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Punti nascita, cresce il fronte del no alla chiusura: Pd e territori fanno muro per salvare Campostaggia e Nottola

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Punti nascita, cresce il fronte del no alla chiusura: Pd e territori fanno muro per salvare Campostaggia e Nottola

Si allarga il fronte istituzionale e politico contro la decisione del ministero della Salute di avviare la chiusura del punto nascita dell'ospedale di Campostaggia e di concedere soltanto una deroga annuale a quello di Nottola. Dopo la presa di posizione della Regione e dei sindaci interessati, arrivano nuovi interventi che chiedono al Governo di riconsiderare il provvedimento e di salvaguardare due presìdi ritenuti strategici per le aree interne.

Il segretario provinciale del Partito Democratico di Siena, Nico Bartalini, esprime pieno sostegno alla Regione e ai sindaci di Montepulciano, Michele Angiolini, e di Poggibonsi, Susanna Cenni. Secondo Bartalini, per Nottola non può essere ignorato il fatto che oltre 200 bambini nascono in aree dove il tempo di percorrenza verso un punto nascita alternativo supera i 60 minuti, condizione che la normativa nazionale considera elemento utile per il riconoscimento della deroga. Per Campostaggia, invece, il Pd provinciale condivide la volontà della Regione di proseguire il confronto con il Ministero attraverso una proposta organizzativa che valorizzi le peculiarità del territorio e la qualità della rete assistenziale, sottolineando come non possano essere considerati soltanto i chilometri che separano l'ospedale da Le Scotte, ma anche l'elevata specializzazione del reparto sul parto naturale.

Bartalini si unisce inoltre all'appello dei sindaci che in queste ore stanno chiedendo una discussione istituzionale sul futuro dei due reparti e critica l'approccio del Governo, accusato di affrontare la questione esclusivamente attraverso parametri numerici senza una reale politica nazionale per la natalità e il sostegno alle famiglie.

Sulla stessa linea interviene Franco Gallerini, di Poggibonsi Democratica, che definisce "irricevibile" il parere del Ministero sulla chiusura del punto nascita di Campostaggia. Per Gallerini la decisione non tiene conto della storia e della qualità del reparto e rischia di produrre effetti pesanti sull'intero sistema sanitario valdelsano, coinvolgendo anche consultori, percorsi di accompagnamento alla nascita e servizi territoriali.

L'esponente di Poggibonsi Democratica ritiene insufficiente limitarsi a contestare il provvedimento e chiede un confronto immediato tra Regione e Asl Toscana Sud Est per affrontare le cause della diminuzione delle nascite. Respinge inoltre l'ipotesi di un accorpamento con l'ospedale Le Scotte, ricordando che anche il policlinico senese registra un calo dei parti. Gallerini propone infine la costituzione di un comitato valdelsano aperto alle realtà del territorio per rilanciare il punto nascita e rafforzare l'intero presidio ospedaliero, che serve un bacino di circa 100 mila abitanti.

Anche il Partito Democratico di Poggibonsi esprime pieno sostegno alla sindaca Susanna Cenni, al sindaco di Montepulciano Michele Angiolini e a tutti i sindaci impegnati nella difesa dei punti nascita. In una nota il circolo sottolinea che il parere del Comitato Percorso Nascita nazionale rischia di penalizzare territori che hanno diritto a servizi sanitari di prossimità e invita il Governo ad assumersi la responsabilità di investire nella sanità pubblica e nelle aree interne.

Il Pd poggibonsese riconosce il valore delle indicazioni tecnico-scientifiche ma sostiene che il diritto alla salute non possa essere valutato esclusivamente attraverso parametri numerici, soprattutto in un contesto caratterizzato dal calo demografico. Per questo chiede a Regione Toscana e Asl Toscana Sud Est di mettere in campo tutte le azioni necessarie per mantenere il punto nascita in Valdelsa.

Si aggiunge al fronte contrario alla chiusura anche Rifondazione Comunista, che attraverso il Comitato politico provinciale chiede una revisione della normativa nazionale sui punti nascita. Secondo il partito, il diniego della deroga per Campostaggia rappresenta "l'anticamera della chiusura", mentre quella concessa a Nottola per un solo anno viene definita una soluzione precaria. Rifondazione ricorda che la soglia minima dei 500 parti annui fu introdotta nel 2010 e successivamente irrigidita nel 2015, in un contesto demografico profondamente diverso dall'attuale. "All'epoca in Italia nascevano oltre mezzo milione di bambini l'anno, mentre oggi le nascite sono diminuite di circa un terzo", sottolinea il partito, sostenendo che continuare ad applicare gli stessi parametri significhi penalizzare le aree interne.

Nel comunicato, Rifondazione Comunista collega inoltre la vicenda dei punti nascita alle scelte di politica nazionale, criticando l'aumento delle risorse destinate alla spesa militare a fronte dei tagli alla sanità territoriale. Per Rifondazione Comunista, "Campostaggia e Nottola non sono un peso da tagliare, ma servizi essenziali da difendere", rilanciando la richiesta di "meno soldi per le armi e più investimenti nella sanità di prossimità".

Dal canto suo, l'Asl Toscana Sud Est ha confermato l'intenzione di proseguire il confronto con la Regione Toscana e con il Ministero della Salute, lavorando alla predisposizione delle soluzioni organizzative richieste per sostenere la permanenza dei servizi nei due ospedali, ribadendo la volontà di tutelare la qualità e la sicurezza dell'assistenza garantita alle future mamme.

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