Poesia e impegno civile: Yuli Cruz Lezcano incanta Piombino. L’intervista con la Prof.ssa Mazzinghi
Il recente incontro a Piombino, nell'ambito de "Il Maggio dei Libri", ha regalato alla città un momento di rara profondità intellettuale. Protagonista del dialogo con la Prof.ssa Loretta Mazzinghi è stata la scrittrice e attivista Yuli Cruz Lezcano.
Al centro del dibattito, la natura stessa della creazione poetica. Per la Cruz Lezcano, la scrittura non è un esercizio estetico, ma un'esigenza vitale: «Scrivere è diventato il mio modo di esistere, di resistere e di restare in dialogo con il mondo e con me stessa». Un dialogo che non nasce dal nulla, ma da una profonda sedimentazione culturale dove il simbolo è protagonista: «Il simbolo non comunica mai in modo diretto, ma “nasconde mostrando”, e proprio in questa tensione tra visibile e invisibile si apre lo spazio della poesia».
La parola come soglia e resistenza
Interrogata sul suo processo creativo, la scrittrice ha spiegato come ogni verso sia il risultato di un lavoro artigianale sulla lingua: «La parola non è mai neutra: è un organismo vivo, carico di stratificazioni. Per questo ogni scelta lessicale è per me un gesto consapevole: la parola viene ascoltata, pesata, interrogata».
Questo rigore intellettuale si sposa con una condizione esistenziale di frontiera, in bilico tra Cuba e l'Italia. «Il translinguismo per me non è soltanto una pratica linguistica, ma una condizione esistenziale», ha affermato, citando Edmond Jabès per definire lo scrittore come uno "straniero nella propria lingua". In questa "terra di mezzo", la sua voce si costruisce non per assimilazione, ma per convivenza dinamica tra identità diverse.
Etica del dolore e impegno sociale
L'intensità dell'incontro ha toccato l'apice quando si è parlato della raccolta Di un’altra voce sarà la paura. Qui, la poesia diventa testimonianza civile: «La poesia non è mai decorazione del dolore, ma una forma di esposizione della ferita. Dare voce non significa parlare al posto di qualcun’altra, ma costruire un campo di risonanza in cui le esperienze possano essere riconosciute».
La poetessa ha poi trasferito questa urgenza etica nel suo impegno quotidiano nelle case rifugio, spiegando la stretta connessione tra la violenza di genere e la lotta per la sicurezza sul lavoro: «La casa rifugio insegna che senza protezione reale non esiste libertà; allo stesso modo, nei luoghi di lavoro, senza sicurezza non esiste dignità».
Uno sguardo critico sul futuro
In conclusione, l'autrice ha offerto una riflessione lucida sulla situazione attuale del suo paese d'origine. Senza cedere a nostalgia o retorica, ha evidenziato come la sfida di oggi sia superare la distanza tra la legge e la realtà concreta: «Non basta proclamare diritti o approvare riforme; è necessario che questi diritti diventino esperienza quotidiana».
Un incontro, quello di Piombino, che ha confermato come la letteratura possa ancora essere un potente strumento di analisi, capace di "tornare a camminare" — come suggerisce la stessa Cruz Lezcano — rifiutando la fretta delle risposte immediate e abbracciando, invece, la "lentezza del pensiero" necessaria per comprendere la complessità del nostro presente.
