L'importanza del Sì. Intervista al consigliere comunale Mattia Ciappi
Intervista al consigliere comunale Mattia Ciappi
Ciappi, perché è importante andare a votare l’8 e 9 giugno?
Perché è un dovere civico, ma soprattutto un’opportunità concreta di cambiare le cose. Il referendum è uno strumento potente che la nostra Costituzione mette nelle mani dei cittadini per far sentire la propria voce. Nella storia repubblicana ha segnato svolte epocali, basti pensare al divorzio, all’aborto. Oggi ci chiede di schierarci dalla parte dei diritti: dei lavoratori, delle lavoratrici, dei giovani, di chi vive in Italia e contribuisce ogni giorno al nostro Paese ma non è ancora cittadino. È un appuntamento da non mancare.
Alcuni dicono che questo referendum sia solo una rivincita politica o un regolamento di conti col passato. Cosa risponde?
Chi lo riduce a questo, sta sbagliando profondamente. Questo referendum non guarda al passato, guarda al futuro. È uno strumento per estendere diritti, per dare più giustizia e più dignità nel mondo del lavoro e nella società. Non è un referendum su un partito o una persona, è un referendum per tutti e tutte: per chi lavora senza tutele, per chi rischia ogni giorno un licenziamento ingiusto, per chi è italiano di fatto ma non ancora di diritto. L’unico vero modo per fare i conti col passato è costruire un futuro migliore.
Uno dei quesiti riguarda anche la cittadinanza. Perché è importante dire SÌ anche su questo fronte?
Perché il diritto di cittadinanza non deve essere una barriera ma un ponte. Chi vive, lavora, studia, paga le tasse, parla italiano da anni… è parte integrante della nostra comunità. È una questione di giustizia, ma anche di coerenza: o crediamo nell’integrazione e nella partecipazione democratica, oppure alimentiamo divisioni e marginalità. Dire SÌ alla cittadinanza vuol dire scommettere su un’Italia più giusta, più accogliente e più forte.
Ciappi, la destra invita all’astensione. Come giudica questa posizione?
È un atto di grave irresponsabilità. Chi invita a non votare, in realtà vuole impedire ai cittadini di esprimersi. Vuole che nulla cambi. Ma l’Italia è cambiata e ha bisogno di una politica che ascolti e agisca. L’astensione è una trappola: dobbiamo rispondere con la partecipazione. Io auspico una grande affluenza alle urne, perché solo così possiamo rendere viva e concreta la democrazia.
Questo referendum può essere anche un banco di prova per il centrosinistra?
Assolutamente sì. Dobbiamo essere uniti, credibili, lungimiranti. Serve una coalizione che non si limita a resistere, ma che costruisce. Con idee forti, con candidature solide, con un progetto di Paese che restituisca speranza. Perché la gente torna a credere nella politica solo se vede che un cambiamento è possibile. Il referendum può e deve essere un primo passo, ma il cammino richiede coesione, visione e coraggio. Solo così, ora e nel 2027, possiamo davvero rappresentare un’alternativa alla destra e rimettere al centro i bisogni delle persone
