Poggibonsi, L’assessore Giomini rivela tutti i retroscena sulla cessione del Poggibonsi: le novità in vista della nuova stagione
di Lorenzo Castelli
Novità importanti sul futuro del Poggibonsi. La trattativa per la cessione dei giallorossi sembra essere arrivata a un punto di svolta. A rivelarlo è stato l’assessore Filippo Giomini, che ormai da mesi segue la questione in prima persona e che nel tempo, ha cercato di favorire l’opzione migliore per il futuro del Poggibonsi. Dopo mesi di incertezze, sembrano dissiparsi le nubi sopra lo Stefano Lotti, sia sotto il profilo sportivo sia sotto il profilo finanziario. La trattativa per il passaggio di consegne è più avanti di quanto si pensi, per l'ufficialità bisognerà aspettare ancora un po', ma i tasselli del puzzle stanno andando tutti al proprio posto.
Dal punto di vista sportivo, qualcosa si sta muovendo, nonostante l'assordante silenzio che aleggia sopra la società giallorossa. Sono attese comunicazioni legate all’organigramma già nelle prossime ore. Procede anche la costruzione e la definizione della rosa, in vista dell’inizio della stagione.
Abbiamo intervistato l’assessore Giomini che ha voluto fare chiarezza circa lo stato della trattativa e non solo. Insieme a lui abbiamo ricostruito il percorso che ha portato alla nascita di una cordata poggibonsese, un gruppo di imprenditori interessati all’acquisto del Poggibonsi. Questi e molti altri i temi trattati all’interno dell’intervista.
Partiamo dallo stato della trattativa, a che punto sono i dialoghi tra le parti e le evoluzioni nel prossimo futuro?
Siamo a buon punto rispetto a quello che è trapelato nelle ultime settimane. Dal punto di vista sportivo, in questi giorni dovrebbero arrivare novità importanti, l’attuale dirigenza sta lavorando in maniera importante sull’impostazione della rosa, dello staff e dell’organigramma. L’obiettivo è quello di costruire una squadra capace di affrontare al meglio un campionato di Eccellenza, tenendo comunque in considerazione l’aspetto economico, date le condizione che la società si trova ad affrontare. Parallelamente prosegue la definizione di quella che sarà la nuova proprietà.
Nello specifico, come è nata la cordata poggibonsese interessata all’acquisto della società giallorossa?
In queste settimane, come amministrazione abbiamo seguito e assistito a numerose riunioni in cui erano coinvolte una cinquantina di imprese. Ovviamente c’è un nucleo più ristretto che ha dato maggiore sostanza al progetto. L’amministrazione poggibonsese ha assunto il ruolo di facilitatore all’interno di questi incontri. Tanti imprenditori si sono conosciuti proprio grazie a questo progetto, che è estremamente ambizioso.
Come è strutturato questo progetto?
In primo luogo la volontà è quella di ribaltare il classico modello con cui vengono solitamente gestite le società. Fino a questo momento la tendenza è sempre stata quella di avere un unico soggetto che aveva il compito di portare avanti il progetto e c’è stato anche un momento in cui questa prospettiva ha assunto maggiore sostanza, poi la quadra non è stata trovata. Come amministrazione abbiamo quindi deciso di provare a favorire la nascita di una cordata che non comprendesse necessariamente pochi soggetti al fine di creare uno spazio di confronto tra i vari imprenditori coinvolti, con l’obiettivo di garantire continuità a una società storica come l’US Poggibonsi. Senza tralasciare lo spazio del Tondo che ha raccolto grande interesse date le grandi potenzialità che vanno oltre la gara della domenica, provando ad allargare gli orizzonti. Aggiungo che, da parte nostra, l’opzione della ripartenza dalla terza categoria non è mai stata presa in considerazione. Rimane una situazione debitoria importante”.
Concentriamoci proprio sul debito, il piano di rientro che tipo di strategia prevede?
La gran parte delle risorse verranno inserite nel primo anno, al fine di abbattere subito gran parte del debito in maniera sostanziosa, spalmando negli anni successivi la parte di debito Iva, fino a tornare a regime ordinario. Ci sono più opzioni al vaglio che vanno dai 3 ai 5 anni. La scelta definitiva dipenderà dall’impegno economico che i soggetti in campo vorranno sostenere.
Qual è il ruolo dell’amministrazione in un momento così delicato?
Come amministrazione siamo sempre stati arbitri nello sviluppo della trattativa, ma ci sono state due situazioni in cui abbiamo avuto un ruolo più attivo. In primis evitando che prevalesse la tesi di chi prospettava che la soluzione migliore fosse azzerare tutto e ripartire dalla terza categoria. Non siamo stati gli unici, tanti imprenditori, soprattutto quelli coinvolti in maniera più attiva, hanno riconosciuto l’importanza per la città nell’avere una squadra con un titolo sportivo con più di 100 anni di storia. In Toscana per chi ha conosciuto il mondo dei professionisti, solo l’Empoli può dire la stessa cosa. Questo è un elemento identitario riconosciuto da gran parte degli imprenditori. Un secondo momento che ha visto aumentare i giri del motore dell’amministrazione è avvenuto su richiesta degli imprenditori stessi che ci hanno chiesto di poter allargare il range dei possibili soggetti coinvolti. Abbiamo quindi cercato di farlo il più possibile, sempre nel rispetto di quelle realtà che già sostengono altri progetti sportivi in Valdelsa.
Da chi è composta questa cordata?
Sono presenti realtà che già sostengono economicamente il Poggibonsi, ma siamo riusciti a coinvolgere anche chi negli ultimi anni si era allontanato dall’ambiente giallorosso e che grazie a questo progetto ha ritrovato entusiasmo. La platea è molto ampia, al momento ci sono una ventina di imprese coinvolte in prima linea che stanno portando avanti il progetto anche sotto il profilo burocratico. In totale sono 50 le imprese che gravitano attorno a questa trattativa e che hanno manifestato interesse nel partecipare.
Dal punto di vista delle tempistiche cosa devono aspettarsi i tifosi del Poggibonsi?
Non è stato possibile trovare una quadra prima dell’inizio della stagione sportiva. L’obiettivo è quello di completare l’iter entra la fine del campionato 2026/2027, con l’ambizione di poter chiudere entra la fine del 2026. Dal punto di vista formale sarà necessario creare una holding, quindi una società che rappresenta la cordata. Questo l’impegno da parte degli imprenditori. Al momento rimarrà quindi Beppe Vellini, ma già nei prossimi giorni ci saranno novità importanti a livello di organigramma.
Cosa non ha funzionato con Paola Coia?
Sulla trattativa tra Paola Coia e Beppe Vellini non ho gli elementi per giudicare. Dopo una prima fase tra maggio e giugno, l’opzione Coia è ritornata in auge anche a luglio, ma l’ambizione di creare un progetto con una forte connotazione poggibonsese, ha impedito che la trattativa con la presidente del Tuttocuoio decollasse definitivamente. Questa è stata la volontà degli imprenditori.
Come verrà strutturata la società, una volta subentrata la cordata?
L’obiettivo primario è quello di creare una holding che andrà a rilevare il Poggibonsi. La struttura sarà aperta, in modo da favorire l’ingresso di nuovi investitori potenzialmente interessati. La volontà è quella di definire una società in cui chi vorrà subentrare potrà farlo agevolmente, così come chi vuole fare un passo indietro, potrà procedere senza grossi ostacoli. L’ambizione è quella di inserire all’interno di questa nuova società anche una parte di azionariato popolare, andando a coinvolgere chiunque voglia sostenere il Poggibonsi. Vogliamo trovare i migliori strumenti che inserire il Leone all’interno del tessuto cittadino, più di quanto già non lo sia. Lo stadio dovrà essere un vero e proprio luogo di aggregazione per tutti i cittadini.
E il ruolo dei tifosi in questi mesi di incertezze?
Abbiamo organizzato un incontro tra una delegazione della gradinata e gli imprenditori. Un incontro positivo e stimolante in cui è stato presentato il progetto e i riscontri sono stati ottimi, da entrambe le parti. Si è respirata una vera e propria unità di intenti.
Quale è stata la difficoltà più grande all’interno di questo percorso?
Ci sono state alcune riunioni in cui eravamo in pochi a credere che fosse possibile salvare questa società dalla ripartenza dalla terza categoria. Un titolo sportivo come quello del Poggibonsi è difficile valutarlo unicamente in termini economici, ma è giusto salvaguardarlo proprio per tutto ciò che rappresenta, anche sotto il profilo identitario e dell’appartenenza.
E la soddisfazione più grande?
Vedere che c’è ancora un legame forte tra il tessuto imprenditoriale e la città. L’acquisto del Poggibonsi non è una mera operazione economica, ma un gesto nei confronti di tutti i poggibonsesi. Vedere una cordata con un tale livello di passione e che non considera l’acquisto del Poggibonsi come un mero investimento economico è stata la soddisfazione più bella. Questo legame, questo senso del dovere verso la propria città, ci rende veramente orgogliosi.
In chiusura, vuole lanciare un messaggio ai tifosi rispetto alle garanzie di continuità e stabilità della cordata poggibonsese?
Un progetto come questo a Poggibonsi non si vedeva da decenni. L’ultimo esempio è stato il famoso quadrumvirato. Quando c’è il classico “uomo solo al comando”, subentrano delle variabili che è inevitabile scaturiscano presto o tardi. Questo progetto comprende tutta la città: dagli imprenditori ai tifosi, fino all’amministrazione. Queste sono le basi di un qualcosa di duraturo e che possa produrre grandi soddisfazioni”.

