23 Giugno 2026

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Sale, ruggine e polvere che pensa: il volto nascosto di Cuba

Sale, ruggine e polvere che pensa: il volto nascosto di Cuba

di  Yuli Cruz Lezcano

 

 

Dove il buio pesa come i rifiuti

 

L’aria di Cuba è una corda 

tesa tra il sale e la ruggine,
un respiro che inciampa 

nei vicoli dove il sole 

non osa più restare.
Le case parlano piano, 

come chi ha imparato 

a non farsi ascoltare dal dolore.

L’umanità a Cuba 

ha scarpe grandi
e l'uomo, con le sue scarpe grandi, trascina non solo il peso 

del proprio corpo.
Pesano le città abbandonate, 

i condotti dell'acqua 

che cadono a pezzi, 

pesa l'immondizia non raccolta 

il buio che cade sulle finestre, 

pesa il riposizionamento 

dello che se sta vivendo,
dove quando si butta 

quel che non serve
lo stesso gesto seppellisce.

Le strade sono vene infette 

di un corpo troppo stanco per guarire.
La spazzatura diventa geografia, innalza montagne basse 

di rifiuti e silenzio,
isole putrefatte che congiungono 

epatite, febbre e pestilenza.

Non esiste posto per chi arriva,
con scope vecchie 

si cerca di fare posto.

I vicini, ombre gentili 

contro il degrado,
alzano la scopa 

per spingere via la preghiera storta,
per allontanare la puzza 

che entra nelle case.
Tra poco verranno le piogge 

e gli insetti mangeranno 

dentro le scarpe quello che resta. Lontano un gallo canterà intimorito 

con paura che nessuno si alzi.

Nelle cucine inventate, la legna emetterà un sospiro 

mentre cucina lacrime e fame.

Cuba, quella Cuba ammalata

che più non sostiene, 

lì, non scorre vita ma fantasmi

di un tempo 

che si deposita,  si accumula 

negli angoli come polvere 

che ha imparato a pensare.
La città, lentamente, dimentica 

il proprio nome 

sotto il peso di ciò che non può 

più portare via.