29 Luglio 2026

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GDF E Polizia: sequestrati in provincia di Siena beni per 600.00 euro ad un imprenditore calabrese prestanome della ‘NDRANGHETA

GDF E Polizia: sequestrati in provincia di Siena beni per 600.00 euro ad un imprenditore calabrese prestanome della ‘NDRANGHETA

I Finanzieri del Comando Provinciale di Firenze, in collaborazione con il Comando  Provinciale di Reggio-Calabria e la Polizia di Stato di Siena, sotto il coordinamento della  Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Capo f.f. Dott. Giuseppe Lombardo, hanno condotto accertamenti economico patrimoniali ai sensi del Codice Antimafia nei confronti di un imprenditore contiguo alla  ‘ndrangheta residente con il suo nucleo familiare in provincia di Siena. 

La figura criminale del “proposto”, destinatario, attraverso una sua società attiva nel settore  edile, di un primo provvedimento interdittivo antimafia emesso nel 2003 dalla Prefettura di  Reggio-Calabria, è emersa nel 2011 nell’ambito dei procedimenti denominati “Archi-Astrea”  e “Ghota” della Direzione Distrettuale Antimafia reggina, che lo ha ritenuto, anche sulla base  di riscontrate dichiarazioni di collaboratori di giustizia, portatore di “pericolosità sociale”. 

Lo stesso, quale fidato “prestanome” e uomo curante gli interessi patrimoniali della cosca  “Tegano-De Stefano”, originaria di Reggio Calabria e con proiezioni sul territorio nazionale,  si è reso disponibile, attraverso fittizie intestazioni societarie, ad occultare l’effettivo gestore,  un componente di spicco della medesima ‘ndrina; nello specifico, risulta aver falsamente  stipulato un contratto d’affitto d’azienda e aver attribuito fittiziamente a terzi soggetti, con il  proprio contributo causale e consapevole, la titolarità formale di quote di società operanti  nei settori edile, costruzioni e servizi (appositamente costituite), essendo in realtà l’attività  imprenditoriale di proprietà, di fatto, della cosca di riferimento. 

In relazione alle risultanze delle attività di cui sopra, la Direzione Distrettuale Antimafia di  Reggio Calabria, nel quadro delle attività finalizzate al contrasto degli interessi economico imprenditoriali della criminalità organizzata, ha delegato i GG.I.C.O. dei Nuclei di Polizia  Economico Finanziaria di Firenze e Reggio Calabria e la Squadra Mobile di Siena, a  svolgere apposita indagine anche di carattere economico - patrimoniale, finalizzata  all’applicazione, nei confronti del citato soggetto, di misure di prevenzione patrimoniali.  

Una volta documentata la pericolosità sociale, l’attività in rassegna ha consentito di  ricostruire, attraverso una complessa e articolata attività di riscontro, anche documentale, il  patrimonio direttamente e indirettamente nella disponibilità del predetto, il cui valore è risultato sproporzionato (nell’arco di quasi 30 anni per circa 800.000 euro) rispetto alla  capacità reddituale manifestata.

Sul punto il Tribunale di Reggio Calabria - Sezione Misure di Prevenzione ha in sintesi  osservato come la ragione della sproporzione tra il patrimonio posseduto e i redditi  lecitamente dichiarati sia da individuarsi in guadagni che potrebbero derivare dalla sua piena  messa a disposizione della cosca. Conseguentemente, il divario ricostruito durante il  periodo di manifestazione di pericolosità sociale appare non giustificato da capitali di origine  lecita e, pertanto, suscettibile di misura ablativa.  

Su queste basi, il Tribunale di Reggio-Calabria - Sezione Misure di Prevenzione ha disposto  il sequestro, tra Siena, Sovicille (SI) e Monteroni d’Arbia (SI), del patrimonio intestato ai  familiari del “proposto”, ossia una villa con relative pertinenze, due appezzamenti di terreno,  un locale adibito ad autorimessa, un B&B/affittacamere, oltre a conti correnti e disponibilità  finanziarie, per un valore complessivamente stimato in oltre 600.000 euro. Tali beni saranno  gestiti da un Amministratore Giudiziario. 

Le risultanze delle attività eseguite e degli elementi probatori acquisiti saranno vagliate dal  Giudice della Prevenzione e, dunque, la richiesta di sequestro è stata ritenuta meritevole di  accoglimento, fatta salva ogni diversa valutazione da condurre in esito all’instaurazione del  contradditorio tra le parti: il principio di non colpevolezza che vige nel nostro ordinamento  impone, infatti, di ritenere accertata la responsabilità solo in esito all’intervento di un  provvedimento definitivo. 

L’attività di servizio in parola testimonia la continua attenzione all’individuazione e alla  conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente  accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, allo scopo di espungere dal  sistema l’utile economico proveniente da attività criminose, a tutela del mercato e della sana  imprenditoria.