facendo del "partito del non voto" il campione indiscusso.

Le cause di questo declino possono essere le più varie. Ma possiamo suddividerle in tre fasi, come se l'astensionismo fosse una trilogia cinematografica senza un finale soddisfacente. Dalla crisi del '79, segnata dalla disillusione post-'68, al periodo post-1989 con il trionfo della caduta della partecipazione elettorale, fino all'avvento del M5S nel 2009, che sembrava promettere una rivoluzione politico-partecipativa (vedasi il sistema Rousseau e la democrazia diretta), ma che poi si è rivelato un fuoco di paglia.

È inutile nasconderlo la domanda che riecheggia di più tra le persone è: a che serve votare se il risultato è già scritto nelle stelle dei sondaggi?

In questa danza di astensionismo, la politica rischia di diventare un'arte inutile, un po' come cercare di insegnare a un gatto a nuotare. I partiti, sembrano ignorare l'allarme sociale, focalizzandosi più sulle percentuali piuttosto che sui valori assoluti.

Gli stessi partiti giocano un ruolo assai determinante in questa grande crisi partecipativa. Il loro dogma, sul quale campano, sembra essere che la società non possa fare a meno della politica, e la politica sia fatta solo dai partiti, quasi fossero gli unici chef in cucina. Ma la realtà sembra dimostrare il contrario: la società ha sempre meno fame di politica, preferendo relazioni dirette con lo Stato bypassando l'intermediazione partitica.

La politica, secondo i partiti, dovrebbe forgiare il mondo, ma sembra che il popolo abbia altre idee in testa, con movimenti e leader carismatici al di sopra dei partiti che stanno rubando la scena, in Italia e nel Mondo.

Tante volte la causa dell’astensionismo viene attribuita alla comunicazione digitale, ma la vera radice del problema sembra essere la mancanza di contenuti nei programmi elettorali. I partiti cercano di catturare giovani e disillusi con sogni ed emozioni. Ma ciò che veramente manca è il contenuto di realtà/verità di questi sogni.

In definitiva, uno dei risultati di questi crisi della partecipazione democratica è la corporativizzazione dei corpi sociali, degli interessi e delle lobby, con conflitti sempre più in aumento. Una democrazia siffatta, ci chiediamo, ha un futuro garantito? Sembra che la politica italiana abbia ancora molta strada da fare per ritrovare la sua bussola.