Al via la 37esima edizione di Mercantia: l’intervista al direttore artistico Alessandro Gigli
Ritorna la manifestazione simbolo di Certaldo, quattro giorni di spettacoli tra i vicoli e le piazze del borgo.
Come ogni luglio, scocca l’ora di Mercantia (Mercantia 2025: Il corpo, il borgo, il sogno), il festival internazionale del Quarto Teatro che da 37 edizioni si svolge a Certaldo, sotto la direzione di Alessandro Gigli. L’inizio è previsto per la giornata di mercoledì 16, fino a domenica 20: 5 giorni di spettacoli ed esibizioni che vedranno arrivare a Certaldo migliaia di persone da tutta Italia e non solo. La redazione di Nel Quotidiano ha intervistato Alessandro Gigli, il direttore artistico del Festival. Gigli ha voluto ribadire il legame indissolubile che unisce Mercantia alla città di Certaldo, rivelando alcuni retroscena relativi all’organizzazione, ai momenti più difficili e alle grandi soddisfazioni che si è tolto in questi anni. Queste le parole di Gigli ai nostri microfoni
Quali sono i segreti dietro al successo di una manifestazione così longeva giunta ormai alla 37 edizione?
“Determinazione, passione, tanto amore e avere un sogno da realizzare. Non a caso quest’anno il tema è “La terra di un sogno”, un omaggio a quello che è stato questo lungo viaggio che mi ha accompagnato ogni anno verso questa festa. Per me Mercantia è come un Capodanno. Al momento sto già pensando a quelli che potrebbero essere i cambiamenti per il prossimo anno, idee e progetti nuovi per la prossima edizione. Uno dei segreti è quello di non fermarsi sulle proprie certezze e su ciò che nel tempo è stato consolidato, ma essere pronti a cambiare. In chiave buddista si potrebbe interpretare come la morte che genere nuova vita. Quando sembra che tutto vada bene, è comunque necessario non accontentarsi ed essere in grado di mettere tutto in discussione e ripartire. Anche gli alberi si rigenerano perdendo le foglie per poi farle rinascere nuovamente ”.

Come è cambiata Mercantia nel tempo?
“Nel 1997, quando abbiamo festeggiato il decennale di Mercantia, avevamo 276 compagnie provenienti dall’Italia e dall’estero, che venivano qui solo per l’ospitalità e un piccolo rimborso spese. Il paradiso degli organizzatori. L’anno successivo ho deciso di cambiare introducendo il cachet e la selezione delle compagnie, trasformando una festa movimentista in una vetrina della migliore qualità del teatro di strada. In quel momento il teatro di strada iniziava ad essere troppo mainstream, solleticando anche l’interesse delle televisioni. Per molti poteva essere il momento della massima gloria. Al contrario io decisi di prendere le distanze da tutto questo e Mercantia passò dall’essere il Festival Internazionale del teatro di strada a Festival Internazionale del Quarto Teatro. La parola Quarto Teatro simboleggia la volontà del teatro di strada di rinnovarsi, guardando in tutte e quattro le direzioni: quattro come i punti cardinali. Teatro di ricerca, musica, danza contemporanea, cabaret, installazioni artistiche ed esibizioni. Tutto questo è il Quarto Teatro”.
Come si può descrivere e definire il legame che unisce Mercantia al borgo di Certaldo Alto?
“Il rapporto è speculare. Tante idee e innovazioni nascono proprio ispirandosi alla fisionomia del borgo. Certaldo non è una semplice location in cui si svolgono casualmente alcuni spettacoli, ma lo sfondo e l’ambientazione rientrano all’interno della progettazione di un’esibizione. Non di tutte ovviamente, ma di una buona parte. La programmazione tiene conto di ogni angolo, pertugio, stradina, piazzetta e giardino. In chiave più poetica potremmo dire che sono i vecchi muri del borgo a parlarmi e a ispirami. Molti anni fa arrivò una proposta da parte della città di Canterbury, gemellata con Certaldo, che voleva replicare l’esperienza di Mercantia in terra inglese. Io obiettai che era difficile in quanto la mia ispirazione nasceva proprio dalla morfologia di questo territorio e il progetto non fu portato avanti. Questo perché l’esperienza di Mercantia appartiene a Certaldo e sarebbe impossibile riprodurla altrove, perché cucito su misura”.
Quale è stata la sfida più difficile all’interno di questo lunghissimo percorso. Le sfide più complesse sono quelle da cui nascono le più grandi soddisfazioni.
“Il periodo più duro dell’esperienza di Mercantia risale ai tempi dei punkabbestia. Quando la manifestazione era così conosciuta da richiamare flotte di punkabbestia da tutta Italia che dormivano per strada o giravano in déshabillé. All’epoca abbiamo rischiato davvero di dover chiudere la festa. Poi la loro presenza è man mano diminuita e la situazione è tornata sotto controllo. Gli altri momenti di difficoltà erano legati al mio stato di salute. Io ho fatto l’operaio in fabbrica per otto anni, non ho potuto studiare, ho solo la licenza media. Nel tempo sono diventato oggetto di studio, ho tenuto lezioni all’Università”. Questo è solo un esempio di quella che è stata la mia battaglia. Solo attraverso la fiducia e la voglia di arrivare si riesce a realizzare il proprio sogno. A 72 anni questo è il messaggio che voglio lasciare. La mia tristezza si è trasformata nella voglia di fare una festa: il male che si trasforma nel bene. ”.
