Valdelsa e non solo: il "filo nero" che preoccupa il senese. L'ombra del neofascismo dietro l'incendio alla Casa del Popolo di Montepulciano
Non una semplice "ragazzata", né un banale corto circuito o un gesto vandalico isolato. Dietro le fiamme che lo scorso ottobre hanno devastato l’ex Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano – storico presidio di socialità e sede locale del Partito Democratico e dell'Auser – si profila un quadro inquietante che stringe la provincia di Siena nella morsa dell'estremismo di destra.
Gli sviluppi dell’inchiesta condotta dalla magistratura e dalle forze dell'ordine stanno portando alla luce dettagli pesantissimi sul piano simbolico e ideologico: libri di Gramsci dati alle fiamme, bandiere della sinistra bruciate, simboli nazi-fascisti e persino video rivendicativi realizzati dagli stessi indagati, alcuni dei quali minorenni. Uno scenario reso ancora più cupo dal presunto tentativo di intercettare e distogliere i fondi destinati alla ricostruzione dell'immobile.
Di fronte a queste rivelazioni, il mondo politico, associativo e sindacale del territorio ha fatto quadrato, esprimendo unanime sgomento ma anche la ferma intenzione di non minimizzare una deriva che sembra superare i confini della provincia.
Il coro dei progressisti: "Non chiamatela bravata"
"Questi fatti non possono e non devono essere liquidati come semplici bravate, perché sono molto gravi e fanno emergere la necessità di rafforzare l’attenzione sul disagio giovanile e sulla crescita di fenomeni estremisti di destra anche nel territorio senese", dichiara in una nota l'Arci provinciale di Siena.
L'associazione esprime profonda vicinanza alla comunità e sottolinea il valore democratico delle Case del Popolo, definite "luoghi aperti, antifascisti e popolari, presidi fondamentali per la coesione sociale".
Sulla stessa linea d'onda il commento del Coordinamento ANPI Valdichiana e CGIL Valdichiana, che in un documento congiunto mette in guardia dai rischi di una normalizzazione culturale: "Per troppo tempo nel nostro Paese il riemergere di culture neofasciste e naziste è stato derubricato a folklore, provocazione o nostalgia innocua. I fatti continuano a mostrarci altro: odio politico organizzato, radicalizzazione, violenza simbolica e materiale. Sarebbe gravissimo se si finisse per rimuovere o minimizzare il contesto politico e ideologico che emerge in queste ore".
Il legame con le altre inchieste: il "filo nero" dei minorenni
L'episodio di Abbadia di Montepulciano non sembra infatti essere un fulmine a ciel sereno. Le forze politiche e sociali collegano direttamente l'incendio alla recente operazione della Digos che ha visto tredici giovanissimi indagati nella provincia senese per apologia del nazifascismo, odio razziale e detenzione di armi.
"Esiste un filo nero che unisce il radicalismo virtuale delle chat d'odio alle fiamme reali appiccate contro i luoghi della partecipazione democratica", denuncia la Federazione Provinciale del PSI di Siena, esprimendo fraterna solidarietà al PD e all'Auser di Montepulciano. I socialisti sollevano un problema strutturale: "Vedere dei minorenni affascinati da ideologie che hanno insanguinato il Novecento è una ferita aperta che dimostra il fallimento dei tradizionali canali di socializzazione. La sola risposta repressiva è politicamente fallimentare se non si rimuove il disagio alla radice".
La politica chiede responsabilità: "Serve una condanna senza ambiguità"
Sul caso è intervenuto con fermezza anche Simone Bezzini, capogruppo del Partito Democratico nel Consiglio regionale della Toscana, che ha evidenziato come l'incendio resti una ferita aperta per tutta la regione:
"Oggi quella ferita assume un significato ancora più profondo e ci richiama a una responsabilità collettiva. Gli anticorpi culturali e democratici delle nostre comunità appaiono meno robusti di quanto pensato. Per questo serve una condanna chiara e senza ambiguità da parte di tutte le forze politiche e istituzionali, perché il silenzio o le mezze parole aprono varchi pericolosi".
Bezzini ha poi tracciato un parallelo tra la tenuta democratica e la giustizia sociale: "Quando crescono precarietà, disuguaglianze e solitudine, si indeboliscono le comunità ed è lì che trovano terreno fertile l’odio e le culture autoritarie".
La risposta del territorio: investire nella democrazia
Se la magistratura dovrà accertare le responsabilità penali individuali, la risposta sociale del territorio senese è già netta. La parola d'ordine comune è "ricostruire", non solo l'edificio fisico di Abbadia, ma la rete democratica.
Arci, PSI e PD invocano a gran voce un piano d'azione che rimetta al centro la scuola pubblica, il supporto psicologico per i più giovani e la creazione di spazi di socialità sani e gratuiti. Da parte loro, ANPI e CGIL rilanciano l'appuntamento nelle piazze per difendere i valori costituzionali, annunciando una mobilitazione immediata proprio nella vicina Sarteano, dove dal 30 maggio al 2 giugno si terrà la VII edizione della Festa della Costituzione: quattro giorni di dibattiti e partecipazione civile che, quest'anno, assumeranno un significato di resistenza ancora più profondo.
