Raffreddato il fronte mediorientale. Cosa succede tra Russia e Ucraina?
di Diego Monaci
Fronte russo-ucraino. I tentativi di organizzare colloqui di pace di fine maggio sono falliti. La guerra in Ucraina nei giorni successivi è proseguita senza un reale contatto diplomatico tra le due parti.
A metà giugno, l’ex presidente della Federazione Russa ed oggi presidente del partito di Putin (Russia Unita) Dmitrij Medvedev, non nuovo a dichiarazioni estreme contro l’occidente e l’Ucraina, chiude ad un possibile compromesso tra le parti. Dichiara che l’obiettivo reale della Russia è la vittoria totale.
Mentre Israele sferra attacchi contro l'Iran, la Russia intensifica gli attacchi missilistici in Ucraina. Mosca protesta contro le operazioni israeliano-americane che prendono di mira le infrastrutture iraniane, ma senza fornire un supporto militare significativo a Teheran.
La Russia si avvicina alla Corea del Nord
A fine giugno viene siglato un nuovo accordo tra Corea del Nord e Russia. Pyongyang invierà migliaia di tecnici e soldati per aiutare la ricostruzione della regione russa 'liberata' da Mosca. Per Mosca significa un aiuto immediato in termini numerici, per Pyongyang invece un addestramento sul campo per una guerra futura (non è mai stata firmata una pace tra le due Coree, soltanto un cessate il fuoco che sta durando oltre 70 anni).
Una delegazione militare nordcoreana è arrivata in Russia, la seconda visita di questo tipo in meno di un anno, segno di una crescente cooperazione tra i due Paesi. L'obiettivo dichiarato è una ulteriore coordinazione militare. Intanto, fonti ucraine avanzano ipotesi preoccupanti: la Corea del Nord potrebbe essere pronta a inviare fino a 30.000 soldati a supporto delle operazioni russe.
Crisi dei rapporti con l’Azerbaijan
Il paese caucasico ha sempre avuto un rapporto complesso e spesso teso con la Russia. Mosca ha fornito pieno supporto all'Armenia nella decennale disputa con l'Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh. Tuttavia, un cambio di rotta significativo si è verificato nel settembre 2023: nonostante il suo storico appoggio, la Russia non è intervenuta durante l'offensiva azera contro l'Armenia, un'azione che ha di fatto posto fine alla contesa iniziata negli anni '90.
La regione contesa è adesso sotto il pieno controllo azero. Nell’ultimo periodo sono aumentate le tensioni tra Baku e Mosca: chiusura delle scuole russe in Azerbaijan, avvicinamento diplomatico all’Ucraina e ipotesi sull’apertura di una base militare turca (principale alleato azero) nel paese in funzione antirussa. Al momento Mosca non è andata oltre alle proteste.
Escalation in Ucraina, incertezza dei paesi europei sulla posizione da prendere
Trump esorta i due contendenti al cessate il fuoco. Si è dichiarato “deluso” riguardo al comportamento di Putin. Quest’ultimo ha intensificato gli attacchi. Le forze russe avanzano nella provincia di Sumy e bombardano Kiev, l'intento sembra essere quello di esasperare la stanchezza di americani ed europei. Questo approccio mira a una chiusura del conflitto, in modo da abbandonare gli ucraini al loro destino. Washington ha infatti sospeso le forniture dei sistemi antimissile Patriot a Kiev, ma la Germania sta valutando l'ipotesi di fornirgliele.
È infatti diventata la Germania il principale sostenitore diplomatico e militare dell’Ucraina. Berlino, oltre ad aver già donato tre batterie Patriot, sostiene pubblicamente l’ingresso dell’Ucraina nella Nato ed ha annunciato la creazione di joint venture per la produzione di armamenti in Ucraina.
Macron ha telefonato a Putin per la prima volta dallo scoppio della guerra. Ha ribadito il sostegno all’Ucraina, ma ha auspicato un immediato cessate il fuoco.
Putin punta a logorare piuttosto che conquistare. Sa bene che gli Stati Uniti e gli alleati europei vorrebbero chiudere al più presto la questione ucraina. La sua speranza è che, prima o poi, questa pressione porti alla cessazione dell'invio di aiuti e armamenti, facilitando così la chiusura del conflitto secondo i propri termini.

