Genova, G8 2001: la testimonianza di Cristiano Barducci, «lasciammo lì i nostri sogni»
Prosegue la nostra inchiesta sul G8 tenutosi a Genova nel 2001. Simona Pacini intervista e raccoglie le esperienze dei partecipanti partiti dalla Valdelsa. Dopo Stefano Paco Pacini, stavolta è il turno di Cristiano Barducci di Radicondoli. Questo è il suo racconto.
Il 21 luglio 2001 è una data importante nella mia vita. Radicondoli, ore 5:00 del mattino. Ci troviamo con Zak (Nicola), il Franka (Paolo) e Maurizio davanti al bar del paese per fare colazione. Siamo assonnati ma carichi di un'euforia strana. Da lì a poche ore saremo a Genova per la manifestazione organizzata dal Genova Social Forum, per manifestare contro le politiche socioeconomiche portate avanti dai potenti del mondo.
Il viaggio verso Genova
Prendiamo un caffè e partiamo in direzione Siena, dove ci uniamo ai compagni di Rifondazione Comunista su un pullman organizzato. Direzione stadio Marassi di Genova, sosta forzata per i bus provenienti da tutta Italia. Da lì ci dirigiamo verso Corso Italia, dove ci uniamo alle oltre duecentomila persone, tutte unite dall'idea che un altro mondo fosse possibile, per iniziare il corteo pacifico di dissenso. Durante il viaggio verso Genova sul pullman c'è già una forte tensione per la morte di Carlo Giuliani, avvenuta il giorno prima. Siamo un gruppo eterogeneo: dai ragazzi minorenni con i genitori ai pensionati, sono rappresentate tutte le fasce d'età, e ognuno cerca di rassicurare gli animi degli altri. Cerchiamo di credere che la manifestazione si svolgerà in maniera pacifica, anche se le notizie che ci giungono dagli organizzatori non fanno presagire niente di buono. Intoniamo canti popolari, di rivolta, inni vari e ci scambiamo dolci, caffè, frutta; ci scappa anche qualche bicchierino di vino che ognuno di noi si era portato per affrontare la lunga giornata.
L'arrivo in Corso Italia
Alle ore 10:00 siamo già arrivati in Corso Italia. L'atmosfera è goliardica, gioiosa, ci sono musicisti, artisti, danzatori e chi più ne ha più ne metta. Mi sento talmente felice di far parte di tutto ciò che ne approfitto per chiamare la mia compagna Luana (oggi mia moglie), che per fortuna non era venuta, per condividere con lei le mie emozioni. Sono euforico e le descrivo il più possibile l'atmosfera che respiro. Lei dolcemente mi ascolta mentre è verso Treviso, dove raggiungerà la nostra amica giornalista Simona, che in quel periodo lavorava al Gazzettino. È da lì che hanno seguito tutto in diretta. Ma io riuscirò a ricontattarla solo appena saremo venuti via da Genova. Di lì a poco si scatena l'inferno. L'inferno.
Il caos si scatena
Ore 14:00 Mentre la testa del corteo avanza sul lungomare, dalle vie laterali e sul retro iniziano le cariche delle forze dell'ordine, seguite da un massiccio lancio di lacrimogeni. Inizia a crearsi il panico. Il nostro capogruppo ci esorta a continuare per cercare di raggiungere la piazza dove si svolgevano i comizi del Social Forum, del segretario di partito Fausto Bertinotti e di tutti gli altri leader. La situazione però è drammatica: il corteo si spezza in più tronconi, rimaniamo schiacciati lungo la scogliera e cerchiamo rifugio dove capita. I lacrimogeni ci accecano e ci tolgono il respiro, nonostante fossimo muniti di fazzoletti e dispositivi per difendere gli occhi. Il caos è totale. Cerco rifugio con Zak e il Franka (Maurizio lo avevamo già perso) presso lo striscione dei portuali di Livorno, che eroicamente non è mai caduto. Purtroppo nella calca ci perdiamo, quindi decido di scavalcare la scogliera per trovare riparo sulla spiaggia, una zona più sicura. Mentre cerco di scavalcare, mi accorgo che Mario, un pensionato di 75 anni che è uno dei nostri compagni di viaggio, non riesce a salire, devastato dalla calca. Decido quindi di tornare indietro per aiutarlo. Dopo poco, il buio... Appena riuscito a farlo salire, vengo colpito in piena faccia da una prima manganellata che mi fa volare via gli occhiali. Ma non cedo, l'adrenalina è troppa per non cercare di scappare. Forse per istinto di sopravvivenza provo a raggiungere il corteo per trovare rifugio fra i manifestanti che cercavano di contenere la furia omicida delle forze dell'ordine. Nel frattempo vengo ripetutamente colpito dai manganelli dei poliziotti in varie parti del corpo.
La fuga verso Marassi
Alcuni manifestanti mi aiutano a raggiungere una postazione della Croce Rossa, dove mi medicano e mi lavano la faccia per cercare di farmi riprendere dai lacrimogeni. Cerco un rifugio sicuro un po' alla cieca, visto che non ho più gli occhiali da vista, ed è lì che il mio angelo custode, o come si vuol chiamare, interviene facendomi ritrovare il mio amico Franka. Insieme decidiamo di raggiungere lo stadio Marassi, dove è parcheggiato il pullman, per metterci al sicuro e uscire dal caos più totale. È così che inizia il viaggio della speranza. Sapevamo che Marassi si trova in alto, quindi decidiamo di risalire Genova chiedendo informazioni ai genovesi, che si dimostrano semplicemente meravigliosi. Ci aiutano, ci nascondono e ci accompagnano, nonostante ci sia la caccia al topo. Mentre cerchiamo di uscire da una via dove la polizia ci bracca, succede l'incredibile: un poliziotto in borghese, che riconosciamo dal fazzoletto amaranto con lo stemma della polizia che porta al collo, ci spiega come muoverci in quel caos totale. Ci consiglia di tenerci a debita distanza dai vari scontri che si svolgono nelle vie e, appena finiti, di spostarci proprio dove sono successi, perché le forze dell'ordine si sarebbero spostate altrove. Questa tecnica di fuga, devo dire, funziona. Finalmente riusciamo a raggiungere lo stadio più o meno sani e salvi.
Il ritorno a casa
Appena trovato il nostro pullman ci fiondiamo dentro- Qui ci scoliamo una birra in tempo record. Ed è allora che avviene un mezzo miracolo: Maurizio, che durante gli scontri si era nascosto in mezzo a dei cespugli, ha visto la scena del volo dei miei occhiali. In un momento di apparente calma è riuscito a raccoglierli intatti e me li restituisce nel pullman, dove anche lui è riuscito ad arrivare sano e salvo... Per me torna la luce. Insieme agli altri sopravvissuti alla mattanza facciamo l'appello per vedere chi manca. L'ordine di scuderia in caso d'incidenti era di ritornare al pullman e partire prima possibile. Zak non è fra i presenti: lo raccattiamo dopo, al primo autogrill fuori Genova, dove è riuscito ad arrivare con mezzi di fortuna. Ma la cosa più sconcertante è che manca una ragazza di sedici anni. È riuscito ad arrivare solo il suo babbo, in uno stato confusionale dovuto tutto ciò che sta succedendo e ancor più per la perdita della figlia. Si fa avanti Luca, un compagno di Siena, che si offre di andare a cercarla in mezzo alla folla. Chiede di aspettarlo mezz'ora: se non fosse tornato in tempo, saremmo potuti partire. Ma avviene anche il secondo miracolo: Luca riesce a trovare la ragazza e a ritornare in tempo per scappare, sovrastato dai ringraziamenti e dagli elogi da parte di tutti noi. Appena loro due sono saliti, l'autista, fiutata la situazione che degenera ancora, decide di chiudere le porte e ingranare la marcia come se fosse un pilota di rally. Ciò ci permette di andarcene in tutta fretta, evitando la furia della polizia che entrava in tutti i pullman manganellando alla cieca coloro che erano seduti. Il viaggio di ritorno è silenzioso. Ci sentiamo sconfitti, umiliati e devastati nell'animo. Poche parole, molti pianti e tanta rabbia. La paura è stata la nostra compagna di tutta la giornata. Ancora oggi, se chiudo gli occhi, riesco a sentire il rumore degli elicotteri sopra la testa, un rumore che ha fatto da sottofondo senza interruzione. Abbiamo lasciato i nostri sogni e la nostra voglia pacifica di cambiare il mondo a Genova, una città devastata nell'animo.
Cristiano Barducci
Chi è Cristiano Barducci
Mi chiamo Cristiano Barducci, ho 52 anni e vivo nella campagna di Radicondoli. Lavoro come giardiniere in una struttura ricettiva e ho trasformato anche la mia casa in un'oasi verde insieme a mia moglie. Qui mi rilasso tra letture, buona musica e la mia passione per il gin tonic. La natura è il centro della mia vita: coltivo lavanda per estrarne olio essenziale e amo esplorare i boschi con la mia cagnolona Bea. Cerco di vivere in modo semplice e nel rispetto dell'ambiente, guidato da un valore profondo: credere fermamente che un altro mondo sia possibile.
foto di copertina: Cristiano Barducci

