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Alessandro Bologni espone a San Gimignano

Alessandro Bologni espone a San Gimignano

Sabato 23 maggio, nel Palazzo della Cancelleria, si inaugura la prima personale di pittura dell’architetto certaldese Alessandro Bologni, Dell’arte e della dignità, con il patrocinio e la partecipazione del Comune e della Misericordia di San Gimignano e la presentazione del Catalogo delle opere a cura di Claudio Cencetti, scrittore e poeta sangimignanese. 

Alessandro Bologni è già noto in Valdelsa come architetto. La sua attività professionale si è svolta per decenni prima presso il Comune di Certaldo (con interventi di prestigio in Certaldo Alto), poi, fino a qualche anno fa, come libero professionista. Ma in pochi erano a conoscenza della sua immensa passione per la pittura, che Alessandro ha coltivato per tanti anni con discrezione, quasi in segreto e nelle more dell’attività professionale, giù negli scantinati di casa sua. 

Ci racconta Claudio Cencetti, che ha scritto l’introduzione al Catalogo (Alessandro Bologni: dell’arte e della dignità): “Un giorno andai da lui per incontrare l’architetto, volevo da lui consigli e indicazioni, e vidi appese alle pareti di casa sua alcune grandi tele. Da appassionato rimasi colpito. C’era in quei quadri prima di tutto un’unità di stile: non potevano essere che tutti della stessa mano. E una tela su tutte attrasse la mia attenzione: l’Autoritratto. Ben oltre l’evidenza della somiglianza, mi colpì quella luce diffusa, quelle penombre, le macchie, la postura della figura, e poi quello sfondo indeterminato eppure deciso e … moderno. Quei quadri, gli dissi, era un peccato non lasciarli uscire da casa sua”.  

L’arte pittorica di Alessandro Bologni non viene dal nulla. Gli studi universitari e, prima e più ancora, all’Istituto d’Arte senese Duccio di Boninsegna lo segnarono in profondità, gli impressero l’amore per il disegno e per la figura, che nelle sue tele è soprattutto figura umana. Delle venticinque opere esposte, quasi tutte hanno al centro uomini e donne. Uomini, donne e … statue. Già, statue. E precisamente due sculture che sono due capolavori di Michelangelo: il David e la Pietà Bandini. Bologni li porta nella bidimensionalità della tela, li disegna e li colora, li analizza e li scorcia, in una anatomia sempre rispettosa della sacralità del capolavoro che ha di fronte. 

 

                                                                         Il David 3

Nella presentazione al Catalogo si legge: “Certo, operazione coraggiosa quella di colorare Michelangelo, di ‘fissare’ una volta per sempre sulla tela una luce che la scultura, in quanto corpo materico occupante uno spazio, lascia invece alla contingenza dell’attimo e dell’ambiente in cui è posta. Qui, sulla tela, il pittore la determina ora ‘a suo piacimento’: la studia, la sperimenta e la decide secondo un suo sentire e una sua responsabilità di artista. In definitiva, la rinnova alla propria arte”.

     

                                                                        La Pietà Bandini

 Dopo l’Autoritratto e le successive sette opere tutte dedicate al David e alla Pietà Bandini, l’esposizione vira sull’altro grande tema al centro della pittura di Bologni: la condizione dell’uomo di oggi, soprattutto di donne e di uomini che più di tutti affrontano una realtà difficile, ostile alla loro dignità. Sono spesso i migranti ora a occupare il centro della tela. Si legge ancora dalla presentazione: “Eppure quelle creature, la cui identità pare portata dal vento, ci appaiono anche nella loro esemplarità umana di resistenza, di irriducibile dignità, affermata sul piano formale da una salda nettezza e pulizia di figura”. 

             

                 Donne anonime in fuga                                             La sorgente 

 

E la sensibilità dell’arte riesce anche allo scatto d’empatia, come nell’opera Clandestino allo specchio, a porsi nella prospettiva del migrante che si pensa come in un negativo fotografico: “un io che parla a quel contrario che vorrebbe essere”.    

 

                                                             Clandestino allo specchio

 

C’è poi un terzo tema sviluppato nell’esposizione, definito nella presentazione allusivo, “più rivolto ad accennare, se non un Oltre, un noumeno, quantomeno una dimensione più sospettabile che osservabile delle cose; a cogliere cioè un’interiorità o una profondità, un’anima dietro un volto o nelle cose”. 

 

                                                            Camminando con Golia

 

Ed è in queste opere poste a conclusione del percorso espositivo che risalta la capacità dell’artista nel ritratto, un genere ben coltivato, dove la necessità indagatrice non può accontentarsi di cogliere uno sguardo o un’espressione, ma tenta di penetrare le difficili profondità psicologiche, al di là delle apparenze.

 

                                                                       Ritratto di bimba   

 

Questa pluralità di temi costituisce il percorso della mostra, la cui inaugurazione è fissata per sabato 23 maggio alle ore 11,30 nel Palazzo della Cancelleria, appena fuori Piazza del Duomo, con la partecipazione delle autorità del Comune e della Misericordia di San Gimignano. La mostra, che in realtà ha aperto i battenti già dal giorno 20, resterà aperta fino a fine mese. Il periodo è il più propizio dell’anno. Una passeggiata nelle vie e nelle piazze di Sangi, in questa primavera inoltrata che promette finalmente sole, può ben concludersi con un passaggio presso il Palazzo della Cancelleria. L’ingresso è gratuito per tutti i visitatori.    

 

                                                                             Il bar del Covid

 

     In copertina  Autoritratto           




                

 

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