13 Aprile 2026

Icona Meteo 13 °C Cielo coperto

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit. A accusamus cumque excepturi illum iste magni minus quaerat rerum tenetur voluptatibus!

Il nuovo contratto sanità e la crisi della gentilezza nella cura

Il nuovo contratto sanità e la crisi della gentilezza nella cura

di Yuleisy Cruz Lezcano

Il nuovo ciclo di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale della Sanità 2025-2027, che coinvolgerà infermieri, medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale, nasce in un contesto istituzionale segnato da una duplice tensione: da un lato l’intento dichiarato di rafforzare attrattività, benessere organizzativo e valorizzazione delle professioni sanitarie; dall’altro una realtà strutturale fatta di carenze di organico, sovraccarico assistenziale e crescente difficoltà nel garantire continuità e qualità della cura.


Le stime ufficiali indicano che il rinnovo interesserà circa 590.000 professionisti del comparto sanitario e oltre 130.000 dirigenti medici, con un incremento economico medio previsto attorno al 5,4% del monte salari 2023, tradotto in aumenti mensili lordi che, secondo le prime ipotesi, si aggirano intorno ai 180 euro per il personale del comparto e fino a circa 400–500 euro per la dirigenza medica. Tuttavia, questi dati economici, pur significativi nel quadro contrattuale, si inseriscono in un sistema che continua a essere definito dalle istituzioni stesse come “in sofferenza strutturale”.


La questione centrale, infatti, non è solo retributiva

 È organizzativa, relazionale e profondamente umana. La carenza di personale, ormai cronica, non riguarda soltanto la quantità di operatori disponibili, ma il modo in cui il lavoro sanitario viene vissuto e praticato. In molti contesti ospedalieri e territoriali, il tempo clinico si riduce progressivamente a tempo operativo, in cui l’urgenza prevale sulla relazione e la complessità del paziente viene compressa dentro sequenze di atti tecnici. In questo scenario, uno degli aspetti meno affrontati nei documenti istituzionali del rinnovo contrattuale è proprio la dimensione della gentilezza come competenza clinica e come infrastruttura invisibile della cura. La gentilezza, intesa non come formalità ma come capacità di presenza, ascolto e riconoscimento dell’altro, richiede condizioni precise per esistere: tempo, stabilità, continuità relazionale. Tutti elementi che la carenza di personale rende sempre più fragili. Infatti, se non c'è il tempo il personale sanitario non riesce a guardarsi intorno e vedere invece di una serie di impegni pesanti, occasioni per essere gentili.

 Se le occasioni per essere gentili sono ovunque e la vita collabora, bisogna però dire che in questo sistema globalizzato tolgono al personale la possibilità per esprimere e coltivare la gentilezza, anche se la sa vedere, questo non basta. Forse si dovrebbe adottare un modo di pensare la sanità diverso, attraverso un’organizzazione strutturale che si renda conto che viviamo in un universo fatto di relazioni multiformi, di delicate interazioni, e di effetti misteriosi e imprevedibili.


Questa prospettiva mette in discussione un punto spesso trascurato nei tavoli contrattuali: la qualità della cura non dipende solo da incentivi economici o da modelli organizzativi, ma anche dalla possibilità concreta di mantenere vivo lo spazio relazionale tra operatore e paziente. Quando il sistema è in sovraccarico, la relazione tende a ridursi, e con essa si riduce anche la possibilità di attivare quei processi neurobiologici che la ricerca internazionale associa alla fiducia, alla sicurezza e alla regolazione dello stress.
Le neuroscienze e la medicina psicosomatica mostrano infatti che la qualità dell’interazione incide direttamente sui sistemi biologici del paziente: la percezione di essere ascoltati e riconosciuti può modulare la risposta allo stress, influenzare i livelli di cortisolo, favorire la produzione di ossitocina e contribuire a un miglior equilibrio psicofisiologico. Ma questi effetti non sono automatici: richiedono tempo, attenzione e continuità. Elementi che, in un sistema privo di personale sufficiente, diventano sempre più rari.


Il rinnovo contrattuale 2025-2027, pur introducendo temi importanti come il miglioramento delle condizioni di lavoro e la valorizzazione professionale, non affronta in modo diretto il nodo della densità relazionale della cura, cioè la quantità di spazio umano che il sistema è in grado di garantire per ogni incontro clinico. Questo vuoto non è secondario: riguarda la qualità stessa del Servizio sanitario nazionale.
La carenza di personale non produce soltanto liste d’attesa più lunghe o turni più pesanti. Produce una trasformazione silenziosa della cultura della cura. Quando il tempo si riduce, la medicina diventa più efficiente ma meno relazionale; più veloce ma meno capace di ascolto; più tecnica ma meno umana. E in questo passaggio si perde proprio ciò che la ricerca contemporanea indica come terapeutico: la relazione.
Per questo, la questione non è soltanto “quanti professionisti mancano”, ma quale idea di sanità si sta costruendo. Una sanità centrata esclusivamente sulla gestione dell’urgenza rischia di dimenticare che la cura è anche un processo di riconoscimento reciproco, di costruzione di fiducia e di regolazione emotiva condivisa. In questa prospettiva, il rinnovo contrattuale rappresenta un passaggio necessario ma non sufficiente. Senza un ripensamento strutturale dell’organizzazione del lavoro e del rapporto tra tempo, relazione e cura, il rischio è che anche gli interventi economici e normativi non riescano a incidere sulla dimensione più profonda della crisi: la progressiva erosione dello spazio umano nella medicina.


La sfida che emerge è quindi più ampia del contratto stesso. Riguarda la possibilità di ripensare la sanità non solo come sistema di prestazioni, ma come ecosistema di relazioni. Un sistema in cui la gentilezza non sia un lusso individuale, ma una condizione organizzativa possibile.

L'immagine di copertina è stata creata dall'IA.

© Riproduzione riservata.
Condividi: