02 Maggio 2026

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Trattori e morti sul lavoro: la strage che continua nel 2026

Trattori e morti sul lavoro: la strage che continua nel 2026

di Yuleisy Cruz Lezcano

La sicurezza sul lavoro in agricoltura, in particolare quella legata all’uso dei trattori, continua a rappresentare uno dei punti più critici non solo del sistema italiano ma dell’intero contesto europeo. La Giornata mondiale del 28 aprile, dedicata alla salute e sicurezza sul lavoro, assume in questo scenario un valore quasi contraddittorio: mentre si ribadiscono principi, protocolli e strategie di prevenzione, nei campi si continua a morire con una regolarità che la letteratura internazionale definisce ormai “strutturale” più che accidentale.

Anche nel 2026, secondo i primi dati consolidati e le cronache locali, il settore agricolo italiano registra una sequenza di decessi che conferma la persistenza di un rischio ben noto e tecnicamente affrontabile, ma ancora non pienamente governato. In questo primo scorcio d’anno si contano già 70 morti nel comparto agricolo, di cui 35 causati da macchinari agricoli e 27 delle quali legati direttamente a incidenti con trattori (questo secondo i dati riportati nella pagina Morti di Lavoro, che segue il giornalista Piero Santonastaso). Numeri che si inseriscono in una traiettoria già evidenziata da INAIL, ILO ed EU-OSHA, secondo cui il ribaltamento del mezzo agricolo rappresenta una delle principali cause di morte sul lavoro in ambito rurale in tutta Europa.

La dinamica è sempre la stessa, e proprio per questo tanto più allarmante dal punto di vista della prevenzione. Martino Debiasi, ventinovenne di Trento, coltivatore diretto e comandante dei vigili del fuoco volontari del borgo di Meano, è morto il 27 aprile 2026 mentre lavorava nel maso di famiglia. Il trattore si è ribaltato lungo un pendio ripido, una condizione tipica che la letteratura tecnica identifica come altamente critica per la stabilità del mezzo. In pochi secondi il veicolo ha perso aderenza e il tempo di reazione è stato nullo. Poco prima, il 26 aprile, Francesco Mansueti, settantenne di Caccamo, in provincia di Palermo, è stato trovato senza vita in contrada Santa Vittoria. Il suo trattore si è ribaltato in una zona rurale senza testimoni diretti. È stato il fratello a cercarlo dopo che non era rientrato a casa, trovandosi di fronte a una scena che purtroppo rientra in una casistica ben conosciuta nella sicurezza agricola: incidenti isolati, in aree periferiche, dove la mancanza di presidi immediati incide sulla possibilità di soccorso tempestivo. Nelle stesse ore, a Bergamasco, in provincia di Alessandria, un uomo di 78 anni ha perso la vita mentre era alla guida di un trattore con carrello. Il mezzo è rimasto fermo e la morte è stata attribuita con ogni probabilità a un malore improvviso, ma anche in questo caso il contesto evidenzia un elemento ricorrente nelle analisi europee: l’elevata età media degli operatori agricoli e la permanenza al lavoro in condizioni fisiche non sempre compatibili con la sicurezza operativa dei mezzi moderni.

Dal punto di vista tecnico e scientifico, il ribaltamento del trattore è uno degli eventi più studiati nella sicurezza occupazionale. Le ricerche condotte da NIOSH negli Stati Uniti e da numerosi centri europei di ingegneria agraria concordano nell’identificare tre fattori principali: instabilità del centro di gravità, inclinazione del terreno e forza centrifuga nelle manovre. Questi elementi, combinati tra loro, possono generare il capovolgimento del mezzo in meno di due secondi, rendendo impossibile qualsiasi intervento umano. La prevenzione, tuttavia, non è assente. Al contrario, la comunità scientifica internazionale ha individuato da decenni soluzioni tecniche estremamente efficaci. Le strutture ROPS (Roll Over Protective Structures), abbinate alle cinture di sicurezza, costituiscono il sistema più efficace mai sviluppato per la sopravvivenza dell’operatore. I dati del NIOSH indicano una riduzione della mortalità fino al 99% nei casi di ribaltamento quando questi dispositivi sono correttamente installati e utilizzati. Nonostante ciò, la loro diffusione non è ancora universale.

In Europa, e in particolare in Italia, una parte significativa del parco trattori è ancora composta da mezzi costruiti prima dell’introduzione degli standard moderni di sicurezza. Molti di questi veicoli non sono mai stati adeguati con retrofit ROPS, oppure presentano dispositivi rimossi nel tempo per ragioni operative o culturali. A questo si aggiunge una criticità normativa: la revisione obbligatoria dei mezzi agricoli è stata più volte rinviata, creando un divario tra conoscenza tecnica e applicazione effettiva. La ricerca internazionale evidenzia inoltre che il fattore umano resta centrale. L’80% degli incidenti coinvolge operatori esperti, un dato che la letteratura definisce “paradosso dell’esperienza”, in cui la familiarità con il mezzo riduce la percezione del rischio. Questo elemento è particolarmente rilevante nelle aziende agricole familiari, dove la trasmissione generazionale del lavoro si accompagna spesso a una formazione non aggiornata.

Accanto ai dispositivi passivi, negli ultimi anni si stanno diffondendo sistemi tecnologici avanzati: sensori di inclinazione, GPS agricoli con monitoraggio della stabilità, sistemi di allerta per sovraccarico e strumenti di assistenza alla guida. Studi condotti in ambito europeo e nordamericano mostrano che tali tecnologie possono ridurre significativamente i ribaltamenti laterali, soprattutto se integrate con formazione continua e aggiornamento obbligatorio.

Tuttavia, il problema principale non è la mancanza di soluzioni, ma la loro applicazione disomogenea. La sicurezza agricola europea si trova in una fase definita dalla letteratura come “implementazione incompleta”: le conoscenze esistono, le tecnologie sono disponibili, ma l’adozione non è ancora sistematica.

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