VivoInChianti, una scoperta eccezionale: ritrovate le rarissime fotografie del passaggio di Umberto di Savoia a Castellina in Chianti
Il progetto d’archivio VivoInChianti si arricchisce di una testimonianza di eccezionale valore storico e documentario: sono state ritrovate alcune rarissime fotografie, fino a oggi praticamente inedite, del passaggio a Castellina in Chianti di Umberto di Savoia, allora Luogotenente Generale del Regno e futuro re Umberto II.
Le immagini furono realizzate l’8 marzo 1945, in un momento decisivo della storia italiana, mentre il Paese era ancora attraversato dalla guerra e le operazioni di liberazione erano tutt'altro che concluse.
«Questa acquisizione rappresenta pienamente il significato e la missione di VivoInChianti», dichiara Valeria Ronzini, presidente del Centro Commerciale Naturale di Castellina in Chianti, soggetto promotore del progetto, sostenuto dalla Fondazione il Cuore di scioglie e dal Comune di Castellina in Chianti insieme a varie associazioni del territorio chiantigiano. «Non si tratta soltanto del recupero di fotografie di straordinaria rarità, ma della restituzione alla comunità di una pagina della propria storia che rischiava di essere dimenticata. Immagini, testimonianze orali e documenti scritti tornano finalmente a dialogare tra loro, permettendoci di ricostruire un episodio che unisce la storia di Castellina a quella dell’Italia. È proprio questo lo spirito di VivoInChianti: conservare la memoria, renderla accessibile e trasformarla in un patrimonio condiviso».
Un ringraziamento particolare è rivolto a Duccio Baccani e al figlio Jacopo, discendenti della famiglia Lecchini Giovannoni di Casalecchi, che hanno conservato le fotografie originali e hanno scelto di condividerle con il progetto VivoInChianti, rendendone possibile la conoscenza, lo studio e la valorizzazione pubblica.
La testimonianza di un bambino e l’inizio della ricerca
La scoperta si deve al lavoro di Vito De Meo, responsabile della direzione del progetto VivoInChianti, ed è nata dal racconto di un anziano castellinese, Mauro Neri, che nel marzo del 1945 era ancora bambino.
«Ho saputo del passaggio di Umberto di Savoia da Mauro Neri, ormai uno degli ultimi castellinesi, se non l’unico, a conservare un ricordo diretto di quella giornata», racconta De Meo. «Mi disse di averlo visto attraversare il paese e sostare davanti alla chiesa del Santissimo Salvatore. Ricordava anche il dispiacere manifestato dal Principe nel vedere l’edificio ancora segnato e danneggiato dalla guerra».
Da quella testimonianza ha preso avvio una lunga e serrata attività di ricerca.
«Abbiamo consultato archivi istituzionali e contattato associazioni legate ai veterani e ai raggruppamenti militari italiani dell’epoca», prosegue De Meo. «Nonostante i numerosi tentativi, non era emerso alcun riscontro oggettivo che permettesse di documentare con certezza il passaggio. Il ricordo di Mauro Neri sembrava essere rimasto l’unica traccia di quell’avvenimento».
La ricerca si è quindi estesa al territorio circostante e, in particolare, a Villa Casalecchi, luogo che durante il conflitto aveva conosciuto prima la presenza delle forze tedesche e successivamente quella degli Alleati.
«Ho ipotizzato che Umberto di Savoia e i reparti militari potessero essere transitati anche da Villa Casalecchi», spiega De Meo. «Per questo ho cercato di rintracciare i discendenti degli antichi proprietari della villa. È stato allora che è arrivata la sorpresa: Jacopo Baccani e suo padre Duccio conservavano ancora le fotografie originali di quel magnifico giorno».
Le immagini scattate da Raoul Baccani
Le fotografie furono scattate da Raoul Baccani, padre di Duccio, medico veterinario e appassionato di fotografia. Gli scatti documentano il momento in cui il Luogotenente Generale del Regno passò in rassegna alcuni reparti italiani presenti nel territorio, incontrando ufficiali e soldati e prendendo parte a una cerimonia durante la quale furono conferite delle onorificenze.
Le immagini restituiscono così una dimensione visiva a un episodio che, fino a oggi, era rimasto affidato quasi esclusivamente alla memoria orale e alla cronaca manoscritta del parroco di Castellina in Chianti, monsignor Gaetano Profeti, tutt’oggi inedita.
Il resoconto di monsignor Gaetano Profeti
A confermare e arricchire la ricostruzione è infatti il prezioso resoconto conservato nelle memorie parrocchiali di monsignor Profeti, che descrisse dettagliatamente la visita dell’8 marzo 1945.
Dal manoscritto emerge la presenza a Castellina del Principe di Piemonte Umberto di Savoia, accompagnato dalle autorità militari e accolto dai reparti italiani acquartierati nel territorio.
La cronaca ricorda in particolare l’88º Reggimento Fanteria “Legnano” e gli uomini della Divisione “Friuli”, alpini e bersaglieri, inseriti nei reparti italiani che combattevano a fianco degli Alleati. Il parroco riportò alcuni passaggi della preghiera recitata durante la cerimonia:
«Gloria a Dio nei più alti dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà».
La preghiera invocava la liberazione dell’Italia, il ritorno della pace e la concordia tra gli uomini, restituendo con particolare intensità il clima morale e spirituale vissuto dalla popolazione e dai soldati negli ultimi mesi del conflitto.
Monsignor Profeti racconta inoltre che il Luogotenente arrivò a Castellina al mattino e si recò nella chiesa del Santissimo Salvatore, ancora gravemente danneggiata dalla guerra. Qui incontrò il parroco e ascoltò il racconto delle distruzioni subite dalla comunità e delle difficoltà affrontate dagli abitanti.
La cronaca riferisce poi della visita ai reparti militari e delle cerimonie svoltesi a Casalecchi, verso le 15 del pomeriggio, offrendo oggi un riscontro scritto di straordinaria importanza alle fotografie conservate dalla famiglia Baccani.
Un patrimonio restituito alla comunità
Il ritrovamento permette di ricomporre, a ottant’anni di distanza, tre differenti livelli della memoria: il ricordo personale di Mauro Neri, bambino presente alla visita; il resoconto contemporaneo di monsignor Gaetano Profeti e le fotografie originali scattate da Raoul Baccani.
«È l’incontro tra queste fonti a rendere la scoperta così importante», sottolinea Vito De Meo. «Una testimonianza orale ha dato inizio alla ricerca; un documento manoscritto ha permesso di ricostruire il contesto; infine, un archivio familiare ha restituito le immagini reali di quella giornata. Tutto questo dimostra quanto sia fondamentale ascoltare le persone, ricercare negli archivi e coinvolgere le famiglie nella tutela della memoria collettiva».
Le fotografie saranno sottoposte a un accurato lavoro di catalogazione e contestualizzazione storica, per essere successivamente valorizzate all’interno della grande piattaforma online VivoInChianti insieme alla trascrizione del resoconto di monsignor Gaetano Profeti e alle testimonianze raccolte.
Il progetto rivolge infine un sentito ringraziamento a Mauro Neri, dalla cui memoria ha avuto origine la ricerca; a Duccio e Jacopo Baccani, per la disponibilità e la generosità dimostrate nel condividere le immagini; e a tutte le famiglie che, attraverso fotografie, documenti e racconti, contribuiscono alla costruzione dell’archivio storico del territorio chiantigiano.
