10 Febbraio 2026

Icona Meteo 7 °C Cielo coperto

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit. A accusamus cumque excepturi illum iste magni minus quaerat rerum tenetur voluptatibus!

10 Febbraio: perché si celebra il Giorno del Ricordo. La storia, il dramma e la memoria

10 Febbraio: perché si celebra il Giorno del Ricordo. La storia, il dramma e la memoria

Il dramma si consuma lungo il confine orientale d'Italia, nelle terre dell'Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia. Per comprendere l'accaduto, bisogna guardare al collasso del regime fascista e all'armistizio dell'8 settembre 1943.

In quel vuoto di potere, le milizie jugoslave guidate dal maresciallo Josip Broz Tito iniziarono un'offensiva per occupare i territori rivendicati dalla Jugoslavia. La violenza non fu solo una reazione ai crimini commessi dal fascismo durante l'occupazione della Jugoslavia, ma un vero e proprio disegno politico volto all'eliminazione preventiva di chiunque potesse opporsi al nuovo regime comunista jugoslavo o rappresentasse l'italianità del territorio.

Il dramma delle Foibe
Il termine "foibe" si riferisce alle profonde cavità naturali tipiche della regione, che divennero teatri di morte. Si distinguono due fasi di ondate violente. La prima nel 1943 (dopo l'armistizio) e la seconda, più sistematica e feroce, nella primavera del 1945, durante l'occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e dell'Istria.

Migliaia di persone — tra cui non solo militari e funzionari pubblici, ma anche civili, sacerdoti, donne e intellettuali — furono gettate, spesso ancora vive e legate l'una all'altra col fil di ferro, in questi abissi. Le uccisioni avvenivano in maniera spaventosamente crudele. I condannati venivano legati l'un l'altro con un lungo filo di ferro stretto ai polsi, e schierati sugli argini delle foibe. Quindi si apriva il fuoco trapassando, a raffiche di mitra, non tutto il gruppo, ma soltanto i primi tre o quattro della catena, i quali, precipitando, morti o gravemente feriti, trascinavano con sé gli altri sventurati, condannati così a sopravvivere per giorni sui fondali delle voragini, sui cadaveri dei loro compagni, tra sofferenze inimmaginabili.

 Le stime parlano di una cifra che oscilla tra i 3.000 e i 5.000 morti, ma la difficoltà dei recuperi e la chiusura degli archivi hanno reso per decenni difficile un computo definitivo.

L'Esodo: un popolo in cammino
Parallelamente alle uccisioni, si verificò l'esodo giuliano-dalmata. Tra il 1943 e la metà degli anni '50, circa 250.000 - 350.000 italiani furono costretti ad abbandonare le proprie case, città (come Zara, Fiume e Pola) e proprietà.

Questi profughi, fuggendo dal terrore e dal clima di oppressione del regime di Tito, cercarono rifugio in Italia, dove però non sempre trovarono l'accoglienza sperata. In un Paese stremato dalla guerra e politicamente spaccato, i profughi istriani vennero spesso guardati con diffidenza o, peggio, marchiati come "fascisti" solo perché in fuga da un regime comunista.

Perché il 10 febbraio?
La data è stata scelta per ricordare il 10 febbraio 1947, giorno in cui furono firmati i Trattati di Pace di Parigi. Con quegli accordi, l'Italia perse definitivamente ampie porzioni della Venezia Giulia, l'Istria, il Quarnaro e la città di Zara, che passarono alla Jugoslavia, sancendo formalmente il distacco doloroso di quelle comunità dalla madrepatria. Il “Giorno del ricordo”, ricorrenza civile nazionale italiana istituita dalla legge 30 marzo 2004, n. 92, è celebrata “per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dei cittadini italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia e della più complessa vicenda del confine orientale”.

 

© Riproduzione riservata.
Condividi: