16 Maggio 2026

Icona Meteo 16 °C Nubi sparse

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit. A accusamus cumque excepturi illum iste magni minus quaerat rerum tenetur voluptatibus!

La crisi silenziosa del commercio di prossimità: in Toscana spariti oltre 7mila negozi in 10 anni. Siena tra le province più colpite

La crisi silenziosa del commercio di prossimità: in Toscana spariti oltre 7mila negozi in 10 anni. Siena tra le province più colpite

Serrande abbassate, vetrine buie e centri storici che rischiano di trasformarsi in "dormitori" urbani privi di identità. Negli ultimi dieci anni la Toscana ha perso ben 7.149 negozi di vicinato, con una contrazione dell'8,1% che porta il tessuto distributivo regionale a poco più di 81mila esercizi attivi. A certificarlo sono i dati della prima edizione dell'Osservatorio sulla Reciprocità e il Commercio Locale curato da Nomisma, una radiografia spietata che mette in luce il fenomeno della desertificazione commerciale e il suo profondo impatto economico e sociale sui territori.

Il trend toscano si inserisce in un quadro nazionale altrettanto allarmante, che ha visto svanire in Italia oltre 86mila piccoli negozi tra il 2015 e il 2025 (-6,7%). Tuttavia, la contrazione in alcune aree della regione assume i tratti di una vera e propria emergenza localizzata, con la provincia di Siena e l’area di Massa-Carrara in cima alla lista delle zone più penalizzate.

Il focus territoriale: Siena e Massa-Carrara maglie nere per contrazione

L'analisi dettagliata a livello provinciale mostra dinamiche fortemente diversificate. Se in termini assoluti è Pisa ad aver pagato il prezzo più alto (con ben 1.367 negozi in meno rispetto al 2015), guardando alle variazioni percentuali emerge il forte arretramento delle aree interne e di specifici distretti territoriali.

La contrazione più marcata si registra a Massa-Carrara, con un pesante -16,3%. Subito dietro si posizionano Pisa (-13,8%), Arezzo (-11,4%) e la provincia di Siena, che fa segnare un preoccupante -10,6% di esercizi di prossimità perduti in dieci anni, ovvero 707 negozi di prossimità. Un dato, quello senese, che colpisce un territorio storicamente caratterizzato da piccoli borghi e centri urbani in cui la bottega di vicinato ha sempre rappresentato non solo un presidio economico, ma un pilastro di coesione sociale e di accoglienza turistica. Più contenuta, invece, risulta la flessione nella città metropolitana di Firenze (-4,4%).

A livello settoriale, a soffrire maggiormente in tutta la penisola sono i comparti legati a "cultura e svago" (-28%) e "tessile, abbigliamento e accessori" (-21,4%), schiacciati dalla contrazione dei consumi discrezionali e dalla concorrenza spietata del commercio elettronico.

Il paradosso degli addetti: meno insegne ma più lavoratori

C'è però un dato in controtendenza che emerge dall'Osservatorio Nomisma: la diminuzione delle attività non sta camminando di pari passo con i livelli occupazionali. In Toscana, infatti, il saldo dei lavoratori nel settore è positivo, con un incremento del +19,5% rispetto al 2015, che si traduce in oltre 30.900 posti di lavoro in più, portando il totale degli addetti sopra quota 190.500 nel 2025.

Questo apparente paradosso trova spiegazione principalmente in due fattori: da un lato il consolidamento e l'aumento strutturale delle dimensioni medie dei punti vendita rimasti e, dall'altro, lo straordinario boom del comparto della ristorazione (+26,2% di unità locali e addirittura +69,4% di addetti a livello nazionale), che si conferma il vero e proprio motore della tenuta occupazionale delle nostre città, ridefinendo i connotati dei centri storici.

Dalla denuncia alla proposta: il Manifesto della Reciprocità

"L’arretramento del commercio di prossimità non riguarda soltanto gli aspetti economici, ma incide profondamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori", ha spiegato Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma. La mancanza di negozi, infatti, si traduce in minore sicurezza, perdita di relazioni umane e indebolimento dei servizi ai cittadini, in particolare per le fasce più deboli come gli anziani.

Per contrastare questa "crisi silenziosa", Nomisma – in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare – ha promosso il Manifesto della Reciprocità e del Commercio Locale. Si tratta di un piano d'azione in dieci punti che mira a siglare un vero e proprio "Patto" tra attori pubblici, grandi aziende e micro-imprese del territorio. L’obiettivo è stimolare i Comuni e gli enti locali a disegnare nuovi modelli di economia di prossimità, sostenuti da agevolazioni normative e buone pratiche digitali, capaci di tutelare l'autenticità e la sopravvivenza delle identità locali.

© Riproduzione riservata.
Condividi: