19 Agosto 2026

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Trigano, la FIOM CGIL Siena smentisce le dichiarazioni della FIM CISL: “Mai firmato accordi di prossimità”

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Trigano, la FIOM CGIL Siena smentisce le dichiarazioni della FIM CISL: “Mai firmato accordi di prossimità”

La Fiom Cgil ritiene doveroso intervenire sulle dichiarazioni rilasciate dal Segretario generale della Fim Cisl Giuseppe Cesarano e pubblicate da La Nazione di Siena in merito alla situazione dei lavoratori a tempo determinato della Trigano di Cusona (San Gimignano) e, in particolare, ai 74 contratti in scadenza non rinnovati.

Le dichiarazioni riportate nell’articolo contengono affermazioni che non corrispondono alla realtà dei fatti e che rischiano di generare una grave mistificazione della storia delle relazioni sindacali all’interno della Trigano, multinazionale del comparto della camperistica che nello stabilimento senese conta circa 450 dipendenti sui circa 1.600 in totale dei 5 poli produttivi sul territorio nazionale (3 in Toscana, 1 in Umbria e 1 in Abruzzo).

Partiamo da un punto che riteniamo non opinabile: la Fiom Cgil di Siena non ha mai sottoscritto alcun accordo di prossimità con Trigano.

Per questo chiediamo pubblicamente al Segretario della Fim Cisl Giuseppe Cesarano di indicare con precisione a quale accordo sottoscritto anche dalla Fiom Cgil faccia riferimento quando dichiara che “in Trigano esiste un accordo, sottoscritto da tutte le parti, compresa la Fiom Cgil, che disciplina anche le modalità di utilizzo dei contratti a termine”.

Se esiste, si renda pubblico e si indichi la data, le parti firmatarie e il contenuto.

La Fiom non conosce alcun accordo di prossimità sottoscritto dalla propria organizzazione.

Anzi, i fatti raccontano una storia molto diversa.

Nel 2019 venne sottoscritto un accordo di prossimità alla Trigano che la Fiom Cgil non firmò. Proprio quell'accordo è stato successivamente oggetto di una causa promossa da un lavoratore al quale non era stato rinnovato il contratto: il Tribunale ne dichiarò l'illegittimità, ordinando la reintegrazione del lavoratore. La vicenda è poi arrivata in Corte d'Appello, che nel 2025 ha confermato l'illegittimità dell'accordo. La stessa sentenza, così come riportato pubblicamente, individua nella Fim Cisl l'organizzazione sindacale che aveva sottoscritto quell'intesa.

Non si tratta dunque di una ricostruzione politica della Fiom, ma di atti e pronunce giudiziarie che chiunque può verificare.

Eppure oggi ci viene raccontato che la Fiom avrebbe sottoscritto quegli accordi.

Non è così.

Un secondo accordo di prossimità è stato sottoscritto nel luglio 2024. Anche in questo caso la Fiom Cgil non lo ha firmato. La Fiom si oppose chiedendo, tra le altre cose, garanzie per i lavoratori ai quali non sarebbe stato rinnovato il contratto e il rispetto delle causali previste dalla legge. Anche questa circostanza è stata già riportata pubblicamente.

È quindi necessario ristabilire la verità dei fatti.

LE STABILIZZAZIONI NON POSSONO DIVENTARE UN ALIBI

La Fim Cisl rivendica circa 240 stabilizzazioni realizzate nel tempo.

La Fiom Cgil non nega che queste stabilizzazioni siano avvenute. Anzi, le abbiamo ricordate anche noi.

Ma è proprio qui che occorre evitare di manipolare i numeri e la loro interpretazione.

Quelle circa 240 stabilizzazioni sono il risultato di un arco temporale di circa 11 anni.

Presentarle oggi come la dimostrazione di un sistema capace di superare il precariato significa ignorare la dimensione complessiva dell'utilizzo dei contratti a termine in questi anni.

Di fronte a un utilizzo così ampio e, a nostro giudizio, eccessivamente discrezionale dei contratti a termine, alcune centinaia di stabilizzazioni distribuite nell'arco di 11 anni non possono essere utilizzate per sostenere che il problema della precarietà alla Trigano non esista.

Anzi, il problema è esattamente questo: perché un lavoratore deve trascorrere anni dentro un sistema di contratti a termine prima di poter aspirare alla stabilizzazione?

In altre realtà produttive dello stesso settore, ma fuori dalla provincia di Siena, sono state realizzate stabilizzazioni importanti attraverso accordi che non hanno avuto bisogno di derogare alla legge e che hanno consentito di raggiungere risultati occupazionali significativi in tempi decisamente più brevi.

Questa è la discussione che vorremmo affrontare: non una gara a chi rivendica più meriti, ma quale modello di occupazione vogliamo costruire nel territorio.

OGGI CI SONO 74 LAVORATORI CHE NON HANNO UN LAVORO

Nel frattempo, però, ci sono 74 lavoratrici e lavoratori a cui non è stato rinnovato il proprio contratto.

La questione concreta è questa.

Non possiamo parlare di “continuità occupazionale” mentre decine di persone vengono lasciate a casa alla scadenza del contratto.

E non possiamo contemporaneamente rivendicare come modello virtuoso un sistema di relazioni sindacali che ha consentito all'azienda margini di gestione della precarietà che la Fiom ha contestato e continua a contestare.

La Fiom Cgil non pensa che il sindacato debba limitarsi a prendere atto delle oscillazioni del mercato.

Il compito del sindacato è anche quello di contrattare affinché le fluttuazioni produttive non vengano scaricate interamente sui lavoratori, trasformando l'incertezza del mercato in precarietà occupazionale.

ALLA STAMPA CHIEDIAMO DI VERIFICARE I FATTI

Per questo rivolgiamo anche un appello alla stampa.

Quando vengono attribuite a un'organizzazione sindacale la firma di un accordo o la condivisione di una determinata politica contrattuale, si verifichino gli atti e le firme prima di riportare quelle affermazioni come fatti.

È sufficiente chiedere di vedere gli accordi.

La Fiom Cgil di Siena è disponibile a mettere a disposizione la documentazione in suo possesso e a confrontarsi pubblicamente, carte alla mano, su date, contenuti e soggetti firmatari.

Non abbiamo bisogno di polemiche: abbiamo bisogno di verità.

E proprio perché si parla del futuro di decine di lavoratrici e lavoratori, riteniamo particolarmente grave che si possa rappresentare come condiviso dalla Fiom un modello contrattuale che la Fiom non ha sottoscritto e che, nel caso dell'accordo del 2019, è stato anche oggetto di una pronuncia giudiziaria che ne ha riconosciuto l'illegittimità.

UNA DOMANDA ALLA FIM CISL

Infine, una domanda politica non può essere elusa.

Di fronte a 74 lavoratrici e lavoratori che si trovano a dover presentare domanda di NASpI ci saremmo aspettati dal sindacato Fim maggiore empatia, maggiore preoccupazione e soprattutto maggiore attenzione alla ricerca di soluzioni per evitare i mancati rinnovi.

Invece assistiamo a una presa di posizione pubblica che, di fatto, finisce per difendere il modello contrattuale e le scelte dell'azienda.

È legittimo difendere i propri accordi.

È legittimo rivendicare le proprie scelte.

Non è però accettabile attribuire alla Fiom la firma di accordi che non ha mai sottoscritto.

E soprattutto non è accettabile utilizzare le stabilizzazioni effettuate negli anni come foglia di fico per non affrontare il problema strutturale della precarietà.

La domanda, allora, viene spontanea: la Fim Cisl da che parte sta? Dalla parte di chi oggi perde il lavoro o dalla parte di un modello che consente all'azienda di gestire la flessibilità scaricandone il costo sui lavoratori?

La Fiom Cgil continuerà a stare dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, chiedendo stabilità, diritti, rispetto della legge e occupazione di qualità.

E continuerà a farlo senza mistificare i fatti e senza attribuire ad altri responsabilità - e firme - che non hanno.

Fiom Cgil Siena

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