03 Aprile 2026

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Trump e Musk contro l’Europa e la nuova strategia americana di sicurezza nazionale

Trump e Musk contro l’Europa e la nuova strategia americana di sicurezza nazionale

di Diego Monaci

Le bordate all’Europa derivanti dall’altra sponda dell’Atlantico non fanno ormai più notizia, alimentate dalle dichiarazioni di Donald Trump e dalle reazioni di Elon Musk alle recenti sanzioni Ue. Ma cosa c’è davvero dietro questo nuovo fronte transatlantico? Vale la pena capire da cosa derivano. 

L’Unione Europea ha sanzionato la piattaforma X per circa 120 milioni di euro per violazioni delle norme Ue sui servizi digitali. Come è noto, la piattaforma è di proprietà del multimiliardario Elon Musk, che non si è risparmiato neanche stavolta contro l’Unione Europea, definendola “il Quarto Reich”, sostenendo che dovrebbe essere abolita e che la sovranità dovrebbe tornare ai singoli Stati membri. 

Se Musk si scaglia contro Bruxelles per meri motivi individuali, ben più importanti sono i motivi derivanti dagli attacchi di Trump. Il magnate newyorkese non solo ha attaccato la decisione europea di multare la piattaforma X, ma il suo governo, con la nuova National Security Strategy emessa lo scorso 4 dicembre, ha verbalmente demolito l’Europa. Ecco cosa riporta il documento. 

Le premesse sull’Europa suonano come una campana a morto: non solo essa ha perso una quota rilevante del Pil globale (dal 25% del 1990 al 14% attuale), ma rischia anche una “cancellazione della civiltà”, a causa, secondo il documento, delle politiche migratorie, del crollo del tasso di natalità, della perdita delle identità nazionali, della censura verso le opposizioni politiche e della perdita di sovranità dei singoli stati a causa dell’Unione Europea. 

Spiega inoltre che l’Europa è più forte complessivamente della Russia, ma, se essa ha i mezzi, non ha la volontà politica, e l’America non vuole più supplire a questo deficit. Per questo viene imposto l’aumento delle spese per la difesa dal 2 al 5% del Pil. Infine, viene data priorità ad una rapida cessazione delle ostilità in Ucraina. 

Al di là della retorica trumpiana sull’Europa, Washington sceglie di disinteressarsi del vecchio continente semplicemente perché la linea del fronte tra Russia e Nato è ormai arrivata molto ad Est, per cui non c’è pericolo che il nemico (la Russia) possa arrivare militarmente fino alle coste Atlantiche e minacciare così il territorio americano (rischio che c’era durante la guerra fredda).

Per questo, il destino dell’Ucraina è irrilevante ai fini della propria sicurezza nazionale. La vera minaccia è diventata la Cina, non solo a livello economico ma anche a livello militare, dato che ha i mezzi e la volontà di poter dominare il mare adiacente alle sue coste e, di conseguenza, di minacciare l’Oceano Pacifico, quindi le Hawaii e la California.

Per combatterla, Washington cerca di dividerla dalla Russia (facendo a Mosca concessioni in Ucraina) e intende rafforzare il fronte anticinese (a scapito dell’Europa), ma senza provocarla o cercando un conflitto. Infatti, Trump a inizio dicembre ha ammonito la premier giapponese Sanae Takaichi dopo aver affermato che, se la Cina dovesse invadere Taiwan, Tokyo interverrebbe militarmente a difesa dell’isola; parole che scatenarono le ire di Pechino. Infatti, Trump ne prese le distanze. 

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