di Diego Monaci
Il 12 luglio Trump ha dato l’ultimatum a von der Leyen e ai leader europei riguardo ai dazi da applicare ai prodotti europei nel mercato americano. Ha minacciato di imporre un dazio su tutti i prodotti del 30% a partire dal 1° agosto se a quella data non ci sarà un accordo.
Inoltre, impone la condizione che la tariffa minima dovrà essere del 15-20% (l’attuale tariffa è del 10%). Stime riportano che i nuovi dazi potrebbero ridurre le esportazioni europee verso gli Stati Uniti di circa 85 milioni di euro. Mentre la presidente della Bce Christine Lagarde avverte che l’inflazione nell’eurozona potrebbe aumentare dello 0,5%.
I leader europei, in particolare von der Leyen, Macron e Merz, condannano l’ultimatum della Casa Bianca. Essi cercheranno la via del dialogo ma non escludono contromisure da adottare qualora la posizione di Trump si inasprisse. Nonostante ciò, temono una guerra commerciale con gli Stati Uniti. E questo porterebbe ulteriore instabilità economica sul continente. Che si tradurrebbe in ulteriore instabilità politica, essendo le posizioni di leader come Macron e Merz molto precarie nei rispettivi paesi.
Perché l’Europa è disunita
Si è discusso del fatto che l’Europa non dà risposte decise e unite a queste sfide. Ma è possibile che lo possa fare?
Innanzitutto, il soggetto europeo non esiste. L’Europa è costituita da stati nazionali con storie, sviluppi, lingue e culture diverse, al contrario di superpotenze quali gli Stati Uniti, la Cina e la Russia. Gli Stati Uniti sono sì composti da 50 Stati disseminati su fusi orari e paesaggi diversi. Ma condividono tutti la stessa cultura e la stessa storia. E riconoscono nei valori di libertà e benessere incarnati nella Costituzione del 1776 i propri valori fondamentali.0
Lo stesso discorso vale per la Cina, che più che uno Stato si considera una civiltà, e per la Russia. Ma per far sì che uno stato funzioni in tutto e per tutto è necessario che si imponga con la forza su tutto il territorio, deve esserci un centro che dirige e tutto il resto che ubbidisce. E per far ciò servono guerre che unifichino un determinato territorio.
Si può fare l’esempio dell’Italia, sorta grazie alle guerre risorgimentali della metà dell’800 dirette dal Piemonte dei Savoia. Ma anche la Germania, a seguito di tre guerre portate avanti e vinte dalla Prussia (determinando la “sottomissione” degli altri stati tedeschi a Berlino). E gli stessi Stati Uniti che, a seguito di una sanguinosa guerra civile, imposero la costituzione di una federazione di Stati con un centro che comanda e non più una debole unione di Stati poco coordinati tra loro.
Ci vorrà una guerra per unire davvero l'Europa
Le possibilità che l’Europa potesse diventare un soggetto politico nella storia moderna e contemporanea ci sono state, ma sono fallite. Il sacro romano Imperatore Carlo V tentò con politiche matrimoniali e con la guerra di unificare buona parte del continente. Ma la diffusione della riforma luterana (che lacerò la cristianità, uno dei pochi fattori che unisce l’Europa) e l’opposizione di Francia e Inghilterra fecero fallire il progetto.
L’altro tentativo venne fatto dalla Francia napoleonica, che conquistò i territori che andavano dalla Spagna a Mosca. Fino a quando Russia, Inghilterra e gli Stati tedeschi non respinsero gli eserciti francesi e Parigi abdicò come centro decisionale dello stato europeo più o meno unificato.
Stesso discorso vale per la Germania hitleriana, che unificò l’Europa tra Stati vassalli e territori conquistati, ma Unione Sovietica, Stati Uniti e Inghilterra fecero fallire anche questo tentativo.
La Storia quindi ci fa capire che l’Europa non è un soggetto ma una pluralità di soggetti. Uno Stato europeo potrà sorgere soltanto se un soggetto tra Francia o Germania conquisterà l’intero territorio europeo. Ma il soggetto che si assumerà il compito di unificare il continente (Francia o Germania) troverà l’opposizione di Russia, Stati Uniti, Inghilterra e l’altro Stato tra Francia o Germania, essendo per questi una minaccia alla loro sovranità. Non è mai esistito nella storia uno Stato nato a seguito di un volontario scioglimento di più Stati. Figurarsi 27.
Trump vuole spartire il mondo con le altre due superpotenze?
No. Complice il recente sostegno a Kiev e gli attacchi verbali a Mosca (Raffreddato il fronte mediorientale. Cosa succede tra Russia e Ucraina?). Il suo obiettivo è quello di stabilizzare il fronte interno. La popolazione americana non crede più al “sogno americano” e in molti non vedono più l’America come il miglior paese in cui vivere.
Per questo Trump vuole riportare in America le aziende delocalizzate. E, applicando dazi ai beni di importazione, rendere i loro prodotti più competitivi nel mercato interno, il più “consumistico” del mondo. Facendo così tornare alla prosperità le imprese americane e quindi gli stessi operai. Inoltre, vuole chiudere la guerra in Ucraina e sta cercando di riarmare l’Europa per poter dirottare energie e capitali impiegati per la difesa del vecchio continente, che verrebbe delegata agli europei, verso il miglioramento del benessere dei cittadini americani, ma anche verso il rafforzamento delle posizioni a Taiwan e in Corea del sud, in previsione di una guerra con la Cina, considerata la minaccia geopolitica principale.

