01 Giugno 2026

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Spazio, la Nasa svela i piani per la Base Lunare: c’è tanta Italia nel futuro dell’esplorazione permanente

Spazio, la Nasa svela i piani per la Base Lunare: c’è tanta Italia nel futuro dell’esplorazione permanente

di Gabriel Pappalardo

La Nasa ha delineato con precisione il futuro dell'esplorazione spaziale, svelando i dettagli operativi per la costruzione della Base Lunare, il primo vero avamposto permanente dell'umanità. Il progetto, che prenderà forma nella complessa regione del Polo Sud lunare, si svilupperà attraverso tre fasi strategiche che copriranno l'arco temporale da oggi fino oltre il 2032. In questa impresa di cooperazione globale, l'Italia riveste un ruolo di assoluta eccellenza: Thales Alenia Space, joint venture tra Thales e Leonardo, è infatti il partner chiave per lo sviluppo delle infrastrutture abitative che permetteranno agli astronauti di sopravvivere in un ambiente tanto affascinante quanto ostile.

Fase Uno (Da oggi al 2029): Impara, Sperimenta, Costruisci

Il programma Artemis entra nel vivo con una rapida e fitta serie di missioni robotiche. In questa prima fase, l'obiettivo è preparare il terreno testando tecnologie cruciali ed esplorando la superficie con un massimo di 25 missioni previste.

Veicoli e atterraggi: Il lander Blue Moon Mark 1 di Blue Origin testerà l'atterraggio di precisione sulla cresta di Shackleton. Nel frattempo, la missione Griffin-1 di Astrobotic porterà nel cratere Nobile un enorme carico commerciale, che include il rover dimostrativo Flip. Intuitive Machines, con la missione IM-3, si concentrerà sullo studio delle anomalie magnetiche nell'area di Reiner Gamma.

Mobilità estrema: L'esplorazione dei terreni più accidentati sarà affidata ai MoonFall, quattro droni autonomi derivati dalla tecnologia dell'elicottero marziano Ingenuity. A terra, i primi veicoli lunari (Ltv) di Astrolab e Lunar Outpost getteranno le basi per il trasporto umano e merci di superficie.

La caccia alle risorse: La missione Viper (Volatiles Investigating Polar Exploration Rover) della Nasa avrà il compito fondamentale di scendere nei crateri perennemente in ombra per cercare ghiaccio d'acqua e altre sostanze volatili.

Sopravvivenza energetica: Verranno impiegate speciali unità di riscaldamento a radioisotopi per mantenere operative le strumentazioni durante le gelide notti lunari.

Fase Due (2029-2032): I primi insediamenti operativi

Con il volgere del decennio, la Base Lunare inizierà ad assumere una forma semi-permanente. Sarà il momento di incrementare la logistica terrestre, trasportando fino a 60 tonnellate di carico e implementando reti di comunicazione di superficie, simili alle nostre reti cellulari, per garantire una connettività ininterrotta tra la Luna, l'orbita e la Terra.

Il rover pressurizzato: Sviluppato dall'Agenzia Spaziale Giapponese (Jaxa) in collaborazione con Toyota, questo imponente veicolo fungerà da vero e proprio laboratorio mobile. Permetterà a due astronauti di vivere, viaggiare ed esplorare per 30 giorni consecutivi senza l'obbligo di indossare le tute spaziali, ampliando enormemente il raggio d'azione delle missioni.

Energia su larga scala: L'infrastruttura si affiderà a sistemi solari potenziati, capaci di generare oltre 10 kilowatt con ampi sistemi di accumulo, affiancati ai primi generatori termoelettrici a radioisotopi (Rtg) per testare l'energia nucleare di superficie.

Fase Tre (Dal 2032 in poi): Una presenza duratura firmata Italia

È in questa delicata fase di consolidamento che il contributo ingegneristico di Thales Alenia Space diventa il vero cuore pulsante della missione. Quando l'obiettivo passerà dalle missioni a breve termine a una presenza umana stabile e prolungata, i moduli abitativi diventeranno l'infrastruttura più critica dell'intero programma.

L'industria italiana ha il compito di sviluppare gli habitat semi-permanenti, strutture dotate di ampi volumi interni progettate per offrire spazi sicuri e confortevoli agli equipaggi. Questi moduli ospiteranno sistemi complessi di supporto vitale e controllo ambientale, schermando gli astronauti dalle radiazioni e dalle escursioni termiche estreme. L'esperienza decennale italiana, già dimostrata nella costruzione di gran parte della Stazione Spaziale Internazionale e della futura stazione orbitante Gateway, si tradurrà nella realizzazione di nodi di interconnessione e camere di decompressione essenziali per espandere l'avamposto lunare.

Contemporaneamente, la Base Lunare punterà alla completa autosufficienza attraverso lo sfruttamento sistematico delle risorse in loco (Isru). La regolite lunare verrà processata per estrarre ossigeno, acqua e idrogeno, e verrà impiegata come materia prima per costruire nuove infrastrutture tramite tecnologie di stampa 3D. Supportata da vettori cargo riutilizzabili in grado di consegnare 38 tonnellate di materiali all'anno, l'umanità si prepara non solo a tornare sulla Luna, ma a viverci. E lo farà appoggiandosi solidamente all'eccellenza tecnologica italiana.

 

foto: Lunar shelter © Thales Alenia Space

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