20 Agosto 2026

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Addio a Piero Nencini, l'“Esagerato” che ha fatto la storia dei locali di Colle di Val d'Elsa

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Addio a Piero Nencini, l'“Esagerato” che ha fatto la storia dei locali di Colle di Val d'Elsa

COLLE DI VAL D'ELSA – È morto ieri, 18 agosto, all’età di 77 anni Piero Nencini, figura conosciuta e rispettata della vita cittadina di Colle di Val d’Elsa. Per decenni, attraverso i suoi locali, ha accompagnato la quotidianità e le serate di generazioni di colligiani, diventando una presenza discreta ma profondamente radicata nella storia della città. I funerali si terranno domani, 20 agosto, alle 15,30 a Castiglioni Alto. 

Nencini era figlio di Ottavio Nencini, della famiglia dei Nencini di Castiglioni Basso, e di Lorena, titolare della storica pasticceria che si trovava sull’Aringo. Proprio da quella tradizione familiare sarebbe partito il percorso imprenditoriale di Piero, destinato a lasciare un segno nel commercio e nella ristorazione colligiana.

Il bar Garibaldi e quel soprannome, “l'Esagerato”

Negli anni Ottanta rilevò il bar Garibaldi, storico esercizio affacciato su piazza Arnolfo di Cambio, trasformandolo in un locale elegante e particolarmente vivace. Il grande plateatico divenne negli anni uno spazio per feste, concerti e sfilate di moda, contribuendo a fare del bar uno dei luoghi di riferimento della socialità cittadina.

Fu in quel periodo che a Piero venne affibbiato il soprannome con cui sarebbe rimasto conosciuto a Colle: “l'Esagerato”. Un appellativo nato dalla sua capacità di immaginare e realizzare iniziative fuori dagli schemi, nonostante un carattere profondamente riservato e lontano dai riflettori.

La storia del Garibaldi affonda peraltro le proprie radici ancora più indietro nel tempo: l’attività nacque nel 1912 nel cuore della città, sotto il loggiato del Palazzo dell’Orologio, e già negli anni Trenta era diventata caffetteria, pasticceria e sala da tè, oltre che luogo d’incontro.

La pasticceria Lorena e il legame con la famiglia

Parallelamente, la pasticceria Lorena si trasferì dall’Aringo nei locali retrostanti il negozio, mantenendo un ingresso indipendente. L’attività è ancora oggi associata a quella storia familiare e risulta tuttora presente in via Cennini.

Ma il progetto imprenditoriale di Nencini non si fermò al centro della città.

Il recupero del Molino del Moro

Tra le sue opere più significative ci fu l’acquisizione e il recupero del Molino del Moro, antico edificio che Piero riportò a nuova vita trasformandolo in un ristorante.

Un intervento condotto con pazienza e con particolare attenzione alla conservazione delle caratteristiche originarie dell'edificio. Il ristorante venne ricavato all’interno dell’antico mulino e divenne per anni uno dei locali più conosciuti e ricercati di Colle.

Il fascino del luogo era anche nella possibilità di osservare, attraverso le vetrate inserite nel pavimento, gli antichi macchinari del piano inferiore, la macina e il ritrecine, legati al sistema delle gore che alimentavano il mulino. Ancora oggi il Molino il Moro è indicato come un ristorante ricavato nello storico mulino ad acqua, in via della Ruota, a pochi passi da piazza Arnolfo di Cambio.

Una presenza discreta, ma una colonna della città

Piero Nencini era un uomo riservato, taciturno, poco incline a mettersi al centro dell’attenzione. Eppure la sua presenza era diventata parte del paesaggio umano di Colle.

Da tempo era malato e le sue condizioni si erano aggravate nelle ultime settimane. Nonostante la malattia, fino a non molto tempo fa aveva continuato a frequentare la pasticceria, mantenendo quel legame quotidiano con il lavoro e con i luoghi che avevano segnato tutta la sua vita.

A Colle, intanto, si moltiplicano sui social i messaggi di cordoglio. Sono in molti a ricordare non soltanto l’imprenditore, ma soprattutto una persona che, con la sua discrezione, aveva finito per rappresentare una vera colonna della città.

Nencini lascia la moglie Adriana e il figlio Andrea, che da tempo ha raccolto il testimone del padre al bar Garibaldi.

Piero aveva anche una sorella, Giovanna, scomparsa a soli 50 anni.

Con la morte di Piero Nencini, Colle perde così uno degli uomini che, senza mai cercare la ribalta, hanno contribuito a costruire la memoria quotidiana della città: quella fatta di caffè, incontri, feste, ristoranti, tradizioni familiari e luoghi diventati nel tempo parte dell'identità collettiva.

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