L'altro 11 settembre: la storia dimenticata del colpo di Stato in Cile e del golpe di Pinochet contro Allende
Per gran parte del mondo contemporaneo, la data dell'11 settembre evoca immediatamente le immagini drammatiche dell'attacco alle Torri Gemelle di New York nel 2001. Esistono però ferite nella storia, dimenticate. Era l'11 settembre 1973 quando un violento colpo di Stato militare guidato dal generale Augusto Pinochet spezzava tragicamente la democrazia in Cile, rovesciando il governo democraticamente eletto del presidente socialista Salvador Allende.
La fine della "via chilena al socialismo"
Eletto nel 1970 a capo della coalizione di sinistra Unidad Popular, Salvador Allende aveva inaugurato un esperimento politico unico nel panorama della Guerra Fredda: tentare la transizione verso il socialismo attraverso le regole della democrazia borghese e costituzionale. Un disegno ambizioso che prevedeva la nazionalizzazione delle risorse chiave del Paese – a partire dalle miniere di rame, linfa vitale dell'economia cilena – e profonde riforme sociali a favore delle classi lavoratrici.
Fin dall'inizio, tuttavia, il progetto di Allende si scontrò con una feroce opposizione interna e con l'implacabile ostilità degli Stati Uniti. L'amministrazione Nixon e la CIA lavorarono attivamente per destabilizzare il governo cileno, alimentando una profonda polarizzazione politica e una crisi economica aggravata da inflazione galoppante, scioperi coordinati e blocchi dei trasporti.
Il martedì nero di Santiago e l'assalto a La Moneda
All'alba dell'11 settembre 1973, le forze armate cilene diedero il via all'insurrezione. I punti strategici di Santiago del Cile vennero occupati rapidamente, le trasmissioni radiofoniche indipendenti e di sinistra furono messe a tacere con la forza, e il palazzo presidenziale de La Moneda fu circondato.
Allende morì all'interno di La Moneda durante le fasi concitate dell'assalto, mentre il potere passava nelle mani di una giunta militare. In realtà, la versione oggi accreditata dalla comunità scientifica e storiografica — confermata da un'autopsia ufficiale nel 2011 su richiesta della famiglia — è che Allende si sia suicidato con un fucile mitragliatore (donatogli da Fidel Castro), poco prima che le truppe entrassero nel palazzo, per non arrendersi né cadere prigioniero. Per decenni questa versione fu oggetto di dibattito politico (alcuni sostenevano fosse stato ucciso dai militari), ma le indagini forensi più recenti hanno consolidato l'ipotesi del suicidio.
L'eredità della dittatura
Con il golpe dell'11 settembre si aprì per il Cile uno dei capitoli più bui della storia latinoamericana. Pinochet sciolse il Parlamento, mise al bando i partiti politici, sospese ogni garanzia costituzionale e instaurò un regime autoritario durato quasi diciassette anni, fino al plebiscito del 1988 e al ritorno alla democrazia nel 1990.
Gli anni della dittatura lasciarono un bilancio drammatico: migliaia di oppositori politici furono assassinati o fatti sparire (i desaparecidos), decine di migliaia subirono torture nei centri di detenzione clandestina come lo Stadio Nazionale di Santiago, e centinaia di migliaia furono costretti all'esilio.
A distanza di decenni, ricordare quel primo undici settembre non serve soltanto a rendere omaggio alle vittime di una brutale repressione e a un colpo di Stato sponsorizzato dall'ingerenza straniera, ma ammonisce sulla fragilità delle istituzioni democratiche e sull'alto prezzo pagato da un intero popolo in nome degli equilibri della Guerra Fredda.

