15 Marzo 2026

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Tra spirito e materia: Alessandro Tita, il professore di religione che di sera modella il ferro

Tra spirito e materia: Alessandro Tita, il professore di religione che di sera modella il ferro

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C’è chi sostiene che l’educazione sia una forma di forgiatura delle anime, ma per Alessandro Tita questa metafora è una realtà quotidiana che attraversa l’intero arco della giornata. Di giorno siede dietro la cattedra come professore di religione, guidando gli studenti tra riflessioni etiche e spirituali; di sera, smessi i panni del docente, entra nella sua officina a Poggibonsi per trasformarsi in fabbro.

Varcare la soglia del suo laboratorio significa entrare in una dimensione sospesa. Il rintocco del martello sull'incudine e il bagliore rosso del metallo incandescente raccontano una storia antica, fatta di pazienza e vigore. In un mondo che corre veloce verso l’immateriale, Alessandro ha scelto il ferro come elemento di resistenza.

L'artigianato come "Ancora"

"L’artigianato è la mia ancora" – spiega Tita ai microfoni di Myvaldelsa. Per lui, lavorare il metallo non è un semplice hobby, ma una necessità esistenziale: un modo per restare con i piedi ben piantati a terra e sfuggire a quella routine frenetica che spesso ci aliena dalla realtà tangibile. C’è qualcosa di profondamente filosofico nel vedere un insegnante di religione sporcarsi le mani di carbone per dare forma a un oggetto: è la sintesi perfetta tra la cura dello spirito e la maestria del corpo.

Il racconto di Myvaldelsa

Questa narrazione intima e suggestiva è stata catturata dalle telecamere di Myvaldelsa, la realtà digitale che continua a scavare nelle pieghe più autentiche del territorio per scovarne i tesori umani. Il video, che sta riscuotendo grande successo sui social per la sua capacità di emozionare, è frutto del lavoro creativo di un team affiatato composto da Bea, Dario, Fra, Silvio e Tommy. Sono loro ad aver saputo interpretare visivamente il calore dell'officina e la profondità del racconto di Alessandro.

In un'epoca di lavori astratti e digitali, la storia di Alessandro Tita ci ricorda che la vera pace si trova spesso nel recupero dei gesti lenti, quelli che richiedono fatica, sudore e, soprattutto, una passione che arde come il fuoco della sua forgia.

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