23 Giugno 2026

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Shopping online, dal 1° luglio in arrivo la tassa sui piccoli pacchi. Quanto si pagherà?

Shopping online, dal 1° luglio in arrivo la tassa sui piccoli pacchi. Quanto si pagherà?

 Dal 1° luglio comprare online da siti fuori dall’Unione Europea costerà di più e i pacchi potrebbero metterci più tempo ad arrivare. A partire da questa data, infatti, salvo sorprese dell’ultimo minuto, scatta una nuova tassa europea di 3 euro sui piccoli pacchi (quelli che valgono meno di 150 euro) che arrivano da Paesi extra-UE. Ma per chi compra dall’Italia, da ottobre (come deciso ieri dal ministro Giorgetti) la sorpresa sarà doppia: entrerà in vigore anche una tassa nazionale da 2 euro decisa dal Governo con l’ultima legge di Bilancio.

I DATI UFFICIALI: L’EUROPA INVASA DA 12 MILIONI DI PACCHI AL GIORNO

Per capire l’origine di questo provvedimento bisogna guardare i dati pubblicati dal Consiglio dell’Unione Europea nella sua sezione ufficiale dedicata all’azione contro l’afflusso massiccio di piccoli pacchi. I numeri del Consiglio UE descrivono una vera e propria invasione: nel solo 2024 sono entrati nel mercato europeo ben 4,6 miliardi di piccoli articoli, pari a una media impressionante di 12 milioni di pacchi al giorno. Un volume che è quasi raddoppiato rispetto al 2023 (2,4 miliardi) e triplicato rispetto al 2022 (1,4 miliardi). Guardando all’Italia, il legame con i mercati asiatici è ancora più marcato: i dati nazionali mostrano che nel 2025 gli italiani hanno ordinato 396 milioni di articoli da fuori UE, e ben il 98% di questi arrivava dalla Cina (soprattutto vestiti, che rappresentano un quarto degli acquisti).

PERCHÉ L’EUROPA E L’ITALIA HANNO DECISO QUESTA STRETTA?

Come si legge nei documenti ufficiali del Consiglio dell’Unione Europea, la vecchia esenzione sotto i 150 euro era nata in un’epoca in cui l’e-commerce era marginale. Oggi, quella norma è diventata una scappatoia che mette a rischio il mercato unico su tre fronti:

  1. Sicurezza dei prodotti: L’enorme volume rende impossibile controllare tutto. Molti prodotti extra-UE violano le norme sulla tossicità dei materiali, la contraffazione o la sicurezza elettrica.
  2. Concorrenza sleale e frodi fiscali: I negozianti europei pagano le tasse e rispettano regole severe, mentre molti venditori esteri aggirano i dazi dichiarando falsi valori bassi o frammentando le spedizioni.
  3. Impatto ambientale: Il trasporto aereo di miliardi di oggetti economici e “usa e getta” genera un’impronta ecologica ormai insostenibile.

COME SI CALCOLA LA NUOVA TASSA (E L’EFFETTO IVA)

Come chiarito dalla Commissione Europea nelle sue linee guida ufficiali dello scorso 2 giugno, il dazio di 3 euro è a tutti gli effetti un diritto doganale e andrà pagato sempre. Questo crea un effetto a catena sul prezzo finale, perché l’IVA verrà calcolata dopo aver aggiunto la tassa.

Un esempio semplice
Se comprate un oggetto da 90 euro, prima si aggiunge la tassa di 3 euro, e poi l’IVA verrà calcolata sul totale di 93 euro. Inoltre, i 3 euro europei potrebbero applicarsi su ogni tipo di oggetto diverso presente nello stesso pacco (ad esempio se comprate insieme una maglietta e un gadget elettronico), facendo salire il conto ancora di più.

LA PROTESTA DELLE IMPRESE ITALIANE

La tassa italiana da 2 euro era già stata rinviata dal Ministero dell’Economia (Mef) fino al 30 giugno per aggiornare i sistemi informatici e dopo il Consiglio dei ministri di lunedì 22 giugno slitterà il 1° ottobre. Le aziende della logistica chiedono a gran voce di cancellarla. In una lettera indirizzata al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, Confetra (la Confederazione generale italiana dei trasporti) ha lanciato l’allarme: questa tassa “provocherà il crollo di almeno il 50% dei traffici merci e farà perdere 25 milioni di euro allo Stato”. Il rischio è che i grandi siti cinesi decidano di far atterrare i pacchi in altri Stati europei (come Belgio o Olanda) per evitare la dogana italiana, danneggiando i nostri corrieri. Anche Aice Confcommercio ha chiesto di bloccare il provvedimento per evitare il doppio balzello “3+2”.

Il Consiglio UE specifica che l’obiettivo finale della riforma è spostare la responsabilità legale e il pagamento delle tasse direttamente in capo ai grandi marketplace, che dovranno trattenere l’importo dovuto al momento del pagamento.

 

Fonte Dire.it