08 Giugno 2026

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Quando il dialogo fa tremare il Pd: il "caso" Vannetti scuote le chat di Colle

Quando il dialogo fa tremare il Pd: il "caso" Vannetti scuote le chat di Colle

COLLE DI VAL D'ELSA — Se la politica si misura dalla capacità di abitare il territorio, allora il termometro delle chat di partito a Colle di Val d'Elsa segna una temperatura vicina all'ebollizione. Ma non sono le delibere d'aula o le scadenze amministrative a infiammare i canali digitali della sinistra locale, bensì lo spettro del dialogo. Bastano due presunti avvistamenti, due semplici caffè o un calice di vino, reali o ingigantiti dalle cronache di corridoio, a scatenare un'allerta generale che rivela una fragilità profonda: l'incapacità di una parte della dirigenza di accettare la trasversalità e il confronto aperto come risorse per l'intera comunità, preferendo il recinto del risentimento o della convenienza interna.

Al centro dei "rumors" che in settimana hanno surriscaldato la politica colligiana c'è la figura di Riccardo Vannetti. Le indiscrezioni raccontano di un doppio livello di confronto. Il primo con esponenti Pd di primo piano, ovvero un faccia a faccia richiesto da Giacomo Bassi, Fabio Ceccherini e Franco Gallerini. Il secondo, andato in scena domenica pomeriggio nella centralissima cornice del Caffè Garibaldi, che avrebbe visto Vannetti al tavolo nientemeno che con il sindaco Piero Pii e l’assessore Daniele Tozzi.

Ovviamente non si sa quanto tutto questo corrisponda alla realtà o quanto siano voci. Le cronache di partito, si sa, tendono spesso ad arricchirsi strada facendo. Eppure, la reazione del Partito Democratico locale di fronte a questi movimenti solleva un interrogativo più profondo, ovvero perché ogni volta che compare il nome di Vannetti scatta il panico tra i dem.

La risposta provano a darsela in molti, ma la realtà appare più lineare del previsto: Vannetti è considerato una persona educata, corretta e trasparente. Uno che ha sempre parlato con tutti. Lo faceva da candidato sindaco, lo ha fatto da capogruppo consiliare e continua a farlo oggi, forte di un profilo che conserva un peso specifico notevole nel tessuto cittadino.

La vera anomalia politica non sta dunque in chi dialoga, ma in chi sceglie l'isolamento. Dopo le complesse dinamiche dell'ultimo anno, quanti tra i vertici locali e provinciali del partito, dai probiviri ai dirigenti, fino al nuovo segretario provinciale o alla figura del precedente, Andrea Valenti, hanno effettivamente alzato il telefono per cercare un confronto con lui? Per quanto ci è dato sapere, nessuno.

Mentre una parte della politica locale si arrocca nel silenzio, figure istituzionali di rilievo e leader nazionali, da Emiliano Fossi fino a Elly Schlein, continuano invece a ritenere utile il confronto con Vannetti. Il cortocircuito colligiano dimostra che il vero problema abita altrove. La capacità di attrarre attenzione e di esprimere ancora un'idea forte sulla città dovrebbe essere accolta come una buona notizia: una risorsa culturale e politica per Colle non dovrebbe mai essere sacrificata sull'altare dell'orgoglio o dei piccoli equilibri di fazione. Non per il bene di un singolo partito, ma per il bene della comunità intera.

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