07 Gennaio 2026

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Trump invade il Venezuela: ecco perché Washington ha scelto la linea dura

Trump invade il Venezuela: ecco perché Washington ha scelto la linea dura

di Diego Monaci

Dopo almeno due mesi di minacce esplicite, Trump è passato all’azione e nella notte italiana tra il 2 ed il 3 gennaio ha ordinato l’invasione del Venezuela e la cattura del presidente in carica Nicolás Maduro e della moglie.

Alle 4,46 italiane è scattato il blitz e meno di 5 ore dopo Maduro era su una nave militare americana. Entrambi sono accusati dalla giustizia federale degli Stati Uniti di narco-terrorismo, traffico internazionale di cocaina e uso di armi da guerra. Cade quindi una dittatura di stampo marxista e nazionalista che andava avanti dal 1999, quando Hugo Chavez, predecessore di Maduro, prese il potere.

Si sta dibattendo in queste ore sulla legittimità dell’azione. Trump ha declassato Maduro da leader del Venezuela a “narcoterrorista”, capo del “Cartel de los Soles”, un’organizzazione di trafficanti di droga dichiarata dal governo americano “organizzazione terroristica straniera”. Però, gran parte della droga che entra negli Stati Uniti ha origine o transita in Messico, soprattutto per quanto riguarda il temibile fentanyl, o, in misura minore, in Colombia. Inoltre, invadere ed aggredire un Paese sovrano e rapirne il presidente è una chiara violazione del diritto internazionale.

Vale la pena, quindi, capire le cause principali dell’azione.

Riaffermazione della supremazia sul continente americano

Nella seconda parte del '900, Washington moltiplicò le azioni coperte o gli interventi militari espliciti per rovesciare regimi in America latina a loro ostili (gli esempi di Cuba, Cile, Guatemala, Nicaragua, Grenada, ecc). L’obiettivo era quello di evitare che una grande potenza ostile si installasse alle porte di casa degli Stati Uniti e li rendesse vulnerabili politicamente e militarmente (l’esempio più celebre fu l’installazione di testate missilistiche a Cuba, a poche miglia nautiche da Miami, da parte dell’Urss ad inizio anni 60, da cui seguì una seria crisi diplomatica tra le due superpotenze).

Ad oggi la Russia non è più un pericolo sul continente americano, ma la Cina sta guadagnando molte posizioni a livello commerciale e finanziario. Essa è diventata un partner commerciale centrale nella regione e, per Paesi come Brasile, Perù e Cile, è il partner principale. Da qualche anno, inoltre, sono aumentate le visite dei presidenti latino-americani in Cina.

Il Venezuela di Maduro

Nicolás Maduro, salito al potere in Venezuela nel 2013, ha seguito la linea antiamericana del suo predecessore Chavez, approfondendo le relazioni con Russia, Iran e soprattutto Cina. Grazie alla grande quantità di petrolio disponibile, ha potuto foraggiare gli altri regimi antiamericani della regione, quali Cuba e Nicaragua, rendendoli meno vulnerabili alle sanzioni di Washington.

Come detto, la relazione con la Cina era diventata fondamentale: dal 2007 il Venezuela è stato il principale destinatario di aiuti finanziari cinesi della regione, mentre alla Cina va l’80% del petrolio venezuelano esportato.

La strategia americana

La presidenza Trump, come è noto, ha deciso di disimpegnarsi dall’Europa per concentrarsi maggiormente sul continente americano e sulla competizione con la Cina. L’obiettivo è quello di bloccare l’approfondimento dell’influenza cinese in America latina ed invertire la tendenza.

Colpendo Maduro sono stati raggiunti alcuni obiettivi: i regimi antiamericani della regione sono stati indeboliti (Cuba e Nicaragua avranno meno aiuti e petrolio dal Venezuela) ed è stato lanciato un monito ai paesi latino americani, cioè che la dipendenza dalla Cina verrà sempre meno tollerata.

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